Avvocato e le contromisure al logorio indotto dalle richieste insensate delle cancellerie: il sarcasmo ci salverà? (Riccardo Radi)

Court office with clerks, paperwork, and screens reading “PEC - Invio” and “Invio Posta Certificata.”

Ricevete anche voi dalle cancellerie richieste di integrazione documentazione per le istanze di liquidazione del patrocinio a spese dello Stato?

Molto spesso le richieste di integrazione sembrano dettate da puro spirito dilatorio e la soluzione per resistere al lento logorio indotto potrebbe essere il sano sarcasmo, ecco un esempio fresco fresco.

Il 24 settembre ricevo dalla cancelleria della Corte di appello di Roma sezione 1 la seguente pec: “Egregio Avvocato,

in ordine al procedimento in oggetto, questa cancelleria le segnala la mancata allegazione, all’interno del sottofascicolo contenente la Sua istanza di liquidazione degli onorari, della certificazione di iscrizione alle liste di cui all’art. 81 del D.P.R. 115/2002, indispensabile ai fini della corretta prosecuzione della pratica liquidatoria. La invitiamo a inoltrare quanto richiesto presso questo indirizzo di posta elettronica.
Cordiali salut”
.

La mia risposta a stretto giro di pec:

“Buonasera,
alle volte rimango basito dalle richieste che ricevo. Nell’istanza di ammissione dichiaro che sono iscritto, la cancelleria può verificarlo dall’albo degli avvocati con un semplice collegamento e, ciò nonostante, si richiede …
.”

Oggi l’epilogo: ricevo la comunicazione del deposito del decreto di liquidazione.

Contro il logorio il sarcasmo ci salverà.  

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