Gli avvocati fantasma (di Francesco Buonomini)

Piove.

Primo step: pass.

Piove.

Secondo step: chiamata ufficio colloqui, cognome nome foro di apparenza; terzo step: attesa; quarto step: chiamata.

Piove.

Quinto step: portineria chiavi per armadietto lascia cellulare.

Piove.

Sesto step: campanello, clac clac, apre, corridoio, apre, saluti, clac, chiude.

Lui è lì e dice: Avvoca’ è venuto, grazie! allora non fa parte degli avvocati fantasma?

È un nuovo assistito che da “radio carcere” col passaparola aveva avuto il mio nome.

Un po’ perplesso gli chiedo cosa volesse dire e mi spiega che ci sono avvocati che si vedono e non si vedono, appaiono e scompaiono, un po’ come i fantasmi.

A detta del mio esperto (nonostante la giovane età) interlocutore, sono avvocati che si vedono quando c’è l’emergenza (un arresto, una convalida, una direttissima…) e poi non si vedono più…

Appaiono quando c’è da incassare l’onorario o la firma per il gratuito patrocinio e poi scompaiono…

Non vanno in carcere, non presentano istanze, si dimenticano persino gli appelli… 

Lo tranquillizzo che sono un avvocato in carne ed ossa e che gli avvocati fantasma sono pochi, la minoranza.

Ma lui è fermo sul punto: “Si si avvoca’, ma se te ne capita uno ti ruba la fiducia e fa danni che te costano anni”.

Piove.