Nordio / Cafiero De Raho: il botta e risposta, oggi in Parlamento, sulla reintroduzione dell’abuso d’ufficio (Redazione)

Segnaliamo quanto è accaduto oggi a Montecitorio nel corso della risposta all’interrogazione sulle “Iniziative normative volte a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, anche al fine di evitare procedure di infrazione in ambito europeo”, il testo alla fine del post.

PRESIDENTE. La deputata Valentina D’Orso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02635 (Vedi l’allegato A).

VALENTINA D’ORSO (M5S). Grazie, Presidente. “La corruzione distrugge risorse, vanifica l’impegno, minaccia la sicurezza, talvolta uccide le persone. E, intanto, corrode lentamente le fondamenta stesse della convivenza civile”: faccio mie queste parole del presidente dell’Autorità anticorruzione. La corruzione non può essere minimizzata parlando di “modestissime mazzette”, come ha fatto lei, Ministro, o lasciando al suo posto chi viene rinviato a giudizio per corruzione, come l’assessore siciliana Amata. Mentre il Governo Meloni arretra nella lotta alla corruzione, per fortuna in Europa l’attenzione è alta.

In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e, prima ancora, contrastare tutte le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico e in cui le funzioni pubbliche vengono piegate ad un interesse privato, come accade con l’abuso d’ufficio. La nuova direttiva anticorruzione impone all’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. Quindi, Ministro, le chiedo: avete intenzione di introdurre il reato di abuso d’ufficio o volete esporre l’Italia alla procedura di infrazione e alle conseguenti sanzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.

CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie. Ancora una volta, in premessa, vorrei dire che quando si parla e si è parlato di “modeste mazzette” e, ancora una volta, si è attribuito a questo Ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto.

Quindi, non è un sacrilegio usare questo aggettivo. Detto ciò, la risposta (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… signori, è nel codice penale: se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia…

PRESIDENTE. Facciamo rispondere.

CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. …parlare di modestia anche di cosiddette “mazzette” o del pretium sceleris della corruzione. Detto questo, la risposta sull’introduzione del reato di abuso d’ufficio è nettamente negativa (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi abbiamo dimostrato all’Europa, anche in base alla recente sentenza della Corte costituzionale, che voi sicuramente conoscete perfettamente, che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre tutti i sistemi anti-corruzione, che sono quelli che stanno a cuore all’Europa, e in questo l’arsenale repressivo e preventivo dell’Italia è il più ricco di tutti.

Abbiamo addirittura dei reati che gli altri Stati non conoscono: penso, per esempio, alla concussione per induzione, che è difficilissima da spiegare agli stranieri perché non sanno neanche che cosa sia; abbiamo la corruzione propria e impropria, antecedente e susseguente; abbiamo la concussione per coazione e la concussione per induzione; abbiamo, come sapete, anche la turbativa d’asta. Abbiamo, insomma, ben 17 articoli che costituiscono l’arsenale normativo contro la corruzione del quale l’Europa si è detta soddisfatta.

L’articolo citato da voi non ha niente a che vedere perché l’articolo 7 non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice, non individua condotte determinate, mentre, al contrario, il reato di abuso di ufficio, che è stato abrogato perché su mille ipotesi di reità ne arrivavano a condanna sì e no l’1 o il 2 per cento, è stato abrogato proprio perché mancava dalle caratteristiche della tipicità, del principio di legalità e anche del principio di tutela del bene protetto, perché il bene protetto, con l’arsenale normativo che noi abbiamo di ben 17 fattispecie di reato, è ampiamente tutelato. Ce lo ha riconosciuto anche l’Europa (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. Il deputato Cafiero De Raho, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, in verità, lei ci lascia sempre stupiti con le sue parole e, in questo caso, in particolare, affermando che addirittura non ci adegueremo alla direttiva. Sembra che vogliamo apertamente dire: noi della normativa europea veramente siamo totalmente stanchi, siamo stanchi di essere europei probabilmente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ma, nel caso di specie, voi avete fatto qualcosa di molto grave nell’abolire l’abuso d’ufficio, perché quella era l’unica tutela che aveva il cittadino nei confronti del potere pubblico, nei confronti dell’arroganza del potere, cioè nei confronti della politica, dei pubblici ufficiali, di coloro che si trovano nelle pubbliche amministrazioni, di tutti coloro che esercitano il potere come un’arma a loro favore o a favore dei loro clienti, dei loro amici o dei loro parenti.

E quella era una norma fondamentale nei concorsi pubblici, nelle liste d’attesa, nelle concessioni, in tutto ciò in cui il cittadino può essere leso nei propri diritti e nelle proprie aspettative (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Avete fatto qualcosa che vi pone fra gli unici tre Paesi europei che non hanno l’abuso d’ufficio; gli altri 24 ce l’hanno. E anche nell’ambito della normativa che abbiamo, noi stiamo agli ultimi posti fra i Paesi europei occidentali; tanto è vero che proprio Transparency International ci pone quest’anno al 52° posto; eravamo al 42° nel 2020.

Ma, ancora una volta, noi siamo convinti che la vostra cultura garantista, in realtà, sia la cultura di casta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Voi non approdate assolutamente a tutto ciò che è necessario per quanto riguarda il cittadino, e credo che i cittadini, con il voto del referendum, vi abbiano dimostrato che state seguendo una linea che non è la loro. Il cittadino vuole essere nel mondo della legalità; voi, invece, andate in un’altra direzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.

Il testo dell’interrogazione

Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

la legge 9 agosto 2024, n. 114 (cosiddetta «legge Nordio»), ha disposto l’abrogazione integrale dell’articolo 323 del codice penale, cancellando dall’ordinamento il delitto di abuso d’ufficio;

tale scelta è stata operata nonostante il parere contrario (anche) di autorevoli giuristi, magistrati e costituzionalisti, i quali avevano ammonito circa il rischio di creare un pericoloso «vuoto di tutela» rispetto a condotte prevaricatrici della pubblica amministrazione a danno dei cittadini e del buon andamento della stessa;

ora, l’articolo 7 della «direttiva anticorruzione», approvata il 25 marzo 2026 dal Parlamento europeo, impone agli Stati membri un obbligo di incriminazione «dell’esercizio illecito di funzioni pubbliche»;

si rammenta che la direttiva è stata approvata su impulso della delegazione europea del MoVimento 5 Stelle e che i gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno radicalmente contestato la predetta abrogazione, considerando imprescindibile la fattispecie penale dell’abuso d’ufficio;

l’Autorità nazionale anticorruzione ha segnalato i vuoti di tutela che avrebbero lasciato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite. «Per compensare l’arretramento del diritto penale, si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo, è avvenuto il contrario», è quanto si legge nella relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione, illustrata dal presidente Giuseppe Busia alla Camera dei deputati il 21 aprile 2026;

in proposito, gli interroganti rammentano anche l’indebolimento della disciplina delle incompatibilità e dei limiti al passaggio diretto tra cariche pubbliche;

ad avviso degli interroganti, l’abrogazione compiuta pone il nostro Paese in un’imbarazzante posizione per aver abrogato un reato che ora è vincolato a reintegrare, cui si aggiunge la condizione di palese difformità rispetto ai requisiti minimi di incriminazione richiesti dalla direttiva, con il rischio concreto di una procedura d’infrazione qualora non si provveda all’adeguamento;

il reato di abuso di ufficio, allorquando vigente, rappresenta un presidio di legalità che tutela il cittadino da ogni forma di prevaricazione, comprese quelle che possono originarsi all’interno della pubblica amministrazione, e previene condotte distorsive nell’ambito della discrezionalità amministrativa –:

se non intenda adottare opportune iniziative normative volte a rivedere le scelte operate con la legge n. 114 del 2024 e a reintrodurre nell’ordinamento penale il reato di abuso d’ufficio, onde garantire la tutela dei diritti dei cittadini di fronte ai poteri pubblici, scongiurando, altresì, l’avvio di imbarazzanti e onerose procedure di infrazione.

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