Applicativo spazi/detenuti: l’interrogazione del deputato Giachetti, la risposta del Sottosegretario alla Giustizia Balboni e la perdurante incertezza sui metodi di calcolo dello spazio minimo vitale per i detenuti (Vincenzo Giglio)

Il 14 maggio 2026, in occasione della seduta n. 660 della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, l’Onorevole Roberto Giachetti (Italia Viva, Centro- Renew Europe) ha depositato l’interrogazione a risposta in commissione n. 5/05393 (allegata alla fine del post).

L’atto di controllo è specificamente focalizzato sull’Applicativo spazi/detenuti (A.s.d.) introdotto il 23 marzo 2014 con nota del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (DAP) quale strumento informatico di monitoraggio in tempo reale dei numero dei detenuti presenti in ciascun istituto, della loro specifica collocazione e dello spazio disponibile per ogni ristretto.

L’interrogante premette di avere verificato, nel corso di una visita nell’istituto di Regina Coeli condotta unitamente a Rita Bernardini di Antigone, che “nella VII sezione, una cella di 9 metri quadrati ospita stabilmente per 23 ore al giorno tre detenuti. Il criterio adottato dall’applicativo A.s.d. prevede dunque di allocare tre persone in una cella di 9 metri quadrati senza sottrarre l’area occupata dal letto a castello”.

Afferma che questo criterio “contrasta con la giurisprudenza della Cassazione che nella sentenza a sezioni unite 6551/2021 ha stabilito che dai 3 metri quadrati vanno tolti sanitari e ingombri tendenzialmente fissi al suolo come i letti a castello; anche la recente sentenza 728/2025 della Sezione penale ha ribadito che lo spazio vitale minimo garantito non può includere l’area occupata dai letti, anche se amovibili e singoli”.

Aggiunge che recenti dati di fonte DAP attestano che “oltre 15.000 detenuti hanno tra i 3 e i 4 metri quadrati al lordo degli arredi fissi che sottraggono spazio vitale di movimento”.

Chiede di sapere, a fronte dell’inesistenza di dati completi ed aggiornati,

se corrisponda al vero che l’applicativo A.s.d. non considera lo spazio occupato dal letto e dagli altri arredi fissi e se intenda assumere iniziative per riformare il sistema introducendo il necessario correttivo;

quante siano state negli anni 2023 e 2024 le istanze presentate ex articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario e quante ne siano state accolte; se intenda dettagliare i dati per tribunale di sorveglianza e per istituto detentivo interessato;

se si intendano assumere iniziative di carattere normativo per eliminare la disparità di trattamento tra detenuti che, pur subendo condizioni contrarie all’articolo 3 Cedu, non possono accedere ai rimedi risarcitori perché allocati in aree a bassissimo tasso di accoglimento di tali istanze;

quante siano state anno per anno le istanze presentate e quante accolte ex articolo 35-ter nei tribunali civili dal 2018 al 2024”.

La risposta scritta del dicastero della Giustizia porta la firma del Sottosegretario di Stato e Senatore Alberto Balboni (Fratelli d’Italia) ed è stata pubblicata il 27 maggio 2026 nell’allegato al bollettino in Commissione II (Giustizia.

Eccone di seguito il contenuto integrale, evidenziato in corsivo.

Grazie Presidente.

L’interrogazione in esame richiama un tema di primaria rilevanza nell’agenda del Governo: la sostenibilità del sistema penitenziario e la piena tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute, nel rispetto dei principi costituzionali e degli obblighi derivanti dal quadro sovranazionale.

Le carceri hanno bisogno di spazi per assicurare ai detenuti un trattamento umano e rieducativo.
Il Governo è intervenuto in un contesto segnato da criticità strutturali stratificatesi negli anni, come evidenziato anche dalla Corte dei conti nella relazione del 18 aprile 2025, che ha rilevato come la mancata attuazione del vecchio Piano previsto nel 2014 abbia determinato la cronicizzazione dei problemi del sistema carcerario perché non adeguatamente affrontati nel corso dell’ultimo ventennio.

Per troppo tempo, infatti, il tema del sovraffollamento è stato affrontato con interventi frammentari, disomogenei e spesso privi di una visione complessiva, rinviando scelte coraggiose che erano invece urgenti e improcrastinabili.

Ed è esattamente su questo punto che il Governo Meloni ha segnato una discontinuità netta, adottando un approccio organico, responsabile, attraverso interventi strutturali, fondati sul riequilibrio territoriale delle presenze detenute e sul pieno utilizzo degli strumenti amministrativi disponibili, nel rispetto del principio della territorialità della pena.

In tale quadro, si colloca l’imponente piano di edilizia penitenziaria, che sta avanzando velocemente, con tempi certi e senza soluzione di continuità, con il duplice obiettivo di cercare di contenere il sovraffollamento e migliorare le condizioni di vivibilità dei ristretti e degli operatori penitenziari.

Parallelamente, le scelte di politica giudiziaria sono state improntate a provvedimenti che guardano alla specificità della popolazione detenuta, dalla carcerazione preventiva all’ampliamento dell’accesso a misure alternative presso comunità terapeutiche, da parte di detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti o privi di idoneo domicilio, senza passare per il carcere.
Questi nuovi percorsi di comunità consentono di assicurare trattamenti differenziati ed efficaci, orientati al reinserimento sociale, valorizzando l’istruzione ed il lavoro in carcere che costituiscono componenti irrinunciabili del trattamento dei detenuti.

Come ha ricordato il Ministro della giustizia nella conferenza stampa di giovedì scorso – di presentazione dell’elenco nazionale delle strutture esterne per i detenuti privi di domicilio – queste misure sono volte a coniugare la certezza della pena con le finalità rieducative sancite dalla Costituzione, contribuendo al contempo alla riduzione della recidiva.

Le stime più recenti indicano che tra 2.500 e 3.000 soggetti potrebbero beneficiare di tali misure alternative.

Con specifico riferimento all’istituto di Regina Coeli di Roma, le criticità attuali sono riconducibili anche ad eventi strutturali straordinari, tra cui il crollo parziale del tetto che ha imposto la chiusura di ben tre sezioni e richiesto interventi di messa in sicurezza.

L’Amministrazione non è rimasta ferma: ha adottato interventi tempestivi di gestione dell’emergenza, tra cui il trasferimento di 307 detenuti, la sospensione temporanea del servizio di accoglienza arrestati e misure periodiche di redistribuzione della popolazione detenuta.
In questa cornice, nel corso dell’anno sono stati adottati 30 provvedimenti deflattivi, che hanno interessato complessivamente 498 detenuti, di cui 111 provenienti dal distretto di Roma, a testimonianza di un impegno concreto e continuativo nel contenimento delle criticità più rilevanti.
Ed è proprio in questa direzione che si colloca il rafforzamento degli strumenti di governance del sistema, a partire dall’applicativo «Spazio/Detenuti», uno strumento strategico che consente un monitoraggio costante e in tempo reale della popolazione detenuta, supportando processi decisionali tempestivi e più efficaci.

È necessario chiarire, al riguardo, che l’indice di affollamento viene calcolato sulla base dei posti regolamentari effettivamente disponibili, secondo parametri normativi rigorosi, al netto dei posti temporaneamente indisponibili.

Sul fronte dei rimedi risarcitori ex articolo 35-ter o.p., i dati, estratti dalla competente articolazione interna, mostrano, da un lato, un aumento delle istanze presentate negli ultimi anni, e, dall’altro, una sostanziale stabilità delle percentuali di accoglimento, segno di un andamento complessivamente equilibrato dell’attività giurisdizionale.

In particolare:

per il 2023, si registrano 9.574 istanze, con 4.731 accoglimenti e 1.143 rigetti;

per il 2024, si registrano 11.440 istanze, con 5.837 accoglimenti e 1.829 rigetti;

per il 2025, si registrano 11.900 istanze, con 6.539 accoglimenti e 1.704 rigetti.

Anche qui, è necessario fare chiarezza: i dati trasmessi dall’Amministrazione alla Magistratura di sorveglianza sono completi e dettagliati, includendo anche elementi relativi agli spazi effettivamente fruibili dai detenuti.

Analoga tendenza, poi, si riscontra con riferimento ai reclami avverso le decisioni della magistratura di sorveglianza, caratterizzati da una variabilità fisiologica tra i diversi uffici, connessa alla specificità delle strutture e delle situazioni trattate.

Nello specifico:

per l’anno 2023, si registrano 949 sopravvenienze, 960 procedure esaurite, 159 accoglimenti e 583 rigetti, oltre a 218 decisioni di inammissibilità o improcedibilità;

per l’anno 2024, si registrano 937 sopravvenienze, 1.008 procedure esaurite, 135 accoglimenti, 643 rigetti e 230 decisioni di inammissibilità o improcedibilità;

per l’anno 2025, si registrano 810 sopravvenienze, 914 procedure esaurite, 179 accoglimenti, 525 rigetti e 210 decisioni di inammissibilità o improcedibilità.

In conclusione, il quadro che emerge è complesso e non privo di criticità ma è un quadro che il Governo sta affrontando con responsabilità, con metodo e con una visione di sistema.
L’obiettivo prioritario è quello di assicurare condizioni detentive pienamente conformi agli standard di legalità, umanità e sicurezza, nella consapevolezza che la qualità del sistema penitenziario costituisce un indicatore essenziale del livello di civiltà giuridica e democratica del Paese
”.

Brevi note di commento

Il Governo, e per esso l’Amministrazione della Giustizia, ha dunque risposto all’interrogazione del Deputato Giachetti.

Ogni lettore ha la possibilità di formare la sua opinione attraverso il confronto tra l’interrogazione e la risposta.

Chi scrive, dal canto suo, si limita ad osservare che il Sottosegretario Balboni, allorchè ha trattato la questione specifica posta dall’interrogante, ha attestato che l’indice di affollamento è calcolato al netto dei posti temporaneamente indisponibili e tenendo conto di parametri normativi rigorosi ma nulla ha aggiunto che servisse a comprendere se gli spazi occupati da arredi fissi e qualsiasi altro ingombro fossero o meno considerati ai fini della determinazione dello spazio vitale minimo garantito.

Sembra una lacuna informativa cui non pone rimedio questo ulteriore passaggio della risposta: “è necessario fare chiarezza: i dati trasmessi dall’Amministrazione alla Magistratura di sorveglianza sono completi e dettagliati, includendo anche elementi relativi agli spazi effettivamente fruibili dai detenuti.

Analoga tendenza, poi, si riscontra con riferimento ai reclami avverso le decisioni della magistratura di sorveglianza, caratterizzati da una variabilità fisiologica tra i diversi uffici, connessa alla specificità delle strutture e delle situazioni trattate”.

Non si dubita della correttezza di questa affermazione ma, al tempo stesso, si osserva che, se i dati “completi e dettagliati” trasmessi alla magistratura dall’amministrazione penitenziaria sono quelli ottenuti tramite A.s.d., così come gli “elementi relativi agli spazi effettivamente fruibili dai detenuti”, il problema segnalato dall’Onorevole Giachetti è tutt’altro che risolto posto che, in ultima analisi, tutto dipende dalle impostazioni da cui dipendono i calcoli dell’applicativo e, se le prime sono sbagliate, saranno sbagliati anche i secondi.

Peccato, un’occasione persa.

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