Il cadavere e la catalessi: Garlasco e l’eterna gnosi del giudice che sa già (Davide Vigna)

C’è un passo, nel ventiseiesimo capitolo del Leviathan — l’edizione latina del 1668, quella che gli inquisitori del nostro tempo non leggono perché latina e perché sgradevole —, in cui Hobbes liquida con quattro parole secoli di metafisica giuridica: «Auctoritas, non Veritas, facit legem». La legge — e con essa la sentenza, che della legge è figlia ribelle — non vale perché vera, ma perché munita di autorità.

Frase che dovrebbe stare incisa sopra l’ingresso di ogni Palazzo di Giustizia, monito quotidiano contro la tentazione gnostica del togato che si crede oracolo.

Garlasco — la villetta di via Pascoli, il 13 agosto 2007, Chiara Poggi giovane di ventisei anni rinvenuta cadavere — quella frase la sta riscrivendo a colpi di perizia. E lo sta facendo nel modo più crudele: non smentendo il giudicato, ma mostrandone la nudità.

Lascia un commento