Il progressivo peggioramento dello svolgimento quotidiano della professione è sotto gli occhi di tutti.
Un generale scadimento dei servizi degli uffici dei tribunali, con le dovute eccezioni, si riscontra nella vita lavorativa di noi avvocati.
Ultimo in ordine di tempo, l’ufficio dell’archivio della Procura della Repubblica di Roma teatro di una esilarante dimostrazione di logica ed efficienza.
Diciamo subito che appaiono francamente eccessivi ben 30 (trenta giorni) per evadere una richiesta di visione di un fascicolo archiviato ed eliminiamo subito l’alibi per antonomasia degli uffici dei tribunali, in archivio non manca il personale.
Posso dirlo a ragion veduta avendo verificato in loco che il personale è presente in forze.
La presenza fisica è accompagnata da una notevole vivacità di pensiero propositivo e creativo che si sostanzia nella stesura della seguente regola:
“l’ARCHIVIO (aperto all’utenza nei giorni martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 09.00 alle ore 11.00), la richiesta visione/copie fascicolo e accesso all’ufficio devono essere presentate con istanza da inviare via email arch.procura.roma@giustizia.it.
L’istanza deve contenere NECESSARIAMENTE:
1) numero RGNR;
2) numero faldone;
3) copia della nomina e del tesserino di iscrizione all’Albo;
4) delega e copia documento di identità del delegato qualora il difensore deleghi terze persone.
In assenza dei suindicati requisiti le richieste non verranno evase dall’Ufficio”.
Notiamo che gli archivisti possono ricevere l’utenza dal martedì al giovedì evidentemente il lunedì e il venerdì devono lavorare in maniera indefessa la mole delle richieste che ricevono.
Torniamo alla regola che è il fiore all’occhiello dell’ufficio, infatti anche sulla vetrata dell’archivio è presente in carattere cubitali per farsi leggere senza fraintendimenti.
Regole, regolamenti fioriscono in ogni dove nei nostri tribunali quasi come i fiori primaverili dei campi, spesso gli autori rimangono ignoti per la loro ritrosia a mettersi in mostra disdegnano di firmare i tazebao che accompagnano gli avvocati nella loro giornata lavorativa.
Dopo aver letto la regola invio l’email con la richiesta ed indico il numero di ruolo del fascicolo, il numero del faldone che ha accompagnato nell’ufficio archivio il fascicolo ed allego l’atto processuale ove risulta la mia nomina ed attendo la risposta.
La mia richiesta inizia con il:
“Buonasera,
sono l’avv. Riccardo Radi difensore della persona offesa R……. nel procedimento in oggetto, chiedo cortesemente la visione del fascicolo in oggetto archiviato in data 24 marzo 2022.
Allego l’avviso con la mia nomina”.
Passano poche ore, l’efficienza dell’archivio è proverbiale, ed arriva la risposta: “La sua richiesta è incompleta”.
Rimango un attimo interdetto, incompleta perché?
Non spiegano nulla se non che è incompleta.
Penso e ripenso e verifico che i dati c’erano tutti ma di proposito non ho allegato la fotocopia del mio tesserino di avvocato che viene richiesto al momento della visione del fascicolo e mi sembrava un di più rispetto ai dati necessari per la ricerca e alla mia titolarità a richiederli derivante dalla nomina allegata.
Il giorno dopo mi reco all’ufficio dell’archivio e chiedo di comprendere perché non potevano evadere la mia richiesta senza la fotocopia del tesserino che non serve per la ricerca e per verificare che sono nominato in atti.
Inizia una divertente conversazione dapprima con l’addetta allo sportello che mi risponde è la regola.
Alla mia osservazione che la regola è priva di logica perché richiede la copia del tesserino dell’avvocato che in realtà viene richiesto al momento della visione, alla sportellista arriva in soccorso una volenterosa collega che mi ripete “E’ la regola”.
A questo punto le guardo negli occhi e chiedo ma la “regola l’avete scritta voi due?”, la risposta è “Non è importante chi ha scritto la regola”.
Insisto, bramo nel voler sapere chi è l’autore o l’autrice della regola e chiedo di poter parlare con la responsabile dell’ufficio che si materializza dalle retrovie e senza scomporsi ripete “Avvocato è la regola e noi ci atteniamo alla regola”.
A questo punto comprendo che è tutto tempo perso perché ho di fronte un muro di gomma ed allora compilo il mio modulo riportando i dati che già avevo indicato nella email e consegno il modulo insieme al mio tesserino di avvocato.
L’addetta allo sportello con un ghigno mi dice: “avvocato il suo tesserino non è necessario adesso ma quando verrà a consultare il fascicolo”.
Rischio di diventare pazzo e torno a studio ma nel pomeriggio ricevo l’email dall’ineffabile ufficio archivio della Procura:
“Spett.le Avv.to,
Con riferimento alla sua richiesta, si comunica che la visione del fascicolo può essere effettuata presso lo sportello dell’Ufficio Archivio (pal. C- piano terra – sportello Archivio) il giorno 06/12/2023 alle ore 09.30.
PROTOCOLLO: 2990 (Si raccomanda il rispetto della data ed orario indicati)
Distinti saluti
Ufficio Archivio”.
Una comunicazione che è l’emblema della protervia del burocratese e della burocrazia.
Avete capito, ci vogliono ben trenta giorni per visionare il fascicolo forse perché il resto del tempo viene occupato a scrivere la Regola.
Posso sopravvivere alle regole e ai regolamenti insensati ma allo spettabile avvocato anche noooooooo.
E penso che a queste condizioni si incazzerebbe anche Babbo Natale.

Uno (o taluno) dì questi personaggi, un giorno potrebbe avere bisogno di un avvocato per sua difesa (o per l’assistenza di qualche proprio caro) ed allora si renderà necessario e doveroso applicare, da parte del difensore, regole precise e tassative nei suoi confronti.
Non si tratterà solo di una naturale forma di contrappasso, ma anche di un umano tentativo tardivo (ancorchè forse vano) di fare comprendere a costoro la loro frustrata insipienza che umilia la giustizia.
"Mi piace""Mi piace"
Non credo che farebbe bene il difensore a cedere a questa voglia di rivalsa. Otterrebbe soltanto di sminuire se stesso e la sua funzione. Non ce ne sarebbe neanche bisogno: l’esperienza di trovarsi accusati penalmente sarebbe da sola sufficiente a capire ciò che prima non si è voluto capire.
"Mi piace""Mi piace"