Francesco Guccini, il poeta di via Paolo Fabbri (Vincenzo Giglio)

È scomparso Francesco Guccini, il cantastorie di via Paolo Fabbri 43.

In un verso dell’Avvelenata scrisse “Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia”.

Non l’ha detto, è vero, ma che altro sono se non poesia le strofe di tante sue composizioni?

Mi andrebbe di citarne tante ma devo sceglierne una ed è Auschwitz.

Chi la scriverebbe oggi una canzone così?

Chi, da comunista o progressista, ricorderebbe ai tempi nostri la disumanità nazista e fascista col rischio di essere etichettato come un sostenitore delle disumanità contemporanee?

Lui lo fece, lasciandoci in dono una poesia.

E adesso la parola a lui, che se ne è andato ma rimarrà per sempre nel nostro ricordo.

Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento
E adesso sono nel vento

Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento
Adesso sono nel vento

Ad Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano non riesco ancora
A sorridere qui nel vento
A sorridere qui nel vento

Io chiedo come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento
In polvere qui nel vento

Ancora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento
E ancora ci porta il vento

Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà

Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà
E il vento si poserà
”.

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