Celle o cellette? (Fabio Falbo e Gianni Alemanno)

Corridor of prison cells with a guard walking and hands gripping bars in one cell

Fabio Falbo e Gianni Alemanno hanno scritto anche a Terzultima Fermata, tramite il servizio postale del carcere di Rebibbia, per diffondere la richiesta di procedere ad una verifica effettiva delle condizioni detentive alla luce del caso Prato.

Nella lettera ricevuta si legge: “Il recente caso della casa circondariale della Dogaia di Prato rappresenta un punto di svolta che non può essere considerato isolato, ma deve essere letto come indice di una criticità sistemica.

Come emerso da una perizia promossa dalla Camera Penale di Prato, le misurazioni ufficiali delle celle fornite dall’amministrazione penitenziaria non risultavano corrispondenti alle dimensioni reali degli spazi detentivi.

In particolare, è stato accertato che, in numerose celle occupate da 3 persone detenute, non veniva garantito lo spazio minimo vitale di 3 metri quadrati per persona.

Il Tribunale di sorveglianza preso atto di tali risultanze, ha riconosciuto la sussistenza di condizioni di detenzione inumane e degradanti, applicando i rimedi previsti dall’ordinamento, riduzione della pena tramite liberazione anticipata e, nei casi di pena esaurita, risarcimento economico.

Questo dato impone una riflessione di sistema, non siamo di fronte a una mera difformità tecnica, ma a una frattura tra dato ufficiale e realtà fattuale che incide direttamente sulla libertà personale, sulla dignità umana e sul corretto esercizio della funzione giurisdizionale. Ne deriva che non è più sostenibile che le decisioni dei magistrati di sorveglianza siano fondate su dati dichiarati e non effettivamente verificati.

Il caso di Prato dimostra in modo inequivoco che solo attraverso una verifica tecnica indipendente e possibile accertare la reale condizione detentiva e garantire l’effettività delle tutele previste dall’art. 27, comma 3, Cost. e dall’art. 3 CEDU.

Alla luce di quanto esposto, si chiede all’Unione delle Camere Penali Italiane, all’Osservatorio Carcere di e alla Camera Penale di Roma di promuovere una iniziativa coordinata nazionale volta alla verifica delle effettive dimensioni delle celle negli istituti penitenziari; sollecitare le Camere Penali territoriali ad attivare perizie tecniche indipendenti, sul modello già sperimentato con successo a Prato; elaborare linee guida difensive per contestare in sede giurisdizionale l’utilizzo di dati non verificati; portare la questione all’attenzione istituzionale e parlamentare, quale problema strutturale del sistema penitenziario. In via subordinata, e al fine di garantire un accertamento immediato e concreto anche a livello locale, si propone di valutare l’attivazione di una convenzione con il Comune di Roma, coinvolgendo l’Assessorato ai Lavori Pubblici.

In particolare, si propone che venga individuato un tecnico comunale (geometra o figura equivalente); il tecnico sia incaricato di effettuare misurazioni dirette e certificate delle celle negli istituti penitenziati del territorio; tali attività siano svolte in coordinamento con l’Ufficio di Sorveglianza, al fine di garantire l’utilizzabilità immediata dei dati in sede giudiziaria. Questa soluzione consentirebbe di superare i limiti dei dati amministrativi non verificati; fornire ai magistrati elementi oggettivi e indipendenti; replicare concretamente il modello virtuoso già emerso nel caso Prato.

Il caso del carcere di Prato “Dogaia” ha dimostrato che la verità delle condizioni detentive emerge solo quando viene misurata.

Per questo oggi più che mai, è necessario un impegno collettivo dell’avvocatura penalista perché quando i metri quadrati non sono verificati, non è ‘solo la dimensione della cella a essere incerta, ma il confine stesso tra esecuzione legittima della pena e trattamento inumano. Confidando nel Vostro autorevole intervento, si porgono distinti saluti”.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo Roma Rebibbia 25.05.2026

Lascia un commento