Elogio del ritardo: il diritto non tiene il passo dell’intelligenza artificiale; è un problema o può essere un’opportunità? (Collettivo Broadband)

Nel 2021 l’Unione europea inizia a scrivere le regole sull’intelligenza artificiale.

Il progetto è ordinato: si classificano i sistemi in base al rischio e si stabiliscono obblighi proporzionati.

Poco dopo arriva ChatGPT: un sistema capace di scrivere, tradurre e ragionare su qualunque argomento non rientra bene in nessuna delle caselle previste, e il testo, ancora in discussione, va riscritto in corsa; nasce così la disciplina dei modelli “per finalità generali”, inserita in un impianto pensato per altro.

Non è un caso isolato. Quando il diritto si occupa di una tecnologia, quella è quasi sempre già cambiata. Di solito lo consideriamo un difetto, la prova di una lentezza che non ci possiamo permettere. Ma un treno in ritardo non è sempre un treno guasto: a volte ha aspettato qualcosa che valeva la pena attendere.

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