Un quarto di secolo fa Leonardo Sciascia pubblicò per Adelphi il romanzo Il cavaliere e la morte.
Apparteneva dichiaratamente al genere “sotie” (parola che, peraltro, costituisce il sottotitolo del libro), nato in Francia e diffuso tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, di tipo satirico-allegorico ma con finalità di critica politica o religiosa.
Le opere del genere avevano un uso teatrale ed erano interpretate dai sots (letteralmente sciocchi), attori che interpretavano il ruolo di buffoni e godevano quindi dell’impunità solitamente riconosciuta a costoro: come dire che solo i folli potevano criticare il potere perché criticare il potere era folle.
