Proprio un mese fa abbiamo pubblicato il post “Grida di dolore, di sgomento e di allarme: la vita urlata dei magistrati associati” (a questo link per la consultazione).
Riflettevamo sulla propensione dell’ANM e dei suoi rappresentanti a esternare in modo rumoroso e con grande sfoggio di sentimenti le loro vibrazioni negative.
Che siano riforme costituzionali, leggi ordinarie, soltanto proteste o annunci, molte sono le cose che stimolano la reattività della magistratura associata.
Lo stesso accade quando qualcuno che sta a cuore all’ANM – e all’ANM stanno quasi solo a cuore i suoi associati – viene preso di mira o criticato.
Nessuna sorpresa sia chiaro: si parla di un sindacato e i sindacati questo fanno, difendono i loro e gli altri provvedano da soli.
Tuttavia, è pur sempre un sindacato sui generis che ama presentarsi come soggetto nato per la difesa di valori costituzionali e come tale pretende di sedere ai tavoli istituzionali e di dire la sua su ogni questione che direttamente o indirettamente incroci lo statuto della magistrati e le guarentigie di cui gode.
Tutto questo è vero ma sembra di poter dire che lo è solo a intermittenza e solo in alcune direzioni.
Parliamo del caso nato attorno alla grazia concessa a Nicole Minetti e delle critiche feroci, a quanto pare infondate, che ne sono seguite all’indirizzo delle tre personalità istituzionali che hanno avuto un ruolo nel procedimento che l’ha preceduto.
Parliamo quindi della Procuratrice generale presso la Corte d’appello di Milano, Dr.ssa Francesca Nanni, del Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio, e del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Nell’ordine: il capo dell’ufficio giudiziario che cura l’istruttoria ed emette un suo parere, il capo del dicastero che riceve la domanda, trasmette i risultati dell’istruttoria ed esprime il suo avviso, l’organo costituzionale cui spetta in via esclusiva il potere di decidere la grazia.
Ognuno di costoro è stato bersaglio di critiche di ogni ordine e grado, a partire dalle più gentili (dabbenaggine, sprovvedutezza, incompetenza) per finire con quelle più pesanti (connivenza, partigianeria, strumentalità).
Ognuno di costoro ha un ruolo a difesa di valori costituzionali.
Eppure, l’ANM rimane silente. Neanche una parola, una dichiarazione di solidarietà, una condanna di campagne mediatiche scandalistiche, una richiesta di pratiche a tutela, men che meno sfilate e cortei con la Costituzione in mano, le coccarde tricolori appuntate al bavero e le frasi di Calamandrei sulla bocca.
Niente di niente.
La Costituzione non è di tutti, a quanto pare.
E le grida di dolore e la manifestazioni di stupore, costernazione e rammarico vanno centellinate e distribuite con parsimonia, pure così pare.
