La Camera ha approvato in via definitiva le disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (Redazione)

Men in prison uniforms sitting at a table in a prison common area

Segnaliamo che da pochi minuti la Camera dei deputati ha votato ed approvato in via definitiva le disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (in allegato al post il testo approvato, come licenziato dal Senato).

Votazione finale ed approvazione – A.C. 2961​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2961​: S. 1635 – “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

Riteniamo utile riportare le dichiarazioni di voto per gruppo parlamentare ove si indicano alcune criticità del provvedimento.

Buona lettura

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, con questo provvedimento ci troviamo veramente di fronte al mondo al contrario, quel mondo al contrario che tanto dicevamo. Cioè, con questo provvedimento noi diciamo che il tossicodipendente o l’alcolista che entra a fare una rapina o un’estorsione aggravata all’interno del negozio di una persona può avere diritto alla detenzione domiciliare; ma, ahimè, chi, preso dall’ira o dallo spavento, esce e si difende non può beneficiare della custodia domiciliare.

Voi capite che siamo veramente al mondo al contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Cioè, il rapinatore tossicodipendente o alcolista può beneficiare delle attenuanti e andare ai domiciliari ma chi reagisce, preso dall’agitazione, dalla preoccupazione, dall’ira di subire una rapina e di vedere messa a repentaglio la sicurezza dei propri figli, della propria moglie e dei propri familiari, quello non ne può beneficiare.

Veramente, poi, ci chiediamo perché la gente fuori non va a votare, perché la gente non capisce la politica. Ma è la politica che dovrebbe capire cosa sta succedendo fuori, non dovrebbe essere il contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Il problema è che abbiamo una politica che ormai non si rende più conto di cosa sta succedendo fuori.

Noi abbiamo le processioni – le processioni come per i santuari – che vanno da Mario Roggero per dire: noi vogliamo darti una mano, noi vogliamo aiutarti, noi vogliamo candidarti, noi siamo dalla tua parte. Bene, noi non andiamo a fare le processioni. Noi cerchiamo di fare il nostro lavoro e cerchiamo, nel lavoro di parlamentari, nel lavoro d’Aula e nel lavoro delle Commissioni, di aiutare Mario Roggero. Lo abbiamo fatto con la presentazione di due emendamenti, bocciati dalla maggioranza logicamente, e oggi ci si inventa un cavillo procedurale per cui non si può inserire, all’interno di questo provvedimento, il fatto che questi benefici vadano anche alle persone che hanno commesso dei reati ostativi, ma non li hanno commessi – si dice – per futili e abietti motivi; e che, quindi, presi dall’alterato stato emotivo dovuto alla rapina, possano beneficiare degli stessi benefici.

Ma in termini regolamentari non si può inserire. Allora, qualcuno mi dovrebbe spiegare come noi possiamo fare una legge in base alla quale un tossicodipendente o un alcolizzato che va a fare una rapina con gravi ed efferati motivi può beneficiare delle attenuanti e andare a fare i domiciliari, e chi subisce la rapina non può. Ma quale regolamento può dire una stupidaggine del genere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Ma quale regolamento lo può dire? Come può essere inammissibile? A questo punto, dovrebbe essere inammissibile la stessa legge, dovremmo prenderla e cancellarla.

È inammissibile l’emendamento di Futuro Nazionale, bene. Noi, per la seconda volta, cerchiamo di tendere la mano a una persona che è stata rapinata a casa sua ed è stata messa a repentaglio la sicurezza della moglie, della figlia, eccetera; però, noi stiamo dalla parte di chi delinque, non stiamo dalla parte di chi si difende. Questo è il mondo al contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), questo è veramente il mondo al contrario, ragazzi!

Detto questo, vorrei citare anche altri esempi. Noi consentiamo a chi ha problemi di uso di sostanze stupefacenti o di alcol di uscire dal carcere e scontare la propria pena fino a 8 anni – fino a 8 anni! – ai domiciliari; però, poi, abbiamo una persona, come colui il quale è stato anche sindaco di questa città, il sindaco della capitale del nostro Paese, Gianni Alemanno – che, ricordo, è stato assolto per corruzione – il quale deve stare in carcere. Però, chi commette una rapina deve poter andare ai domiciliari. Ma voi vi rendete conto che siamo veramente alla follia? Siamo al paradosso – siamo al paradosso! – perché, veramente, ormai non percepiamo più cosa sta succedendo fuori.

Abbiamo il problema del sovraffollamento delle carceri. Sì, la nostra Italia è un Paese che ha il problema del sovraffollamento delle carceri. Noi stiamo dalla parte di chi sostiene che, per chi commette certi reati, vanno costruite nuove carceri. Ma non possiamo costruire nuove carceri. I have a dreamI have a dream. Il sogno è che succeda ciò che accade in tanti Paesi civili, in tanti Paesi civili e democratici dove, con riferimento a chi deve scontare la pena e al quale va restituita la dignità – e ricordatevi che lo dice la nostra Costituzione: il lavoro è dignità -, sia possibile vedere i nostri carcerati uscire liberamente dalle carceri con i propri braccialetti elettronici, con le tutine arancioni, seguiti dalle guardie, per andare a pulire i nostri boschi, i nostri fiumi, le nostre strade che tanto hanno bisogno di cura (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), restituendo così anche alla collettività quello che hanno tolto con i loro reati.

Ma perché, ad esempio, non introdurre il fatto che i nostri carcerati possano uscire dalle carceri per restituire alla comunità ciò che hanno tolto con il loro lavoro? Questo è ridare dignità. Il lavoro è dignità, si ridà dignità a chi è nelle carceri.

Quindi, voi capite che non possiamo accettare da parte di una maggioranza queste risposte procedurali, che tutti sappiamo essere futili, che tutti sappiamo essere insussistenti, perché, come ho già spiegato, non può esserci un provvedimento del genere senza che possa venire accolto un emendamento come quello di Futuro Nazionale.

Non è pensabile perché – lo ripeto -, se facessimo una legge che stabilisce che chi fa le rapine possa uscire dal carcere e andare ai domiciliari, non potremmo sostenere che chi subisce la rapina non possa fare altrettanto. Quindi, per la seconda volta, abbiamo assistito alle processioni mariane fuori dal carcere per andare a trovare Roggero e dimostrargli tutta la solidarietà, candidarlo in Parlamento quando non si può – ossia promettere anche quello che non si può mantenere -, e poi, concretamente, quando si può fare qualcosa, non la si vuole fare.

Vedete, noi saremo sempre dalla parte delle persone oneste. Noi saremo sempre dalla parte delle persone che lavorano. Noi saremo sempre dalla parte delle persone che cercano di difendere la propria famiglia e le proprie proprietà. Proviamo a metterci nei panni di qualcuno che, all’interno del proprio negozio, vede entrare tre persone che tentano di svaligiarlo con violenza, quel negozio per il quale ha sacrificato una vita, magari avendo già subito per tre volte quella stessa situazione. Proviamoci un attimo. Proviamo un attimo a immaginarci di avere al nostro fianco i nostri cari, nostra moglie, i nostri figli che vengono imbavagliati, picchiati e minacciati di morte. Per un attimo proviamo questa sensazione per capire quanto sereni riusciamo a rimanere di fronte a una situazione di questo tipo, quanto riusciamo a comprendere le esigenze e le istanze di chi abbiamo di fronte, del povero tossicodipendente che viene a svaligiare il nostro negozio, ovviamente, senza arrabbiarci con lui, sebbene faccia violenza alla nostra famiglia, ai nostri figli e cerchi di portare via anni di lavoro. Noi riusciamo a mantenere quel self-control, quella magnanimità, quella bontà d’animo? Anzi, prima di compiere qualsiasi azione, andiamo in libreria e compriamo un manuale di diritto per capire cosa possiamo fare. Non è che reagiamo perché, logicamente, vediamo distrutta una vita intera, vediamo messa a repentaglio la nostra vita e reagiamo d’impulso. No.

Noi andiamo a informarci prima su che cosa possiamo fare, anzi, chiamiamo il nostro legale, prima che i ladri escano dal negozio, e gli chiediamo: “Mi scusi, avvocato, mi consigli, perché ho alcuni ladri nel negozio che stanno minacciando mia moglie, mia figlia e tutti i miei averi; mi può consigliare cosa posso e devo fare prima che escano dal mio negozio?” Ma voi capite che siamo veramente all’assurdo? Quindi, Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte delle persone oneste, sarà sempre dalla parte di chi si difende, di chi difende la propria famiglia, di chi difende la propria attività, di chi difende il proprio lavoro e, mai, dalla parte dei criminali. I criminali devono scontare la loro pena. Se si vogliono avere misure…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …se si vogliono far uscire le persone dal carcere – il lavoro dà sempre dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) – concediamogli di lavorare per rimediare ai danni subiti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Si sente?

PRESIDENTE. No, non si sente. Il microfono è acceso, ma non si sente. Usiamo quello accanto.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Eccoci. Se Ziello aspetta, poi, ne ho anche per lui. In apertura, volevo dirle, signora Presidente, se tramite lei mi è consentito di dare un consiglio al mio amico Gianni Alemanno, perché, oltre a incontrare il Ministro della Giustizia, se prima dei dibattiti parlamentari incontrasse i membri del suo gruppo forse gli farebbe dire qualche castroneria in meno, quando intervengono in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Detto questo, signor Presidente, io annuncio subito il nostro voto di astensione, perché, oggi, votiamo, sostanzialmente, un principio che non solo condividiamo, ma che proponiamo da sempre. Questo provvedimento – lo dico alla collega Siracusano – rischia di essere soltanto un titolo per un ennesimo spot per la vostra campagna elettorale; d’altra parte, ci troviamo all’ennesima edizione di Un disco per l’estate oppure di un’altra versione che potrebbe essere lo specchietto per le allodole. Ecco, questo potrebbe essere il sottotitolo di questo provvedimento.

Sono quattro anni, signora Sottosegretaria, che, arrivata l’estate e il sistema carcerario rischia di esplodere per l’arrivo del caldo bollente che distrugge la fisicità delle persone in carcere; vi presentate con qualche provvedimento e con dichiarazioni volte solo a “fare ammuina”: decreto Carceri, disegno di legge sulle carceri, Piano carceri, container per le carceri, moltiplicazione dei posti letto, commissari straordinari, modifica della carcerazione preventiva, spostamento dei detenuti tossicodipendenti nelle comunità. La realtà ci dice che avete sommerso il Paese di chiacchiere e, ormai, chiunque, dalle associazioni alle procure, dalla Polizia penitenziaria ai direttori delle carceri, dai magistrati di sorveglianza ai politici che visitano le carceri, tutti vi dicono che il sistema è al collasso e che rischia di saltare da un momento all’altro senza provvedimenti seri e concreti di deflazione.

Intanto, se questa è la situazione – e questa è la situazione -, mi domando perché, una volta che ricorrevano tutti i requisiti di necessità e di urgenza, non avete usato lo strumento del decreto-legge che, almeno, avrebbe consentito, da subito, un irrisorio ma utile allentamento del sovraffollamento.

Allora, proprio perché a voi delle carceri che scoppiano non interessa molto, voglio darvi qualche numero e ve li fornisco grazie a un giornalista che si occupa di queste cose; forse è il migliore giornalista che si occupa delle questioni del carcere e si chiama Damiano Aliprandi, che ieri su Il Dubbio ha pubblicato un articolo molto interessante in cui dà gli ultimi: “I dati odierni del Ministero della Giustizia, ricavati dalle schede di trasparenza dei singoli istituti aggiornati al 24 luglio, contano 64.645 detenuti. I posti regolamentari sono 51.183, ma 4.941 di quei posti non esistono davvero: sezioni chiuse per lavori, reparti inagibili. Quelli utilizzabili sono 46.242 e il sovraffollamento reale è pari al 139,8 per cento. Settantacinque istituti sono al 150 per cento o più, sette superano il 200: Lucca al 243, San Vittore al 223, Foggia al 218, Latina al 210. Su 189 carceri, soltanto 28 restano entro i posti disponibili. Nel 2025, ben 82 suicidi; nel 2026 ne sono già 24”.

Signora Sottosegretaria, oltre il 60 per cento dei detenuti passa, in cella, quasi tutto il giorno. Torno a dire, quindi, che la nostra astensione, su questo provvedimento, è perché noi non siamo contrari al principio, ma ci appare chiaro che, in realtà, lo avete declinato in modo così restrittivo che, difficilmente, potrà far uscire dal carcere più di qualche centinaio di persone e, contemporaneamente, mentre qualche centinaio esce dal carcere, signora Sottosegretaria, qualche migliaio vi entra. Basta guardare alcuni dati: sono 19.755 i detenuti tossicodipendenti che risultavano presenti nelle carceri italiane al 31 dicembre 2024; circa il 32 per cento dell’intera popolazione carceraria. La stessa documentazione parlamentare evidenzia che il sistema delle comunità terapeutiche dispone di circa 13.276 posti letto, gran parte dei quali sono già occupati da persone in terapia. Mi dite dove mettono altre eventuali migliaia di persone senza investimenti e finanziamenti per raddoppiare almeno il complesso delle strutture restrittive (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)?

D’altra parte, lo stesso Sottosegretario Mantovano, “lillo lillo”, come si dice a Roma, ci ha spiegato, precipitandosi a dire, che, per carità di Dio, mai che questo provvedimento venga inteso come un provvedimento deflattivo. E, infatti, non è un provvedimento deflattivo. Ma è corso a dirlo. Questo, anche di fronte alle parole che ha ripetuto, ieri, il procuratore della Repubblica di Palermo, De Lucia, che, nel denunciare la situazione esplosiva delle carceri, ha addirittura detto che, ormai, non sono più sotto il controllo dello Stato. Ora, sempre nell’articolo di ieri, il giornalista Aliprandi, però, ha messo in evidenza una contraddizione del procuratore De Lucia il quale ha detto che le carceri non sono sotto il controllo dello Stato, ma sotto il controllo della criminalità organizzata.

Lei è troppo giovane, signora Sottosegretaria, ma chi ha i capelli più bianchi ricorda quando le carceri erano sotto il controllo della criminalità organizzata. Lo erano, per esempio, durante il sequestro dell’assessore Cirillo della Democrazia Cristiana da parte delle Brigate rosse; quando pezzi dello Stato andarono nella cella di Cutolo per andare a trattare la liberazione di Cirillo; quando lo stesso Cutolo costituì la nuova camorra organizzata dentro il carcere e dal carcere organizzava le iniziative della nuova camorra organizzata.

Successe, però, allora che fu messo in campo – Falcone e Borsellino lo fecero in maniera transitoria e, poi, diventò stabile – il famoso 41-bis. Il 41-bis nasce esattamente per evitare che la criminalità organizzata avesse la possibilità di controllare il carcere e operare da dentro il carcere. Il 41-bis ha avuto anche delle sanzioni della parte della Corte costituzionale per essere eccessivamente restrittivo, ma sicuramente è una norma che funziona.

Ora siamo in un’altra epoca, non è quella l’epoca, certo è vero che ci sono delle falle soprattutto sul tema dei telefonini, ma comunicare dal carcere e controllare il carcere – lo dico anche al procuratore De Lucia – è una cosa un po’ diversa. E soprattutto, se le carceri ancora non esplodono, a mio avviso non è perché la criminalità non lo vuole, ma è grazie ai detenuti che si fanno carico di una condizione animale, senza reagire in modo molto peggiore di quello che qualche volta accade. E, comunque, vale solo la pena… lo dico a lei, Sottosegretaria, e lo dico anche a coloro che magari, insieme a me, quando hanno pensato alla riforma della giustizia, in particolare alla separazione delle carriere, nel provvedimento originario delle camere penali, rivendicavano l’importanza di superare l’obbligatorietà dell’azione penale.

Io, francamente, non penso che sia possibile avere un procuratore della Repubblica in Sicilia, il procuratore generale di Palermo, che faccia delle denunce – che si presuppone non siano opinioni, ma siano sostanziate da fatti, da questioni concrete – e non agisca in base alla legge; essendoci l’obbligatorietà dell’azione penale, più che fare delle denunce, agisca dal punto di vista penale… Signora Presidente, se non do fastidio al collega che sta al telefono, lo capisco, lo sto interrompendo, però, se fosse possibile…

PRESIDENTE. Collega, collega Mangialavori. Grazie. Prego, collega Giachetti, prosegua.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie. Comunque, Presidente, il tema non è solamente che escono pochi per le ragioni che ho detto, ci sono degli elementi, a mio avviso, molto critici e li elenco soltanto, così chiudo l’intervento: la dipendenza innanzitutto va curata, non semplicemente scontata in carcere; con questo provvedimento si rischia di creare delle comunità chiuse e, di fatto, si sostituisce il carcere con una forma di detenzione in comunità, senza un vero percorso individualizzato di cure e reinserimento; la funzione penale deve restare – ce lo dicono tutti e ho finito, Presidente – nelle mani dello Stato.

Ma, soprattutto, ci sono due questioni. Il problema dell’accesso, e ho finito: possono entrare, grazie a questo provvedimento, solo quelli che sono in cura al SerD. La gran parte dei detenuti nel nostro Paese è costituita da stranieri, e non sono in cura al SerD. Quindi sono tutti fuori. E, poi, c’è il tema della recidiva: quelli che hanno commesso una recidiva – ho finito – non possono usare la norma. Signora Presidente, signori del Governo, ma lo sapete perfettamente che la stragrande maggioranza dei reati che vengono compiuti dai tossicodipendenti è per recidiva perché, per prendersi le dosi, ricommettono dei reati. Avete costruito uno spot, sancendo un principio che noi condividiamo, ma che, in realtà, non farà nulla, non inciderà su nulla nel dramma del sistema carcerario (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e del deputato Fornaro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Anzitutto, io svolgerò due premesse. La prima: finalmente un provvedimento di questa maggioranza e del Governo che va, a nostro parere, nella direzione giusta. Il fatto che i tossicodipendenti debbano trovare il percorso non nel carcere, ma in altre strutture e attraverso la detenzione domiciliare, non è solo giusto, ma è doveroso e necessario, ed era una richiesta che noi da sempre portiamo avanti. E, quindi, diciamo che sicuramente avrà l’effetto non solo nei confronti dei detenuti, che potranno accedere a questo tipo di percorso, ma anche, certamente, andrà ad alleggerire quel carico di sovraffollamento che, purtroppo, nelle nostre carceri sembra non volersi – perché, chiaramente, c’è anche una volontà politica – risolvere.

Motivo per il quale noi, oggi, così come abbiamo già fatto anche al Senato, ci asterremo. Quindi, da un lato, condividiamo l’obiettivo, la ratio, dall’altro – come farò emergere successivamente -, rimangono però dei dubbi rispetto al fatto che questo provvedimento possa poi essere efficace, se non che – come giustamente, probabilmente, ha detto ieri la Sottosegretaria Siracusano – questo sia comunque un inizio, una fase anche sperimentale, in modo che ciò possa essere poi esteso ed entrare a pieno regime. Allora, da questo punto di vista, lo comprendiamo.

La seconda premessa però è che, come dicevo, se, da un lato, finalmente, la maggioranza e il Governo prendono in considerazione, anche in maniera corretta, il tema carcere, dall’altro, è anche sintomatico il fatto che, ad esempio, su un provvedimento che sulla carta è firmato dal Ministro Nordio, il Ministro Nordio, oggi, in Aula, su un provvedimento che si occupa di carceri non c’è. Ma anche in Commissione è stata soprattutto – e da questo punto di vista va dato atto – la Sottosegretaria Siracusano a seguire questo provvedimento.

Quindi vuol dire che, anche in maggioranza, c’è chi crede a un percorso di questo tipo e chi non ci crede. E mi riferisco, purtroppo, ancora una volta, al Ministro Nordio, che non solo è assente nella discussione e anche nelle dichiarazioni di voto su un provvedimento, a nostro parere, importante e che si occupa di un tema di giustizia, ma, allo stesso tempo, in questi quattro anni, anche tutte le volte in cui, anche come opposizione, abbiamo chiesto un suo intervento con informative qui, in Aula, non si è visto. Il Ministro Nordio, in più di quattro anni, in circa quattro anni, ha dimostrato che sul tema carceri non sa che santo chiamare.

Perché di proposte ne abbiamo fatte numerose come opposizioni, e anche se non arrivano dal mio gruppo parlamentare le sosteniamo, le abbiamo anche sottoscritte: ad esempio, la proposta di legge del collega Giachetti relativamente alla liberazione anticipata, che anche quella darebbe la possibilità di sgonfiare, almeno parzialmente e temporaneamente – perché, certo, non è una misura strutturale -, il tema del sovraffollamento; così come la proposta di legge Magi sulle case territoriali di reinserimento sociale, altro strumento per alleggerire il peso del sovraffollamento nelle carceri, ma che permette a chi ha un residuo pena, e per certi reati, di immaginare un proprio percorso efficace e proficuo al di fuori del carcere, almeno nell’ultima fase in cui va scontata la pena.

Dall’altro lato, invece, abbiamo il Ministro Nordio – l’abbiamo sentito più e più volte, addirittura è a dir poco imbarazzante, anzi inquietante – che ci viene a dire che, tutto sommato, il sovraffollamento non solo non è un problema, ma, addirittura, consente ai detenuti di farsi compagnia tra di loro e, quindi, questo diventa anche un modo reciproco tra i detenuti, nelle celle affollate, di tenersi sotto controllo. Il problema è che, tra l’altro, al di là dell’aberrante idea del Ministro Nordio, che addirittura sostiene il sovraffollamento… e forse è il motivo per il quale oggi non è qui in Aula, perché, da un lato, è preoccupato che, anche solo parzialmente, le nostre strutture carcerarie possano alleggerirsi con questo provvedimento, perché viene meno il sovraffollamento che per lui, invece, è un valore aggiunto del nostro sistema carcerario.

Ma, allo stesso tempo, l’intera maggioranza porta avanti dei provvedimenti che vanno in direzione diametralmente opposta a quella condivisa da questo disegno di legge. Io davvero non comprendo – e mi rivolgo ai colleghi e anche al relatore, che è qui in Aula – e davvero mi stupisce che, relativamente a un disegno di legge di Forza Italia, alcuni colleghi abbiano sottoscritto quel DDL Fascina relativo all’abbassamento dell’età imputabile da 14 a 13 anni, che ha una totale opposizione da parte non solo chiaramente di tutte le opposizioni, ma anche di tutte le realtà che si occupano di minori, dalla magistratura onoraria e via di seguito.

Questo, chiaramente, non è certo una soluzione, ma serve solo a dare in pasto all’opinione pubblica un’ipotetica soluzione, come sempre a costo zero, ma che non risolve nulla. Anzi, va ad appesantire quel sistema degli istituti penali minorili che in realtà, fino a poco tempo fa, prima di tutta una serie di provvedimenti di questa maggioranza che hanno causato sovraffollamento anche negli IPM, erano considerati invece dei luoghi nei quali questo sistema di approccio al minore consentiva a quest’ultimo, pur avendo commesso un reato, di rientrare nella società in un periodo della vita in cui ha commesso un errore, magari anche molto grave, per il quale doveva giustamente scontare la sua pena in un istituto penale minorile; reato commesso in una fase in cui la propria personalità è ancora in formazione.

Siamo poi altrettanto inquietati e annunziamo la nostra forte battaglia qui, in Aula, in Commissione, per l’ultimo disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa, dove, di fatto, si crea una sorta di presunzione di imputabilità anche per la fascia di età compresa tra 14 e 18 anni. Di fatto, non sapete come affrontare il tema della delinquenza minorile e degli atti di violenza dei minori e trovate queste soluzioni che però non apportano nessun tipo di beneficio.

Basta andare a vedere cosa dimostrano i dati, i dati pubblicati anche da Save the Children nei giorni scorsi, riguardo ai casi nei quali la valutazione della personalità del minore ha portato a ritenere non imputabile il minore, proprio a seguito di una valutazione da parte di chi si occupa di minori. Chiaramente questa è la dimostrazione del fatto che questa non è una soluzione concreta, se non nuovamente uno spot di natura elettorale perché, da questo punto di vista, non avete soluzioni.

Se andiamo a vedere l’effetto del sovraffollamento nelle carceri, possiamo affermare che il sovraffollamento è il padre o la madre di tutti i problemi all’interno delle strutture carcerarie. Infatti, se non ci fosse sovraffollamento, sarebbe più facile avere anche un rapporto, un percorso molto più personalizzato, anche da parte di tutte quelle componenti che all’interno del carcere prestano il loro servizio, dagli educatori alla componente sanitaria, alla Polizia penitenziaria. Tutti coloro, quindi, che operano all’interno delle strutture carcerarie che, dalla riduzione del sovraffollamento, ne avrebbero un grosso beneficio.

Ricordo, quindi, perché purtroppo il mio tempo sta finendo, che dall’inizio del mandato del Ministro Nordio, quindi, da circa 4 anni, come Ministro della Giustizia, nelle nostre strutture carcerarie ci sono stati circa 300 suicidi; 1.000 decessi, quindi 700 decessi per altre cause.

Oggi noi esprimeremo su questo provvedimento un voto di astensione proprio perché va nella direzione giusta, ma con esso si andrà a coprire, purtroppo per mancanza di fondi, solo una piccolissima parte dei detenuti tossicodipendenti, circa il 2 per cento; tutto il resto, invece, rimarrà purtroppo carta morta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D’Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D’ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci orientiamo su un voto di astensione. Il provvedimento tratta un tema estremamente delicato e coinvolge una serie di profili e una serie di valori costituzionali: la dignità della persona innanzitutto, poi ovviamente la sicurezza, gli obiettivi della rieducazione previsti nella nostra Costituzione e la salute in senso lato.

Il tema va inquadrato nel sistema penitenziario italiano. Abbiamo un costante aumento del numero dei detenuti; il sovraffollamento è un problema serio, oggi drammaticamente amplificato anche per gli istituti penali minorili. Questo è veramente gravissimo. Questo aumento deve portarci a ritenere che questa non è più un’emergenza, è un problema ormai non più temporaneo, è un problema che è diventato cronico e che necessita di un’attenzione massima e deve essere posto tra le priorità.

Su questo il Governo non è stato tempestivo, non ha affrontato finora la tematica, peraltro acuita dal proliferare delle figure di reato e da altre dinamiche messe in campo proprio dal Governo. Oggi lo fa e finalmente prende in carico e affronta il problema, ma non lo fa con la giusta strutturazione e soprattutto – questo è il tema centrale delle nostre riflessioni – non lo fa con le adeguate risorse.

Oggi nelle carceri del nostro Paese ci sono delle carenze drammatiche; è inutile che mi metta a sciorinare dei dati che sono, purtroppo, veramente tragici, sono chiarissimi e, oltre a tradire il senso dell’impegno del nostro Paese, dell’impegno di uno Stato, danno anche una bruttissima immagine del nostro Paese all’estero.

Mancano innanzitutto le strutture, e lo sappiamo, ma non mancano solo quelle: manca il personale sanitario, mancano gli assistenti sociali; siamo strutturati come figure di educatori, mediatori culturali, ma manca personale, in numero idoneo, per aiutare sul tema della salute mentale.

Questi temi sono state attenzionati dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale; sono all’ordine del giorno rispetto al lavoro di tante associazioni, di tante realtà e sono sotto gli occhi di tutti anche le grida di allarme della magistratura, in particolare di quella parte di magistratura impegnata sul tema in prima persona e che ha il controllo reale di queste problematiche drammatiche e che oggi non può fare altro che gridare al legislatore e al Governo: fate presto, fate qualcosa.

Ne ha fatto menzione più volte anche il Presidente Mattarella, e questo sottolinea in maniera plastica la drammaticità della situazione. Davanti a questo quadro, che cosa succede? Che oggi il Governo decide, decisione apprezzabile e condivisibile, di affrontare la tematica. Su questo siamo tutti d’accordo, però, resta il tema delle risorse. Questo è l’interrogativo. Non basta una mera enunciazione di principio – ripeto: seppur condivisibile – per poter offrire un contributo concreto alla risoluzione dei problemi relativi al tema in oggetto.

Per poter rendere effettiva la concreta attuazione di questo provvedimento occorrono strutture capaci di accogliere le persone, cioè coloro i quali potranno, potrebbero, se dovesse essere approvato il provvedimento, beneficiare degli effetti della riforma; se, invece, noi non potenziamo il personale sanitario, non potenziamo quello socio-educativo e non investiamo sui servizi per le dipendenze, sul potenziamento della magistratura di sorveglianza, che sappiamo benissimo tante volte essere un anello debole rispetto all’efficienza delle valutazioni che devono essere fatte sulle posizioni dei singoli detenuti, noi non possiamo centrare gli obiettivi, che restano teorici.

Quindi, senza risorse, senza potenziamenti e senza finanziamenti adeguati non si può ottenere un risultato vero. Serve, pertanto, una determinazione diversa e una strategia complessiva più netta e convinta: necessità di investimenti, necessità di personale che lavora in carcere, risorse, stipendi, gratificazioni, incentivi, ma anche investimenti sulla formazione e sulle assunzioni. Gli aiuti sociosanitari e psicologici devono essere reali altrimenti questa – ed è questo il problema – diventa solo, ripeto, una risposta teorica.

Un atteggiamento apparentemente aperto, che abbiamo comunque gradito, del Governo, che però si limita a una postura, secondo noi, non efficace su un tema che nei principi non ci divide, ma, se non si dedicano risorse, non possiamo poi camminare insieme.

Un piccolo inciso va fatto sulla restrizione della portata del provvedimento in ordine alla reiterazione dei reati, esclusa dal provvedimento: cioè, i soggetti che reiterano un reato non possono beneficiare del percorso di recupero. Si stringe il perimetro dei destinatari, tagliando fuori una larga parte – quindi, sostanzialmente, quasi tutti -, ma, soprattutto, chi veramente ne avrebbe bisogno: cioè, chi reitera il reato per ragioni di tossicodipendenza o di alcolismo dovrebbe essere il primo destinatario di questo provvedimento, che, ripeto, nell’idea, nel principio e nell’impostazione ideologica, ci troverebbe totalmente d’accordo.

Dunque, in definitiva, per poter effettuare realmente su questa materia un salto di qualità ed incidere non solo sulle carceri, ma anche sul principio del reinserimento – come previsto dalla nostra Costituzione: un principio molto alto che, però, dobbiamo declinare in maniera concreta -, se l’obiettivo è di aiutare realmente chi, in teoria, è il destinatario di questo provvedimento, occorrono risorse e misure coraggiose. Allora noi non voteremo contro, perché condividiamo le finalità e i principi, non voteremo a favore, perché il provvedimento è tiepido e finisce con l’essere, a nostro avviso, assolutamente poco incisivo: ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D’Orso. Ne ha facoltà.

VALENTINA D’ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Governo e maggioranza ci stanno raccontando che questo provvedimento vuole favorire la disintossicazione e il recupero delle persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti attraverso la sottoposizione volontaria a trattamenti terapeutici di riabilitazione, da effettuare in regime di detenzione domiciliare fuori dal carcere, affidandosi a strutture a ciò preposte. Se fosse solo questo, noi saremmo d’accordo, perché tutti conveniamo che non può esserci vera rivisitazione critica del proprio vissuto, autentica rieducazione, prospettiva di risocializzazione e reinserimento lavorativo fintantoché non vi sia liberazione dallo stato di dipendenza. Ma questo provvedimento va molto oltre la finalità dichiarata e, soprattutto, non realizza un equilibrio – per noi sostenibile – tra le esigenze di cura e recupero del detenuto tossicodipendente o alcoldipendente e la domanda di giustizia e certezza della pena che proviene dalle vittime dei reati e dalla collettività.

E vi spiego perché: a chi si applicherà la nuova misura della detenzione domiciliare a scopo terapeutico e di recupero? A soggetti che devono scontare una pena, anche residua, fino ad 8 anni; il testo non precisa se questi 8 anni debbano essere la risultante di un cumulo di pene derivanti da più condanne, più reati minori, come volevamo fare noi con un nostro emendamento, che è stato bocciato. Quindi, potrà beneficiare della misura – che vuol dire un bello sconto di pena detentiva in carcere – anche chi ha commesso un unico reato, ma molto grave, punito con una pena di 8 anni o anche con una pena ben superiore. Si tratta di persone potenzialmente assai pericolose, che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza nessuna vigilanza e controllo.

Ma quello che più ci preoccupa è la nuova forma di “patteggiamento speciale” che viene introdotta: l’imputato che dimostri, in qualsiasi modo nel corso del processo, di essere tossicodipendente o alcoldipendente e che il reato commesso ha una correlazione con lo stato di dipendenza potrà chiedere di accedere ad un trattamento terapeutico di recupero ed espiare l’intera pena comminata, fino ad 8 anni, fuori dal carcere.

Facciamo degli esempi concreti per rendere l’idea a chi ci ascolta. Immaginiamo un soggetto alcoldipendente che picchia selvaggiamente un’altra persona, procurandogli lesioni permanenti gravissime e venga condannato ad 8 anni. Potrebbe scontare integralmente la pena attraverso la detenzione domiciliare anche a casa propria e la contestuale sottoposizione ad un trattamento terapeutico di recupero in regime semiresidenziale e, una volta disintossicato e recuperato, comunque, non passerebbe neanche un giorno in carcere.

Come lo spiegherete alla vittima che si porterà dietro per tutta la vita i segni di quell’aggressione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Potrà patteggiare 8 anni ed andare in comunità di recupero ed evitare il carcere anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto, se riuscirà a dimostrare nel processo di essere un tossicodipendente e che era su di giri durante la manifestazione. I colleghi di Lega e Fratelli d’Italia che ieri si sgolavano al grido di “nessuno tocchi le divise” lo hanno compreso o no?

A Matteo Salvini voglio, invece, chiedere: è giusto che un soggetto che patteggia 8 anni per omicidio stradale o nautico, aggravato proprio dall’essersi messo alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcoliche, non trascorra neanche un giorno in carcere? (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed ancora, cosa direte ai commercianti che subiscono rapine ed estorsioni aggravate? Ah già, scusate, a loro direte di farsi giustizia, anzi, di vendicarsi da soli.

Ma siete gli stessi che, con i vari decreti-sicurezza, hanno introdotto una cinquantina di nuovi reati e un numero di aggravanti di cui si è perso il conto? E allora, era pura propaganda quella. State prendendo in giro i cittadini ma, soprattutto, proprio i vostri elettori. Il problema per noi non è che questo provvedimento consentirà ai detenuti affetti da dipendenze, che hanno già scontato una parte di pena, di uscire dal carcere, perché, ripeto, questo ci troverebbe d’accordo. Il problema è che questo provvedimento consentirà a soggetti che si macchiano di gravi reati – perché 8 anni si danno per gravi reati – di non entrare neanche un giorno in carcere, il che è un messaggio devastante per i cittadini e potrebbe avere pure potenziali effetti criminogeni, perché, da domani, un tossicodipendente o un alcoldipendente potrà pensare di avere una sorta di licenza di delinquere. In questi casi, allora mi chiedo e vi chiedo: per voi è giusto sacrificare del tutto la domanda di giustizia e di certezza della pena che proviene dalle vittime e dalla collettività (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Così si rischia di minare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nello Stato.

Il Governo ha provato a rassicurarci che l’elemento della correlazione tra la tossicodipendenza o alcoldipendenza e il reato sarà elemento idoneo ad evitare un’applicazione troppo estesa della misura. Ma cosa si intende per correlazione tra dipendenza e reato? C’è correlazione quando il reato è stato compiuto sotto l’effetto di sostanze? Oppure, c’è correlazione quando è stato compiuto al fine di procurarsi il denaro per acquistare la droga? In entrambi i casi non lo avete scritto. Così come non è neanche chiaro da dove debba evincersi la correlazione. La circostanza, se non emerge dalla sentenza di condanna, come la si prova? Basterà la mera indicazione da parte del detenuto? O la magistratura di sorveglianza dovrà fare uno specifico accertamento? E ancora, la condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza pregressa al reato come dovrà essere dimostrata? Con una certificazione rilasciata dal SerD all’epoca o basteranno prove testimoniali?

A ben vedere, dunque, l’effettiva individuazione della platea dei soggetti beneficiari della misura viene affidata ad un elemento troppo discrezionale, che verrà stabilito, peraltro, da un soggetto esterno al legislatore: una commissione di esperti, che ancora oggi non esiste, a cui spetterà di emanare delle linee guida. Il cuore del provvedimento, quindi, è ancora tutto da scrivere e non si sa bene neanche chi lo scriverà e non si sa quando, quanto tempo ci metterà questa commissione. Quindi, nessuno si illuda: non uscirà un solo detenuto dal carcere prima di diversi mesi o, forse, anni grazie a questo provvedimento. Anche stavolta, nessuna risposta immediata ai gravi problemi delle carceri. Il Governo sta buttando la palla in tribuna; il Governo parla di “primo passo”, di “sperimentazione”, ma io brutalmente vi dico: guardate che questa è un’operazione di pura propaganda e basta. E lo dimostrano anche le risorse esigue che vengono stanziate e saranno destinate esclusivamente a pagare le rette delle strutture residenziali, pubbliche o private, accreditate.

Nemmeno un euro, per rafforzare l’organico, né della magistratura di sorveglianza, né del personale dei SerD, né del personale degli uffici di esecuzione penale esterna, a fronte di migliaia di istanze che contestualmente potrebbero abbattersi su tutte queste strutture. E tutti gli auditi ci hanno detto che, a risorse umane invariate, non hanno le forze per garantire l’attuazione di questa legge, che resterà lettera morta; così come la realtà ci dice che nelle strutture che si occupano di recupero di tossicodipendenti e alcoldipendenti, attualmente, non vi sono posti disponibili sufficienti per soddisfare la potenziale domanda e, soprattutto, ci dice che oltre il 97 per cento di quelle strutture è gestito da privati.

Allora, io mi chiedo: cosa ha in mente il Governo quando parla di luogo idoneo, diverso dalle strutture pubbliche o private accreditate? Ci si sta, forse, preparando al proliferare di un nuovo business? Qui sono in gioco la salute del detenuto e le esigenze di sicurezza collettiva, che non possono essere appaltate a chicchessia, ma devono rimanere responsabilità dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed ancora, chi potrà permettersi un luogo idoneo? Solo chi ha una casa o chi può pagarsi un alloggio o una retta in una comunità privata.

Così la misura sarà sostanzialmente preclusa a tutti i detenuti stranieri tossicodipendenti o alcoldipendenti, di cui le nostre carceri sono purtroppo piene, perché troppo spesso – non so se lo sapete – gli stranieri lasciati a se stessi diventano manovalanza della criminalità organizzata, che li utilizza proprio per spacciare. Sono spacciatori-consumatori per disperazione, e per loro le porte del carcere resteranno inesorabilmente chiuse. Ripeto, il problema per noi non è che questo provvedimento consentirà ai detenuti affetti da dipendenze che hanno già scontato una parte di pena di uscire dal carcere, cosa che neppure accadrà per mancanza di risorse e per tutti i motivi che vi sto elencando, perché questo ci troverebbe d’accordo, e lo ribadisco.

Ma il problema è che questo provvedimento consentirà a soggetti che si macchiano di reati gravi – e lo ripeto, 8 anni in patteggiamento si danno per reati gravi – di non entrare neanche un giorno in carcere. La verità è che delle condizioni delle carceri il Governo Meloni sa poco o nulla, come del resto ci ha dimostrato il Ministro Nordio qualche giorno fa, quando, con la solita arroganza, ha insultato il procuratore di Palermo De Lucia, che ha detto una verità semplice e inconfutabile per i veri addetti ai lavori: le carceri italiane sono sfuggite al controllo dello Stato, ci sono boss mafiosi detenuti che sono dotati di cellulari e comunicano con l’esterno.

In carcere si replicano le stesse dinamiche e gerarchie che ci sono all’esterno. I pesci piccoli sono schiacciati dai pesci grossi, costretti a rispettarne gli ordini e a diventare manovalanza, anche loro malgrado. Sul tema carcere non possiamo, quindi, in alcun modo – e concludo – assecondare le soluzioni proposte da questo Governo ipocrita e incompetente, e voteremo contro un provvedimento che per certi versi è un’operazione di pura facciata e per altri versi mina il principio di certezza della pena e la credibilità dello Stato agli occhi dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Presidente, onorevoli colleghi, signora Sottosegretaria, il gruppo Forza Italia sostiene con convinzione il disegno di legge oggi al nostro esame, che rappresenta uno strumento utile ed efficace non solo per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario, che pure è un dramma, ma per mettere in campo una serie di interventi finalizzati ad incidere positivamente sul percorso di recupero di decine di migliaia di persone tossicodipendenti o alcoldipendenti attualmente in stato di custodia in carcere.

E grazie all’iniziativa promossa da Forza Italia e dal segretario nazionale Antonio Tajani, visitando gli istituti penitenziari in tutte le regioni italiane abbiamo potuto constatare che il carcere indifferenziato, per chi è schiavo di una dipendenza, non recupera, anzi, espone, isola e cronicizza. Sono circa 20.000 i detenuti con tossicodipendenza accertata, pari a circa il 31 per cento dell’intera popolazione carceraria, a cui si sommano oltre 6.000 persone alcoldipendenti.

Non si tratta, dunque, di una minoranza marginale; parliamo di quasi un detenuto su tre e parliamo, onorevoli colleghi, di persone per le quali il contatto prolungato con l’ambiente carcerario sovraffollato, spesso privo di adeguati presidi sanitari, teatro di un tasso di autolesionismo e suicidarietà che la cronaca giudiziaria e le stesse relazioni dei garanti territoriali continuano a certificare come drammaticamente elevato, non è terapia, ma aggravamento della patologia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

In questo perimetro di sofferenza strutturale si consuma dunque, quotidianamente, il destino di decine di migliaia di persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. È da questa consapevolezza, e non da un afflato ideologico, che nasce il voto favorevole di Forza Italia, espressione di quella cultura giuridica a noi cara, la cultura del garantismo liberale, che non è mai stata, per la nostra tradizione politica, sinonimo di lassismo, bensì di fedeltà rigorosa al dettato costituzionale di cui all’articolo 27, terzo comma, laddove si stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Con l’introduzione degli articoli 94-ter e 94-quater nel testo unico sugli stupefacenti il Parlamento compie un passo che Forza Italia rivendica da tempo come proprio, quello di distinguere nettamente la funzione retributiva della pena dalla sua funzione special-preventiva, offrendo al condannato tossicodipendente o alcoldipendente un percorso alternativo alla detenzione carceraria tout court, fondato sul consenso, sulla verifica tecnica dello stato di dipendenza e su un programma terapeutico individualizzato e sottoposto al controllo costante della magistratura di sorveglianza.

Non si tratta di un beneficio immotivato o di una scorciatoia impunitaria, come qualcuno a sproposito ha voluto insinuare nel corso del dibattito (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Il nuovo articolo 94-ter è costruito su un impianto di garanzie stringenti: l’istanza è dichiarata inammissibile in assenza della dimostrazione della correlazione tra stato di dipendenza e reato commesso; il tribunale di sorveglianza è chiamato ad un vaglio di merito sull’idoneità del programma a prevenire la recidiva; la commissione centrale, istituita presso il Dipartimento delle politiche contro la droga, garantirà l’uniformità degli accertamenti su tutto il territorio nazionale, superando quella disomogeneità applicativa che, ad oggi, ha reso l’istituto gemello dell’affidamento terapeutico, ex articolo 94, uno strumento dalle potenzialità largamente inespresse.

Ma vi è di più. Il regime delle revoche, come riformulato nel corso dell’esame in Commissione giustizia al Senato, introduce un termine perentorio di 5 giorni, decorrente dalla segnalazione delle violazioni o dall’accertamento dell’esito non positivo del programma, entro cui l’autorità giudiziaria deve provvedere alla revoca, e mantiene fermo l’automatismo revocatorio per i casi di evasione. È un impianto che il nostro gruppo, da sempre impegnato in Commissione giustizia sul fronte delle misure alternative alla detenzione, ha seguito e sostenuto con convinzione in ogni suo passaggio.

Ecco la sintesi del garantismo che rivendichiamo: fiducia nel recupero della persona, ma certezza della pena per chi tradisce il patto terapeutico sottoscritto con lo Stato. Meritano una menzione particolare le modifiche introdotte al Senato in materia di rapina aggravata ed estorsione aggravata. La scelta di mantenere per tali fattispecie il limite edittale di 8 anni, anziché quello ridotto di 4 previsto per i reati ostativi ex articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, risponde a un principio di ragionevolezza e proporzionalità che Forza Italia ha sempre difeso in sede di elaborazione delle politiche penali.

Non tutti i reati che transitano nel catalogo del 4-bis esprimono il medesimo disvalore, né il medesimo legame con la criminalità organizzata, e un automatismo indifferenziato avrebbe tradito la ratio stessa dell’istituto. Positiva riteniamo, altresì, la valutazione che il nostro gruppo esprime sul nuovo istituto della definizione anticipata del processo di cui all’articolo 94-quater. Un procedimento che si affianca, senza sovrapporsi, al patteggiamento ordinario, spostando il baricentro dell’accordo tra accusa e difesa non sulla misura della pena, bensì sulla sua modalità esecutiva.

Si tratta di una soluzione di deflazione processuale intelligente, che alleggerisce il carico dei tribunali senza sacrificare le esigenze di accertamento della responsabilità, in piena coerenza con l’articolo 111 della Costituzione e con il principio della ragionevole durata del processo. Non possiamo, infine, non salutare con favore il coordinamento normativo operato dall’articolo 3 sull’articolo 656 del codice di procedura penale, che estende l’istituto della sospensione dell’ordine di esecuzione fino al limite di 8 anni per l’accesso alla nuova misura, scongiurando quell’effetto “porte girevoli” già stigmatizzato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 41 del 2018.

Mandare in carcere anche per un solo giorno, colleghi dei 5 Stelle, chi ha titolo per un percorso alternativo alla detenzione è un controsenso logico prima ancora che giuridico (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), ed è un errore che questo Parlamento fa bene a correggere.

Onorevoli colleghi, Forza Italia è il partito che, nel solco dell’insegnamento del Presidente Silvio Berlusconi, ha sempre coniugato il rigore nella lotta alla criminalità con l’attenzione alla persona e ai suoi diritti fondamentali, anche quando quella persona ha sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Noi non crediamo in uno Stato che si volta dall’altra parte davanti a 254 morti in un anno dietro le sbarre. Non crediamo in uno Stato che chiude un uomo malato in una cella sovraffollata e chiama questa giustizia. Crediamo, al contrario, in uno Stato severo con chi delinque e serio con chi si vuole redimere. Uno Stato che non confonde mai la fermezza con la crudeltà né la clemenza con la debolezza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Curare un tossicodipendente non significa essere indulgenti con il reato, ma significa avere il coraggio politico di scegliere la strada più difficile: quella che produce sicurezza duratura invece di consenso immediato, quella che restituisce alla collettività cittadini recuperati, anziché reduci di un carcere che troppo spesso – lo dicono i numeri e non le opinioni – si rivela una scuola di recidiva e non un luogo di redenzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Per queste ragioni, con la consapevolezza della gradualità e della prudenza con cui il provvedimento è stato costruito, e apprezzando il lavoro di affinamento tecnico svolto nel passaggio parlamentare al Senato, Forza Italia appone senza esitazioni il proprio sì con la coscienza di chi sceglie la strada della responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Buongiorno, Presidente. Buongiorno, Sottosegretario. Buongiorno, colleghi. Allora, una delle questioni penali e trattamentali più complesse è quella che riguarda i detenuti affetti da tossicodipendenza e da alcoldipendenza. Questa è una materia nella quale, purtroppo, si paga il prezzo sociale di un sentire – oggi si dice sentiment – che ha attraversato gli ultimi trent’anni di un periodo sociale e politico intriso di falsi miti e di un atteggiamento culturalmente e socialmente libertario verso la droga, che ha provocato danni inenarrabili alle generazioni passate – li sta provocando anche a quelle presenti – che sono vittime di una – definisco demenziale – distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Il tema dei temi è il trattamento penitenziario dei soggetti affetti da dipendenze e rispetto al quale va trovato il necessario punto di equilibrio tra pena da infliggere e pena in concreto da espiare, costi sociali del reato, costi per le vittime e costi per lo Stato, processi e successiva detenzione. Questo ci porta a riflettere sul senso della pena che ricordo è fatta di un mix tra espiazione, risarcimento del male fatto e recupero del soggetto autore del reato. Il recupero è importantissimo per evitare che il soggetto torni a delinquere. Quindi, investire in questo settore è vincente anche da un punto di vista meramente economico. L’approccio e la filosofia di intervento di questo testo di legge non sono svuotare le carceri, ma evitare che chi delinque, se tossicodipendente, ci torni con gli innegabili costi per la società, di cui ho prima parlato. Se la causa delle condotte criminali è la dipendenza, combattere la dipendenza significa ridurre il rischio di nuovi reati. Ora, se è vero che il dettato costituzionale prevede che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, questo testo segue fedelmente – tra virgolette – quanto prescritto tassativamente dall’articolo 27 della Costituzione. A cosa servono le misure previste? A restituire alla società un soggetto guarito, un soggetto che non tornerà a delinquere. I requisiti richiesti per potere usufruire delle misure non sono banali. La cosiddetta detenzione domiciliare terapeutica è subordinata a requisiti precisi. In primis, occorre l’accertamento della condizione di tossicodipendenza e alcoldipendenza. Poi bisogna dimostrare una cosa estremamente complessa e difficile, cioè il collegamento tra quella condizione e la commissione del reato. Bisogna aderire ad un programma terapeutico e il programma sarà preparato da strutture autorizzate e riconosciute come efficaci, capaci e operative dallo Stato. Bisognerà, quindi, aderire ad un programma terapeutico e vi dico per esperienza che non è così semplice l’adesione a programmi di recupero, perché questi programmi presuppongono un cambio a 360 gradi di vita. Ovviamente, è obbligatorio rispettare integralmente le prescrizioni ma, considerata la difficoltà esistenziale di questi soggetti, ci sono anche delle norme di salvaguardia che consentono al soggetto, se ha sbagliato una volta, di essere “riammesso e rimesso alla prova”. Quindi, i benefici bisognerà conquistarseli, nulla verrà regalato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Comunque, va detto e ridetto che, proprio per la complessità di quello che vi ho detto, questo provvedimento non è uno “svuota carceri”, ma, se riuscisse ad esserlo in senso vero e efficace, sarebbe già un grossissimo risultato, perché restituirebbe alla società dei soggetti diversi. L’investimento economico sulla misura ritornerà in termini di non ritorno al crimine con i relativi costi sociali per la vittima, per il costo dei processi e per il mantenimento del detenuto in carcere. Importante è il coinvolgimento dell’ufficio per il processo presso i tribunali di sorveglianza, uffici di frontiera letteralmente massacranti per gli operatori. A questi voglio dare il mio personale grazie e quello della Lega.

Consentitemi una digressione personale. Io sono stata magistrato di sorveglianza in anni lontani (dal 1987 al 1991 a Roma) e le competenze che il Tribunale di sorveglianza aveva erano meno della metà di quelle che ora gravano sui Tribunali di sorveglianza. I Tribunali di sorveglianza vanno sostenuti, vanno potenziati e vanno anche conosciuti, perché sono una specie di “cenerentola” del diritto. Nell’eterno conflitto – questo lo riconosco che esiste – tra garantismo e giustizialismo, che attraversa dialetticamente la maggioranza di cui noi facciamo parte, questa legge rappresenta il giusto punto di equilibrio tra le due esigenze. Ed è per questo che convintamente, a nome della Lega-Salvini Premier, esprimo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Prima di affrontare il provvedimento in questione, non possiamo non ricordare alcuni nomi. Lo hanno fatto già altri colleghi, ma lo ribadisco anch’io, perché questa è la situazione ad oggi degli istituti penitenziari italiani. Oggi 64.645 persone sono ristrette negli istituti penitenziari su 51.183 posti disponibili. Ma attenzione: di questi cosiddetti posti disponibili, 4.941 di fatto non lo sono, per cui in questo momento ci sono 64.645 detenuti per 46.242 posti disponibili. Dall’inizio dell’anno abbiamo contato 24 suicidi. Contiamo ad oggi quasi il 140 per cento di sovraffollamento. Mi consenta, Presidente, di ringraziare i parlamentari del Partito Democratico, deputati e senatori, che ormai ogni settimana – in particolare in questo periodo in cui stiamo replicando l’iniziativa “Bisogna aver visto” – sono andati e continuano ad andare negli istituti penitenziari italiani per le visite ispettive, all’esito delle quali presentiamo interrogazioni, a cui quasi mai viene data risposta, e chiediamo un intervento che finora, però, sul carcere è mancato.

Mancano 20.000 agenti perché, nonostante le assunzioni, le cessazioni del rapporto di lavoro superano le assunzioni stesse. Possiamo definire missing in action il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria; quasi quanto il Garante nazionale per i detenuti, che sappiamo aver depositato una relazione per l’anno 2024 – ripeto: 2024, non 2025 -, peraltro ammettendo, il Garante, di aver utilizzato i dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, cioè dal soggetto su cui dovrebbe in qualche modo vigilare e rispetto a cui, evidentemente, non riesce a esercitare pienamente quella indipendenza che la legge gli riconosce. In questo momento, Presidente, più di 30 bambini – anche molto piccoli, come hanno potuto verificare i nostri parlamentari – sono in carcere.

Chiedo scusa, Presidente, posso chiedere ai colleghi alla mia sinistra un po’ di silenzio, perché non riesco a parlare? Grazie.

Ci sono istituti penitenziari nei quali i detenuti in alta sicurezza accedono liberamente ai telefonini e ai criptofonini. Solo nelle carceri siciliane – così come ci ha detto ieri il procuratore De Lucia, audito in Commissione antimafia – sono stati scoperti 225 telefonini, dall’inizio del 2026 e per una parte del 2025. Procuratore che – lo voglio dire, Presidente – noi ringraziamo, e a cui esprimiamo tutta la solidarietà anche per l’attacco e gli insulti che ha ricevuto dal Ministro Nordio, per il semplice fatto che ha ricordato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) che gli istituti penitenziari oggi sono, da questo punto di vista, fuori controllo.

E, Presidente, vorrei anche ricordare, proprio a proposito del DAP, che continuano ad essere seduti ai suoi vertici esattamente quelle persone che erano sedute, insieme al Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, a cena alla Bisteccheria d’Italia. Forse, anche su questo una riflessione il Ministro dovrebbe farla. Questa, quindi, in poche parole la situazione degli istituti penitenziari e della giustizia italiana. Presidente, vengo ora al provvedimento che ci interessa: la detenzione domiciliare speciale. Presidente, lo dico da subito: noi condividiamo, perché lo abbiamo fatto in tutta questa legislatura e anche nella legislatura scorsa, qualunque iniziativa che possa migliorare, oggi, la condizione di vita e di lavoro all’interno delle carceri italiane. Per cui, condividiamo il principio di questo provvedimento. Ed è per questo motivo – Presidente, glielo dico da subito – che il Partito Democratico esprimerà un voto di astensione. Ma, allora, perché l’astensione? Perché, pur condividendo il principio e pur condividendo l’obiettivo di questo provvedimento, esso contiene delle criticità e degli aspetti che restano oggettivamente insufficienti o insoddisfacenti.

Parto da quelli insufficienti, Presidente. Intanto, le risorse che sono state messe a disposizione di questo provvedimento. Sono risorse, Presidente, del tutto insufficienti a fronte di quei 64.645 detenuti che i dati ci dicono per il 30 per cento essere tossicodipendenti o alcoldipendenti. Persone che mai dovrebbero entrare in carcere e per questo condividiamo il principio, perché quelle persone non devono entrare in carcere ma devono poter accedere a un sistema di cura e di assistenza che permetta, pur pagando per quel reato che hanno commesso, di poter essere recuperate, perché voglio ricordare, anche ad alcuni dei nostri colleghi, che l’articolo 27 della Costituzione parla del fine della pena anche come fine della rieducazione e del reinserimento sociale.

Se vogliamo che queste persone possano avere un reinserimento sociale – anche nel ricordare le parole del professore Giostra, che ci dice che la sicurezza non la otteniamo impegnandoci a sapere quando un detenuto esce dal carcere ma se ci preoccupiamo di come quel detenuto esce dal carcere, ed è per questo motivo Presidente, come dicevo dall’inizio, che condividiamo il principio – rimaniamo abbastanza sorpresi delle poche risorse che il Governo mette a disposizione per l’attuazione del provvedimento stesso. Perché, Presidente, a fronte di un po’ più di 20.000 persone che avrebbero diritto a questa possibilità di accesso, noi stiamo parlando, se tutto va bene, di 500 posti disponibili. Quindi, Presidente, è un provvedimento che non affronta in modo organico, come avremmo voluto, i problemi legati alle condizioni di vita e di lavoro oggi all’interno delle carceri italiane.

Insoddisfacente, perché ci sono delle criticità e delle questioni che non ci convincono. C’è una sorta di privatizzazione del sistema, che noi invece continuiamo a pensare debba avere una finalità pubblica. Per cui, se mancano i posti nelle comunità terapeutiche, si creino le condizioni perché quei posti vi siano; ma non si pensi che l’unica soluzione, come purtroppo accade anche per la sanità pubblica, sia quella di affidarsi esclusivamente al privato che, per carità, è fatto anche di associazioni di volontariato che ringraziamo, perché sono oggi proprio quelle associazioni, quei volontari, quelle persone che si occupano fino in fondo delle condizioni all’interno delle carceri. Però riteniamo che, rispetto a questa particolare detenzione domiciliare, un passaggio in più si sarebbe dovuto fare, anche nei tempi, Presidente. Perché noi ci poniamo una domanda. E lo dico alla Sottosegretaria Siracusano, che ringrazio per la presenza, anche in Commissione. Certo, avremmo voluto vedere un po’di più il Ministro Nordio. Non lo vediamo da tempo: dopo che il Governo è stato sconfitto al referendum costituzionale, il Ministro Nordio non si è più visto se non con dichiarazioni del tutto discutibili – che ovviamente abbiamo respinto al mittente -, ma lo avremmo voluto almeno questa volta. Non è venuto come già non venne quando il Parlamento, in seduta straordinaria, si occupò di carcere: neanche allora era presente, neanche oggi è presente. Questo a significare…Ma ce l’aveva detto con chiarezza l’atteggiamento che aveva tenuto quando, nel luglio del 2024, fece il decreto Carceri: eravamo tutti qua per il voto finale al provvedimento, e lui già si recava a Palazzo Chigi e ne usciva per dire che bisognava fare qualcosa di più, e che si affidava al Presidente della Repubblica per farlo. Ecco, noi riteniamo ancora una volta che, su questo tema come su tanti altri che riguardano la giustizia italiana, il Ministro Nordio sia assolutamente inadeguato al ruolo delicato e importante che gli è stato affidato dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

E, Presidente, come dicevo, non ci convince neanche il tempo dell’attuazione di questo provvedimento che, per come è scritto – 120 giorni -, rischia di rimanere semplicemente sulla carta. E non bastano i buoni propositi del Sottosegretario Mantovano, avremmo voluto qualcosa in più, avremmo voluto che fosse scritto nero su bianco che questo provvedimento è davvero a cuore del Governo, che sembra invece essersi semplicemente lavato la coscienza con poco, e non aver fatto nulla per quanto riguarda il carcere.

Presidente, noi riteniamo che gli istituti penitenziari italiani oggi siano una vera e propria emergenza nazionale. Presidente, riteniamo che sia necessario intervenire perché quel “fuori controllo” a cui si è fatto riferimento incide sulla sicurezza di tutti i cittadini e le cittadine italiane. Presidente, riteniamo che questo provvedimento – sul quale, ripeto, ci asteniamo – sia però insoddisfacente e insufficiente, perché molto di più si deve fare e molto di più avete dimostrato di non voler fare, quando avete affossato la liberazione anticipata speciale e quando avete affossato la legge sulle detenute madri. Quindi, non è sufficiente commemorare, non è sufficiente parlare, è necessario fare fatti. Questo è un piccolo fatto. Questo fatto è del tutto insufficiente di fronte ad una assenza di strategia sul tema degli istituti penitenziari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Varchi. Ne ha facoltà.

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, intervengo oggi su questo provvedimento, che arriva all’esame di quest’Assemblea all’esito di un lungo lavoro di ascolto, di confronto e di recepimento delle istanze di chi ogni giorno lavora in questo settore. Mi riferisco a tutto quel mondo, fatto anche da strutture pubbliche nelle quali esercitano la propria opera grandi professionalità e grandi competenze, che è quel mondo che si occupa del recupero delle dipendenze. Mondo rispetto a cui, ce lo dobbiamo dire, le disposizioni vigenti fino all’approvazione definitiva di questa norma hanno dimostrato più di qualche lacuna.

Ecco, perché a noi, di Fratelli d’Italia, viene molto complicato accettare lezioni di legislazione, di tecnica legislativa e di buon governo da chi, al Governo, c’è stato prima di noi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Peraltro, signor Presidente, chi ha seguito i lavori di questo provvedimento, nell’altro ramo del Parlamento, sa bene che sono stati accolti molti dei suggerimenti che i gruppi parlamentari di opposizione hanno presentato. Ecco perché, ancora una volta, credo che il dibattito in questa Camera dei deputati sia stato leggermente inquinato dai dati contingenti del dibattito politico, perché, altrimenti, non mi spiegherei come mai tutte le osservazioni che respingo al mittente, perché ritengo insussistenti, svolte in quest’Aula dai gruppi di opposizione, non siano state tradotte in emendamenti dai loro colleghi al Senato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia), avendo gruppi parlamentari anche in quel ramo del Parlamento.

E, ancora, signor Presidente, nel corso della VII Conferenza nazionale sulle dipendenze, che si è svolta a Roma, nel novembre del 2025, la cui relazione finale è pubblicata sul sito del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato affrontato il tema, in maniera molto laica, partendo, come siamo soliti fare noi, dai dati, dai numeri, dalle statistiche, cioè dalla fotografia della realtà, perché, quando si vuole affrontare un problema importante come questo, non lo si fa con un approccio filosofico, ma lo si fa con un approccio empirico.

Allora, partendo da quella relazione che ha un capitolo specifico su questo tema, abbiamo voluto declinare i due obiettivi principali di questo provvedimento: da un lato, la risposta sanzionatoria, alla quale lo Stato non può e non deve mai rinunciare finché ci saremo noi al Governo; dall’altro, il recupero effettivo della persona, perché i dati analizzati raccontano che l’impulso tossicomanico è fortissimo verso la commissione di reati predatori e di altra natura.

Allora, la detenzione domiciliare legata indissolubilmente a un programma socio-riabilitativo, secondo noi, avrà un grande effetto, cioè quello di spezzare la catena della dipendenza e, con essa, spezzare anche la catena della recidiva. Ecco perché, io credo che con questa legge vincano la persona e la sicurezza dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

È una legge scritta applicando la Costituzione che privilegia un approccio rieducativo accanto all’approccio sanzionatorio e, quindi, vince la sicurezza, perché un tossicodipendente che viene completamente recuperato, sotto la stretta sorveglianza dello Stato, è un tossicodipendente che esce dal tunnel e non delinquerà più, abbattendo, quindi, la recidiva.

E, ancora, questo avrà, quale effetto indiretto, ma non secondario, quello di decongestionare gli istituti penitenziari per un recupero autentico che non sia fatto solo di parole ai convegni, ma di autentico reinserimento sociale. Questo è il secondo obiettivo della norma.

Infine, è una norma estremamente rigorosa, perché contiene dei limiti invalicabili per i reati ostativi di cui all’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario e, quindi, contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e contro i reati più gravi non c’è alcun passo indietro da parte di questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Del resto, signor Presidente, quando ho immaginato questo intervento, l’ho immaginato in un clima di condivisione frutto del lavoro che è stato fatto al Senato dove, come ho già avuto modo di dire, molti emendamenti delle opposizioni sono stati accolti e, oggi, sono versati nel testo che questa Camera sta approvando e lo approverà con una sostanziale condivisione mascherata negli interventi che, pure oggi, ho dovuto ascoltare che, in realtà, sono il frutto di una presa di posizione legata al dibattito contingente.

Allora, signor Presidente, su questo, qualche parola la voglio dire, perché, da parte del Partito Democratico che ha varato tagli orizzontali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia) che hanno portato la Polizia penitenziaria a meno 8.000 unità, noi lezioni non ne possiamo accettare! E dal MoVimento 5 Stelle che, con la scusa del COVID-19, ha fatto scarcerare mafiosi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia – Commenti della deputata D’Orso), noi lezioni non le possiamo accettare!

PRESIDENTE. Deputata D’Orso!

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Non si preoccupi, Presidente, comprendo il nervosismo dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, perché la verità, talvolta, fa male, ma non per questo ci sottraiamo agli obblighi di un partito che governa e un partito che governa deve proporre delle soluzioni. Questo provvedimento offre soluzioni chiare, perché diciamo che, se delinqui, deve scontare la tua pena. Alla risposta sanzionatoria dello Stato, non rinunciamo e non rinunceremo mai, ma siamo anche consapevoli che la persona va messa, comunque, al centro di un percorso di recupero.

Il percorso di recupero è efficace solo se è strettamente collegato all’esecuzione della stessa pena: stai in detenzione domiciliare nella misura in cui acconsenti a intraprendere un percorso di recupero (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Ecco perché, Presidente, poc’anzi ho detto che, con questo provvedimento, i due obiettivi possono dirsi pienamente raggiunti.

Ancora, in materia di giustizia, vorrei ricordare, essendo stata, nella scorsa legislatura, un parlamentare di opposizione, che, in quest’Aula, arrivavano sistematicamente provvedimenti annunciati come epocali con la clausola di invarianza finanziaria. Allora, non accetto che, oggi, si dica che le somme sono insufficienti quando, nella scorsa legislatura, sono state varate riforme ai nostri codici con la clausola di invarianza finanziaria. Da chi ha depauperato i capitoli in materia di giustizia, noi lezioni non ne accettiamo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia)!

Peraltro, questa norma contiene una copertura già a partire dal 2026; noi siamo alla fine del mese di luglio, stiamo approvando oggi questa norma eppure, per l’intero anno 2026, questa maggioranza, questo Governo, hanno previsto una copertura finanziaria, il che significa una cosa soltanto, ossia che noi, a questo provvedimento, crediamo; noi, all’efficacia di questo provvedimento, crediamo molto e siamo nella condizione di stanziare risorse.

Naturalmente, io auspico che queste risorse si rivelino insufficienti, ma non come lo auspica il Partito Democratico per contestare il nostro lavoro; lo auspico perché significherà che questo provvedimento ha pienamente raggiunto il suo scopo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Allora, sì, mi auguro che ci sarà la necessità di operare in variazione, perché questo significherà che molte persone saranno state recuperate senza un approccio pregiudiziale al problema delle carceri nelle quali anche noi ci rechiamo, non certo per parlare con i terroristi, ma per capire quali sono le condizioni di lavoro e di vita all’interno degli istituti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Presidente, concludo questo mio intervento, annunciando il voto favorevole di Fratelli d’Italia su un provvedimento in cui vince la persona e la sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

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