Sono tre anni, un mese e ventitré giorni: che faccio, lascio? (Vincenzo Giglio)

L’estate caliente e umidiccia fa bene solo alle zanzare.

A me certamente no ed ecco spiegato un post come questo.

La storia è vera, di mio aggiungo solo un commentino estivo.

Al centro della scena c’è Cassazione penale, Sez. II, ordinanza n. 4881/2023, 6 dicembre 2022/3 febbraio 2023 (allegata alla fine del post in versione anonimizzata).

il fatto è semplice.

Il 30 settembre 2022 la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata dal ricorrente, determinando la sua pena in tre anni, un mese e ventitré giorni di reclusione e 1.045 € di multa.

A cose fatte, qualcuno (ipotizzo il ricorrente) deve essersi accorto che i conti non tornavano, chiede la correzione e la ottiene.

Rinvio per i dettagli alla lettura dell’ordinanza allegata.

Si possono adesso fare i conti.

Il piccolo errore della Suprema Corte, se non corretto come in effetti è avvenuto provvidenzialmente, sarebbe costato all’imputato un aggravio di pena pari a un anno, sei mesi e venti giorni di reclusione e 467 € di multa.

Mettiamo pure da parte l’aumento della pena pecuniaria, sappiamo tutti che l’inflazione ha alzato la testa e provoca i suoi effetti negativi, ma un anno e mezzo di galera in più del giusto un po’ di impressione lo fa.

Comunque sia, tutto è bene quel che finisce bene: la Cassazione si è accorta dell’errore tempestivamente (solo due mesi e sei giorni tra un’udienza e l’altra, e altri due mesi per il deposito del provvedimento, un’inezia) e lo ha eliminato.

Non si potrebbe chiedere di più.

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