Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (GNPL) ha pubblicato il report “Un’analisi dei decessi in carcere – Anno 2026 (aggiornamento al 31 agosto)”, (allegato alla fine del post) a cura dell’Avv. Irma Conti, componente del Garante, e di Giovanni Suriano, responsabile dell’ambito penale.
Ne riassumiamo qui i dati essenziali per poi trarne alcune considerazioni e domande.
CLASSIFICAZIONE DEI DECESSI
Sono ordinati in cinque categorie: suicidi; decessi per cause naturali; decessi per cause da accertare; decessi accidentali; omicidi.
L’espressione “cause da accertare” comprende i casi per i quali non è certa la causa che li ha determinati in ragione della necessità di accertamenti medico-legali non ancora disposti o completati o della pendenza di indagini giudiziarie.
I NUMERI
Si premette che le rilevazioni statistiche riguardano il periodo gennaio/agosto del 2026. Di conseguenza, le comparazioni con gli analoghi dati del quinquennio precedente si riferiscono al medesimo periodo. Quando dunque si parla del 2026 o di qualsiasi anno precedente, i dati attengono sempre ai primi otto mesi dell’anno.
Serve inoltre sottolineare che tra il 2021 e il 2026 c’è stato un rilevante aumento della presenza media dei detenuti: erano 53.515 nel 2021, sono 64.489 nel 2026.
I numeri dei decessi hanno ovviamente valore di per se stessi ma la loro incidenza statistica (per la cui rappresentazione si rimanda integralmente al report) cambia al cambiare della popolazione detenuta.
Ciò premesso, nel 2026 ci sono stati 184 decessi (erano stati 167 nel 2025).
Questo dato è la risultante di 49 suicidi (53 nel 2025), 88 decessi per cause naturali (76 nel 2025), 37 decessi per cause da accertare (36 nel 2025), 8 decessi per cause accidentali (2 nel 2025), 2 omicidi (0 nel 2025).
È opportuno ricordare che, una volta sciolto il dubbio sui decessi per cause da accertare, questa tipologia di morti dovrebbe tendenzialmente azzerarsi con il correlativo aumento delle altre.
Questa previsione si scontra tuttavia con i dati: risultano tuttora 6 decessi per cause da accertare per l’anno 2021, 18 per il 2022, 18 per il 2023, 6 per il 2024 e 36 per il 2025.
L’assenza di note esplicative non consente di comprendere le ragioni di questa perdurante incertezza: se sia il frutto di un mancato aggiornamento dei dati degli anni precedenti o se sia invece dovuta a procedimenti penali lunghi e laboriosi; pare di potere escludere invece che possa dipendere da accertamenti medico-legali ancora in itinere che, per quanto complessi siano, richiedono tempi assai più brevi di quelli amministrativi e giudiziari.
I suicidi
Nel 2026 si sono suicidati più uomini che donne (46>3), più italiani che stranieri (27>22), più infra-quarantenni che ultra-quarantenni (32>17), più condannati definitivi che non definitivi (27>22) ma ricordando che 16 dei non definitivi erano in attesa di primo giudizio.
Ben 41 dei 49 suicidi avevano compiuto in precedenza atti di auto-danno intenzionale.
21 di costoro avevano già compiuto tentativi di suicidio.
5 di costoro erano sottoposti a grande sorveglianza al momento del suicidio, 8 erano stati sottoposti a forme di sorveglianza in passato.
I suicidi sono avvenuti in 35 istituti penitenziari la cui media di sovraffollamento è pari al 153,28%
10 suicidi sono stati compiuti da detenuti definitivi con una pena da scontare inferiore i tre anni e, in alcuni casi, pari a qualche mese soltanto.
43 suicidi sono avvenuti in sezioni a custodia chiusa, 6 in sezioni a custodia aperta.
La morte è stata causata in più di nove casi su dieci da impiccagione.
I tentativi di suicidio
Nel 2026 sono stati 1.430.
I gesti di autolesionismo
Nel 2026 sono stati 7.423.
Gli scioperi della fame o della sete
Nel 2026 sono stati 3.872.
I decessi per cause naturali
L’età media dei deceduti per queste cause è di 55 anni ma ben 14 di essi avevano un’età compresa tra 20 e 39 anni.
NOTE DI COMMENTO
Si continua a morire tanto in carcere e di carcere.
La serie storica dei report di questo genere lo attesta in modo indiscutibile.
Queste morti avvengono in carceri sovraffollate, malsane, organizzate in larga prevalenza a custodia chiusa.
Sono spesso precedute da segnali precisi di grave malessere psicofisico ai quali si reagisce con strumenti (i vari livelli di sorveglianza) di contenimento più che di cura.
L’abnegazione encomiabile del personale penitenziario ha permesso di evitare che il bilancio dei suicidi fosse enormemente più pesante ma il prezzo da pagare per gli operatori è assai alto in termini di impegno fisico e di coinvolgimento emotivo.
Nel frattempo, la drammatica emergenza testimoniata dai dati e dalle statistiche non fa breccia su un legislatore distratto o, peggio, indifferente, e continua ad esigere morti e disperazione.
Le stesse statistiche dimostrano un deficit di attenzione.
Tante morti e tante persone che hanno subito un lutto per quelle morti attendono di sapere cosa le abbia provocate.
Ci si chiede come sia possibile morire a vent’anni o trent’anni per cause naturali.
Ci si chiede anche come ben otto detenuti siano morti nel 2026 per cause accidentali, senza che ci sia uno straccio di spiegazione per tali eventi.
Si sa già che è inutile sperare in una nuova sensibilità vero chi sta dentro, nascosto agli occhi del resto della comunità.
Si spera almeno di avere una risposta a queste ultime domande.
