Processo penale telematico: Milano alza di nuovo bandiera bianca (Abate Faria)

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In un Paese normale sarebbe una questione seria, mentre in Italia la “digitalizzazione” (o meglio “prestigiridirizzazione” come direbbe il mago Raoul Cremona) del processo penale continua ad essere una macchietta dove gli attori principali (avvocati) hanno scelto di rivestire un ruolo marginale.

Registriamo il nuovo decreto del Presidente del Tribunale di Milano (allegato al post) di “proroga” fino al 30 settembre 2026 dell’obbligo di utilizzare l’applicativo App.

Sono trascorsi 18 mesi dall’entrata in vigore del processo telematico ed ancora il sistema presenta ancora criticità incompatibili con un utilizzo esclusivo e obbligatorio. Non più problemi fisiologici tipici della fase di avvio di una riforma, ma malfunzionamenti che incidono direttamente sull’operatività quotidiana di magistrati, cancellerie e avvocati.

Tra le criticità segnalate ci sono gli atti che spariscono“: depositi telematici che non vengono acquisiti correttamente e che non transitano tra le diverse piattaforme informatiche.

La lettura del decreto del presidente del tribunale di Milano è disarmante e nello stesso tempo certifica il fallimento della “prestigiridirizzazione” della giustizia penale italiana.

In tutto questo l’avvocatura ha scelto di avere un ruolo da caratterista e non da attore principale.

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