C’è un notissimo giornalista e storico italiano, ha diretto il più prestigioso dei quotidiani nazionali, gli era anche stata offerta la direzione della RAI che però ha rifiutato perché non gli era stata garantita l’autonomia necessaria (ma si dice anche perché era risultato indigesto il compenso che chiedeva, pari a vari multipli di quello del suo predecessore).
Oggi è tra i più accreditati opinionisti televisivi, qualunque canale si apra c’è la possibilità concreta di vederlo tra gli ospiti e sentirne i commenti più o meno ispirati, quasi sempre all’insegna delle migliori tradizioni democristiane.
Apprendiamo in questi giorni, con dispiacere, che ha vissuto anni di tormento del tipo peggiore, quello che deriva da una passione inseguita ma mai soddisfatta (la notizia è tratta dal Corriere della Sera, sezione Roma, a questo link).
Il fatto è che gli piacciono gli spaghetti alle vongole, così tanto che vorrebbe divorarli appena serviti a tavola, ancora caldi, ma non può, ed ecco la sua dannazione, perché le vongole sono sempre col guscio.
Togline uno, togline un altro e gli spaghetti si freddano e diventano colla.
Non finisce mica qui perché il nostro non ama l’aglio e detesta le spezie e invece, implacabilmente, trova entrambi nei maledetti spaghetti.
Un tormento che però a un certo punto è finito.
Un’amica gli consiglia un ristorante di pesce che serve il piatto così amato senza gusci, senza aglio e senza spezie.
Inizia ovviamente a frequentarlo e il sogno diventa realtà.
Uno spaghetto dopo l’altro, giorni settimane e mesi che passano e l’”oste da vecchia Roma” che gli aveva garantito il miracolo viene arrestato con l’accusa di avere ideato e organizzato un attentato ad un altro giornalista, con la particolarità che la vittima era un suo amico e, come il collega, frequentava lo stesso ristorante.
Nel frattempo, unitamente ai due drammi principali (l’attentato e la frantumazione del sogno delle vongole sgusciate), se ne consuma uno collaterale e minore ma non irrilevante.
È quello dell’amica del notissimo giornalista che, avendogli consigliato il ristorante del sospetto attentatore, oggi vive nel terrore di essere accostata, anche solo di striscio, a una vicenda così inquietante.
Guarda un po’ cosa può succedere per un’innocente pasta alle vongole.
Dal canto nostro ci sentiamo di ricordare una frase attribuita ad Abraham Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.
Va però detto che il piatto preferito da Lincoln era il pollo alla cacciatora.
Gli fossero piaciuti gli spaghetti alle vongole, magari si sarebbe fatto gli affari suoi e resterebbe intatta la possibilità di prendere in giro tutti per tutta la vita.
