Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 3279/2016, 13 febbraio 2025/13 febbraio 2026, ha affermato che alle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla CONSOB ai sensi dell’art. 191, comma 2, T.U.F., non può riconoscersi natura sostanzialmente penale, avuto riguardo ai criteri alternativi della qualificazione giuridica (di illecito amministrativo), della natura (caratterizzata dall’assenza di un divieto di generale applicabilità, essendo la norma indirizzata ai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle banche) e del grado di severità – priva della connotazione dell’afflittività economica, da valutarsi rispetto ad un contesto normativo che, nell’ordinamento sezionale del credito e della finanza, prevede sanzioni amministrative pecuniarie di importo fino a milioni di euro ed in cui viene in rilievo la tutela dei consumatori degli investitori, nonché del mercato finanziario e del risparmio.
Il principio è stato affermato a fronte di una fattispecie attinente ad una sanzione amministrativa irrogata ad un componente del consiglio di amministrazione di un istituto di credito per la quale, secondo la normativa applicabile ratione temporis, era prevista una forbice edittale compresa tra cinquemila euro e cinquecentomila euro.
