Esiste il diritto dei detenuti alla cella singola? No, purtroppo no, ma esiste quello a non essere trattati come bestie (Vincenzo Giglio)

Il 13 agosto 2026 nel sito web istituzionale del Ministero della Giustizia è stato pubblicato l’articolo Esiste un “diritto” alla cella singola? Il parere dell’esperto (consultabile a questo link), a firma di Francesco Picozzi.

Lo spunto per lo scritto è la notizia, diffusa due giorni prima, della protesta di alcuni detenuti ristretti nella casa circondariale Due Palazzi di Padova, a causa della decisione della direzione di collocare una seconda branda in celle singole per sistemare 20 detenuti provenienti da altri istituti.

Sono stati due i motivi della protesta: la riduzione dello spazio detentivo individuale al di sotto di tre metri quadri, la perdita di un ambiente adeguato al lavoro e allo studio in conseguenza della forzata convivenza.

Un detenuto, in particolare, che sta espiando la pena di 30 anni di reclusione per omicidio, si è ribellato in modo veemente, sostenendo di avere accettato il collocamento in un istituto distante più di mille chilometri dal luogo di residenza dei suoi familiari pur di potere fruire di una cella singola.

Ha minacciato di compiere atti di autolesionismo e chiesto di essere ricollocato in un istituto vicino alla famiglia.

Tale comportamento oppositivo gli è costato la sanzione disciplinare di 10 giorni di esclusione dalle attività ricreative e sportive. Ha presentato reclamo ma ciò non ne ha impedito l’esecuzione, non essendo normativamente previsto che l’impugnazione sospenda il provvedimento.

Questo automatismo ha indotto l’Ufficio di sorveglianza di Padova a sollevare un incidente di costituzionalità.

L’Autore dell’articolo citato in apertura si è interrogato su ciascuno dei punti qualificanti della vicenda e ha dato le sue risposte.

Nessuna categoria di detenuti, a suo parere, ha un diritto incondizionato alla cella singola, neanche gli ergastolani per i quali tale sistemazione è “preferibilmente consentita” e gli imputati per i quali è “garantita” posto che per entrambi l’ordinamento penitenziario richiede l’assenza di controindicazioni sanitarie e di particolari condizioni dell’istituto.

A maggior ragione questa conclusione si impone per un detenuto che non è ergastolano e neanche imputato.

Quanto alla misura minima dello spazio detentivo individuale, Picozzi osserva che la sua riduzione sotto i tre metri quadri non è un dato reale ma il frutto dell’orientamento della giurisprudenza nazionale che impone l’esclusione delle superfici occupate dagli arredi dal computo della superficie utile. Se fossero invece incluse, anche con due brande, i tre metri pro-capite sarebbero salvaguardati.

Ancora più netta la considerazione finale: se manca il diritto alla cella singola, il detenuto che si è ribellato per averla persa ha torto ed è stato quindi legittimo sanzionarlo; l’applicazione della sanzione in costanza di un reclamo può risultare problematica ma lo sarebbe assai di più il congelamento in attesa della decisione, perché priverebbe di effettività il sistema disciplinare e la sua capacità di deterrenza.

Fin qui Picozzi.

Attingiamo adesso a una seconda fonte, un articolo di Roberta Merlin per il Corriere del Veneto, pubblicato l’11 agosto 2026 (consultabile a questo link).

Ne ricaviamo informazioni ulteriori rispetto a quelle citate nel primo articolo.

Nel corso dell’audizione dinanzi al magistrato di sorveglianza il detenuto che sta espiando la pena per omicidio ha negato di avere minacciato atti di autolesionismo.

Lo stesso detenuto, in carcere dal 2017, aveva alle spalle un percorso quasi sempre regolare (un solo precedente disciplinare) tanto che gli era stato riconosciuto il beneficio della liberazione anticipata per tutti i 16 semestri di detenzione presi in considerazione.

La decisione della direzione di aggiungere una seconda branda nelle celle singole è stata revocata e i detenuti in arrivo sono stati sistemati in sezioni con stanze più grandi. Le sanzioni disciplinari già inflitte sono state invece mantenute.

L’istituto Due Palazzi è afflitto dai medesimi e drammatici problemi della maggior parte dei penitenziari nazionali: 674 detenuti con un sovraffollamento pari al 160%, 200 dei quali sono reclusi in quattro sezioni a regime chiuso trascorrendo la quasi totalità della detenzione in clausura, temperature estive superiori ai 40 gradi, solo un centinaio di celle su un totale di 382 sono dotate di doccia interna con l’effetto di lunghe code per potersi lavare.

Ora che ne sappiamo di più, la conclusione pare piuttosto semplice e di certo non è in linea con quella di Francesco Picozzi.

Tutto comincia da una decisione sbagliata ed evitabile, quella di andare a turbare il delicatissimo equilibrio di chi, dovendo scontare una lunga pena e desiderando legittimamente disporre della serenità indispensabile per poter seguire un percorso rieducativo regolare, è costretto a condividere con un’altra persona uno spazio già esiguo.

Quella stessa decisione va ad impattare su una situazione drammatica in cui sono messi a dura prova i diritti umani primari dei detenuti: caldo estremo, sovraffollamento record, docce col contagocce.

Tanto sbagliata ed evitabile da essere stata revocata ma nel frattempo ha lasciato i suoi strascichi velenosi.

Un detenuto è stato punito per avere protestato mentre lo Stato si autoassolve per avere tenuto lui e tanti disgraziati come lui in una condizione infernale.

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