La motivazione della sentenza di revisione di Beniamino Zuncheddu (allegata al post) pesa come un macigno nel giudizio intrapreso avanti la Corte di appello di Roma per il riconoscimento dell’indennizzo per l’errore giudiziario subito. Dalla lettura delle 73 pagine della motivazione emerge che i giudici credono che Beniamino Zuncheddu ha dato causa all’errore giudiziario.
L’ostacolo sarà ridimensionato e spazzato via dall’avvocato Mauro Trogu?
Noi ci crediamo e registriamo positivamente la tempistica dell’uscita del film “Zustissia”, dove si racconta magistralmente la lunga vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu. Il film potrà far conoscere, nel dettaglio, al pubblico la tragica realtà vissuta da questa persona mite che non porta rancore nei confronti di nessuno.
Beniamino Zuncheddu, ad oggi, non è stato indennizzato per i 33 anni di carcere vissuti da innocente e rischia di non avere alcun sacrosanto risarcimento perché’ il suo giudizio di revisione si è concluso con una sentenza che nella parte motiva getta più ombre che luci e potrebbe di fatto impedire in radice la riparazione del danno subito dall’imputato per gli interminabili 33 anni di ingiusta detenzione subiti a causa dell’errore giudiziario di cui è stato vittima.
Secondo la Corte capitolina, “l’assoluzione dell’imputato non può essere piena perche’ il procedimento di revisione non ha condotto alla dimostrazione della certa ed indiscutibile estraneita’ di Beniamino Zuncheddu all’eccidio verificatosi in agro del Comune di Sinnai la sera del 8 gennaio 1991, ma ha semplicemente fatto emergere un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza da imporre la risoluzione del giudicato ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 631, 530 comma 2 c.p.p.” (pagina 14).
Ed ancora: “perché all’esito dell’istruttoria oggi svolta residuano delle perplessità sulla sua effettiva estraneità all’eccidio in discorso, commesso verosimilmente da più di un soggetto, uno dei quali – diversamente da quanto opinato nell’istanza di revisione – non era un cecchino provetto “.
Il pur doveroso rispetto per la sentenza non impedisce di avvertire una certa distanza tra ciò che l’istruttoria dibattimentale, nel giudizio di revisione, ha messo in evidenza in termini di forzatura di almeno alcune delle attività investigative che portarono alla condanna di Zuncheddu e ciò che implica la tipologia dell’assoluzione prescelta dai giudici d’appello.
Tipologia, quest’ultima, che verosimilmente, pesa e potrebbe impedire in radice la riparazione del danno subito dall’imputato per gli interminabili 33 anni di ingiusta detenzione subiti a causa dell’errore giudiziario di cui è stato vittima. Questo solo oggi mi sento di dire, essendo comunque consapevole che l’avvocato Trogu, cui va la mia stima professionale e personale, continuerà nel suo percorso paziente di ricerca della verità e non si fermerà fino a che non lo avrà completato.
Io posso solo dire che leggendo le 73 pagine della motivazione mi sovviene una frase di Marcello Marchesi che sembra riassumere il pensiero dei giudicanti: “L’innocente è sempre colpevole di avere, con il suo maldestro comportamento, indotto la Giustizia in errore”.
