Il CNF con la sentenza numero 65/2026 (allegata al post) ha stabilito che costituisce grave illecito (anche) disciplinare il comportamento dell’avvocato che procuri sostanze stupefacenti al proprio assistito ristretto in carcere, e ciò a prescindere dalla asserita inconsapevolezza che le sostanze stesse fossero celate negli oggetti clandestinamente consegnati, trattandosi di condotta che, anche in assenza di dolo, si pone in contrasto con i principi di probità, dignità e decoro di cui all’art. 9 cdf
Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per anni uno.
