Israel Katz, il ministro della difesa di Israele, ha vietato alle bambine e ai bambini di Gaza di giocare con aquiloni e palloncini, considerandoli atti di guerra.
Katz ha ordinato ai militari di agire “immediatamente e con forza”, definendo ogni lancio “un atto di guerra a tutti gli effetti”: un aquilone, con o senza esplosivo, sarà trattato come un drone.
Fame, malattie non bastano ora anche un semplice gioco viene vietato a dispetto della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 che all’articolo 31 riconosce ad ogni minore il diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età. Per Israele a Gaza gli aquiloni sono paragonabili a dei droni.
In Palestina il gioco tradizionale dell’aquilone, chiamato tayiaran in arabo, per i bambini farli volare in alto rappresenta la speranza di superare il triste presente magari accompagnano i sogni di tante bambine e bambini di Gaza.
Le misure per colpire e punire gli aquiloni che volano in celo rappresenta l’ultima frontiera per annientare anche i sorrisi dei bambini che corrono dietro ad u aquilone.
Un aquilone non è un’arma da guerra, è il diritto dei bambini di sognare ancora e richiamare l’uso che ne venne fatto in passato appare una scusa per mascherare l’ennesimo atto contro il sorriso dei bambini.
