Il Procuratore nazionale antimafia chiede che le intercettazioni siano esportabili più facilmente in procedimenti diversi da quello in cui sono state autorizzate: le ragioni per cui dovrebbe essere ignorato (Leonardo Filippi)

La doglianza del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo

Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ha scritto (la sua nota è allegata in calce al post) ai Ministri della Giustizia e dell’Interno e al Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, lamentando che il vigente art. 270 c.p.p. non consenta di utilizzare gli esiti delle intercettazioni per delitti diversi da quelli cui si riferisce l’autorizzazione del giudice, “salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è  obbligatorio l’arresto in flagranza”.

Questa regola segnerebbe un “arretramento della linea di efficacia delle investigazioni” e    vanificherebbe la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo perché molti gravi delitti sono esclusi dall’utilizzabilità “indiretta” dei risultati delle intercettazioni disposte per un altro reato.

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