Stato di necessità all’automobilista che circondato da una folla dopo aver azionato clacson ed indicatori riprende la marcia ed investe due persone.
La Corte di appello di Roma sezione 2 con la sentenza del 14 aprile 2026, quale giudice di rinvio, dopo l’annullamento della cassazione, (entrambe le sentenze sono allegate al post) ha riconosciuto lo stato di necessità all’automobilista che dopo essere stato circondato da una folla urlante ed aggressiva ed aver azionato indicatori luminosi e suonato il clacson più volte riprende la marcia ed investe due persone procurandogli serie lesioni.
La Cassazione ha dunque rimesso al giudizio di rinvio la valutazione del tema della praticabilità della condotta alternativa corretta, richiamando peraltro i principi giurisprudenziali in materia; segnatamente evidenziando che lo stato di necessità non è configurabile nel caso in cui il soggetto che lo invochi possa sottrarsi alla minaccia ricorrendo alla protezione dell’Autorità, ove tale soluzione alternativa si prospetti come realmente praticabile ed efficace a neutralizzare la situazione di pericolo attuale in cui l’agente o il terzo destinatario della minaccia versa (Sez I 47712 del 29.9.2022 Termi e Rv 283785-01).
Ha inoltre richiamato la decisione della Sez II 19714 del 14.4.2015, Moccardi, Rv 263533-01, laddove afferma che” lo stato di necessità è incompatibile con situazioni di pericolo volontariamente cagionate dallo stesso soggetto attivo e richiede l’esistenza di una situazione di pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile”.
A fronte degli indicati principi di diritto, ritiene questo Collegio che nella specie concreta – si debba accogliere la congiunta richiesta assolutoria formalizzata dalle parti nel corso della discussione odierna, atteso che le risultanze in fatto non consentono di ritenere che potesse concretamente sottrarsi alla minaccia ricorrendo alla protezione dell’Autorità, onde neutralizzare la situazione di pericolo attuale in cui del tutto involontariamente- versava.
Nel senso qui ritenuto depongono univocamente tutti gli elementi di giudizio accertati in primo grado.
