Riparazione per ingiusta detenzione: autonomia e limiti rispetto al giudizio penale (di Vincenzo Giglio)

Cass. pen., Sez. 3^, sentenza n. 4590/2023 (udienza del 9 gennaio 2023), analizza i rapporti tra il giudizio riparatorio per ingiusta detenzione e il giudizio penale nel quale si è verificato l’evento ingiusto.

Vicenda

La Corte di appello competente, pronunciando come giudice di rinvio dopo l’annullamento della decisione precedente, respinge una domanda di riparazione per ingiusta detenzione.

Il difensore dell’istante ricorre per cassazione, deducendo in un unico motivo la violazione dell’art. 627, comma 3, cod. proc. pen. e violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza di una condotta gravemente colposa ex art. 314 cod. proc. pen.

Decisione della Corte di cassazione

Il collegio ha accolto il ricorso.

…Poteri del giudice di rinvio

L’estensore si è soffermato in premessa sul ruolo del giudice di rinvio.

Ha ricordato che i suoi poteri sono diversi a seconda che l’annullamento sia stato pronunciato per violazione o erronea applicazione della legge penale oppure per mancanza o manifesta illogicità della motivazione.

Nel primo caso, il giudice di rinvio ha sempre l’obbligo di uniformarsi alla decisione sui punti di diritto indicati dal giudice di legittimità e su tali punti nessuna delle parti ha facoltà di ulteriori impugnazioni, pur in presenza di una modifica dell’interpretazione delle norme che devono essere applicate da parte della giurisprudenza di legittimità.

Nel caso, invece, di annullamento per vizio di motivazione – come nella specie- il giudice di rinvio conserva la libertà di decisione mediante autonoma valutazione delle risultanze probatorie relative al punto annullato anche se è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema implicitamente o esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento (Sez. 2^, sentenza n. 27116 del 22/05/2014, Rv. 259811; Sez. 5^, sentenza n.7567 del 24/09/2012, dep.15/02/2013, Rv.254830; Sez. 1^, sentenza n.26274 del 06/05/2004, Rv.228913).

In particolare, il giudice di rinvio è vincolato dal divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi argomenti ritenuti illogici o carenti dalla Corte di cassazione, ma resta libero di pervenire, sulla scorta di argomentazioni diverse da quelle censurate in sede di legittimità ovvero integrando e completando quelle già svolte, allo stesso risultato decisorio della pronuncia annullata. Ciò in quanto spetta esclusivamente al giudice di merito il compito di ricostruire i dati di fatto risultanti dalle emergenze processuali e di apprezzare il significato e il valore delle relative fonti di prova, senza essere condizionato da valutazioni in fatto eventualmente sfuggite al giudice di legittimità nelle proprie argomentazioni, essendo diversi i piani su cui operano le rispettive valutazioni e non essendo compito della Corte di cassazione di sovrapporre il proprio convincimento a quello del giudice di merito in ordine a tali aspetti (Sez. 4^, sentenza del 21 giugno 2005, Poggi, Rv 232019).

…Autonomia e limiti del giudizio di riparazione rispetto al giudizio di cognizione

L’estensore ha ricordato che il giudizio per la riparazione dell’ingiusta detenzione è del tutto autonomo rispetto al giudizio penale di cognizione, impegnando piani di indagine diversi e che possono portare a conclusioni del tutto differenti sulla base dello stesso materiale probatorio acquisito agli atti, il che, tuttavia, non consente al giudice della riparazione di ritenere provati fatti che tali non sono stati considerati dal giudice della cognizione ovvero non provate circostanze che quest’ultimo ha valutato dimostrate; in particolare, nella valutazione del dolo o della colpa grave ostativi al riconoscimento del diritto alla riparazione, il giudice non può attribuire importanza decisiva a condotte escluse o ritenute non sufficientemente provate dal giudice della cognizione (Sez. 4^, sentenza n. 46469 del 14/09/2018, Rv.274350 – 01; Sez. 4^, sentenza n. 12228 del 10/01/2017, Rv.270039 – 01).

…Considerazioni conclusive

L’estensore ricorda che l’ordinanza impugnata è stata emessa a seguito di annullamento con rinvio pronunciato dalla Corte con la sentenza n. 29622/20, essendosi rilevato che “in particolare alle contraddizioni intrinseche in cui sarebbe caduta la O., é ben vero che nel verbale di convalida (scritto, invero, con grafia non del tutto agevole da comprendere) vi é un primo passaggio in cui l’odierna ricorrente avrebbe dichiarato che non era presente quando avvenne il litigio (in tal senso, quanto meno, sembrerebbe deporre la verbalizzazione); ma subito dopo la stessa indagata dava chiaramente conto del litigio stesso, descrivendolo brevemente. Orbene, l’apparente distonia dichiarativa resa dal verbale di convalida non sembra sia stata idonea a determinare il giudice della cautela nel senso dell’applicazione della misura alla O. (senza considerare che essa potrebbe spiegarsi con un’inesattezza della traduzione o della verbalizzazione sintetica); ed inoltre, e soprattutto, nelle argomentazioni poste dal G.i.p. a base della sua ordinanza applicativa non si fa riferimento a contraddizioni intrinseche nel dichiarato della O., ma semmai si fa un cenno a quelle della P. al momento dell’arrivo della P.G. nell’immediatezza dei fatti“.; ed ancora che “se da un lato non emerge alcun profilo di rilevanza eziologica delle presunte contraddizioni in cui, secondo la Corte di merito, sarebbe caduta la O., a maggior motivo – come correttamente evidenziato nel ricorso – tale rilevanza non può essere ascritta alle dichiarazioni rese dall’odierna ricorrente in epoca successiva alla sua rimessione in libertà, indipendentemente dalle valutazioni sviluppate al riguardo nella sentenza impugnata“.

A giudizio del collegio di legittimità, il giudice di rinvio non ha adempiuto all’obbligo della motivazione impostogli dalla sentenza di annullamento in quanto ha sostanzialmente riprodotto lo schema motivazionale e gli stessi argomenti nei quali esso si articolava, già ritenuti del tutto inadeguati ed illogici con la decisione di annullamento.

Il giudice del rinvio ha inoltre valorizzando elementi per valutare in maniera difforme la responsabilità penale della ricorrente, in contrasto con le valutazioni del giudice della cognizione, esorbitando così dal piano di indagine devolutogli.

È quindi evidente che l’eventuale condotta ostativa della ricorrente è stata desunta da fatti o comportamenti la cui valenza negativa è stata definitivamente esclusa in sede di cognizione.

La motivazione dell’ordinanza impugnata, in definitiva, risulta manifestamente illogica e giuridicamente errata nella misura in cui ripropone lo schema motivazionale censurato con la decisione di annullamento e pone a fondamento della propria decisione elementi fattuali la cui sussistenza risulta già esclusa nella sentenza assolutoria.

L’esito scontato è stato un nuovo annullamento con rinvio.

Massima

Il giudizio per la riparazione dell’ingiusta detenzione è del tutto autonomo rispetto al giudizio penale di cognizione, impegnando piani di indagine diversi e che possono portare a conclusioni del tutto differenti sulla base dello stesso materiale probatorio acquisito agli atti.

Tale autonomia non va comunque intesa nel senso che il giudice della riparazione possa ritenere provati fatti che tali non sono stati considerati dal giudice della cognizione ovvero non provate circostanze che quest’ultimo ha valutato dimostrate.

In particolare, nella valutazione del dolo o della colpa grave ostativi al riconoscimento del diritto alla riparazione, il giudice non può attribuire importanza decisiva a condotte escluse o ritenute non sufficientemente provate dal giudice della cognizione.