Il dopo referendum sulla giustizia e sulla separazione delle carriere ha generato, secondo taluni, un rafforzamento delle guarentigie dei magistrati e, secondo altri, è stata difesa la Costituzione.
Sono opinioni nelle quali non ci ritroviamo e non condividiamo.
Gli stessi magistrati sanno benissimo che quasi 13 milioni di italiani volevano riformare il sistema, ma soprattutto, sanno che il sistema giustizia per come è va riformato.
A fronte di queste considerazioni di base, qualcosa con il referendum e con la discesa in campo (di berlusconiana memoria) di ANM è successo.
ANM da mero sindacato delle toghe molto criticato già prima da diversi magistrati (si legga per tutti “Tiro al piccione” di Guido Salvini) ha assunto un ruolo ed una sorta di funzione pubblica di soggetto politico.
ANM con il referendum ha cambiato pelle e da soggetto di rappresentanza “sindacale” è passato ad essere un “soggetto politico” portatore di interessi e di istanze tali da condizionare il ruolo politico di chi per Costituzione è deputato a scrivere, varare ed approvare leggi.
Si potrebbe sostenere che ANM da struttura di rappresentanza è passata ad essere un “Parlamentino” di magistrati che vuole contare ogni qual volta si parla di modifiche (anche per la legge ordinaria) di normative sulla Giustizia.
Non vi è chi non veda che questa è una stortura del sistema e che è del tutto inaccettabile.
AMN non ha alcun ruolo istituzionale e per i pareri (non vincolati) la Costituzione (che si vorrebbe difendere, ma a pro-proprio) ha previsto il CSM.
Se era possibile violare la Costituzione questo è stato fatto.
Il nuovo “soggetto politico” sarà una spina nel fianco di ogni Governo e di ogni Coalizione.
Sarà un problema istituzionale?
Sarà un problema costituzionale?
Una cosa è certa: sarà un problema di non poco conto. Il futuro della giustizia in Italia è tutto meno che roseo
