Giornata in memoria delle vittime di errori giudiziari: si ma … forse sarebbe … (Riccardo Radi)

Distinguo, precisazioni il tutto condito con un poco di ipocrisia. Come nostro costume andiamo direttamente alla fonte e mettiamo a disposizione dei lettori la cronaca della giornata di ieri in Parlamento con le relative dichiarazioni di voto sulla proposta relativa all’ “Istituzione della Giornata nazionale «Enzo Tortora» in memoria delle vittime di errori giudiziari” (allegata al post) e delle abbinate proposte di legge nn. 1657​-1694​.

Buona lettura.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 441​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà. Colleghi, come sempre, vi pregherei, se dovete lasciare l’Aula, di farlo in silenzio, così da consentire al collega Sasso di svolgere il suo intervento nel silenzio dell’Aula. Prego, collega Sasso. Proviamo, poi se c’è troppo rumore vediamo di interrompere e riprendere. Abbia pazienza. Prego.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale voterà a favore di questo provvedimento, che ovviamente è meramente commemorativo rispetto, però, a un problema che da decenni attanaglia la storia della Repubblica, che è quello degli errori giudiziari.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE’ (ore 11,25)

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Vede, Presidente… o meglio, eccolo qua, è arrivato il Presidente. Buongiorno, Presidente. Dicevo, non è meramente un atto commemorativo dovuto e giusto alla memoria non solo di Enzo Tortora, ma di tutte le vittime della Repubblica italiana di un uso distorto, di processi sbagliati e di pressioni giudiziarie che hanno operato, purtroppo, centinaia e centinaia di vittime.

Presidente, gliene cito qualcuna. A parte ovviamente Enzo Tortora, come dimenticare il sacrificio di Beniamino Zuncheddu (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), condannato all’ergastolo nel 1991 per la strage di Sinnai, che non ha mai commesso, e assolto dopo 33 anni di carcere per una testimonianza che si è rivelata falsa. O ancora Giuseppe Gulotta (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), accusato ingiustamente del duplice omicidio di due carabinieri alla stazione di Alcamo nel 1976 e assolto soltanto nel 2012, dopo 22 anni di detenzione.

Vede, Presidente, voglio citare un altro personaggio dello spettacolo, che non è Enzo Tortora, che qualche anno fa ebbe a dire queste parole: quando sto per salire sul palco e in televisione mi assale uno sgomento e reagisco alla mia maniera, con grinta, con rabbia e con forza di volontà. Mi dico che non devo sbagliare. Se sbaglio, se non riesco a piacere, a far ridere, la mia carriera si stoppa, finisce, si chiude e la mia colpa in fondo sarebbe solo quella di non essere riuscito a essere brillante. Pago un prezzo duro.

Questo succede a un pilota, a un medico, a un giornalista, a un avvocato, a un operaio, a una cameriera: qualsiasi lavoratore che commette errori importanti decisivi poi paga. Tutti pagano gli errori e gli insuccessi, tranne una figura: il giudice. Il giudice non paga mai (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Se sbaglia, il giudice non paga e anche se sbaglia in modo grave non paga. Eppure, dietro un suo errore può esserci una vita spezzata.

Gli errori dei giudici possono provocare amarezze infinite e segnare un’esistenza per sempre. Sa chi disse queste parole, Presidente? Gigi Sabani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), detenuto per 15 giorni agli arresti domiciliari, con una carriera spezzata e Dio solo sa se perse la vita per lo stress, per i malori e per le umiliazioni e le angherie subite.

Presidente, ovviamente questo mio intervento voleva essere polemico – sì, lo confesso -, perché noi stiamo per votare una legge che istituisce una Giornata nazionale intitolata sì ad Enzo Tortora, ma ovviamente evidentemente in memoria di tutte le vittime degli errori giudiziari. Allora, mi sono soffermato, in particolare, su un punto, che è quello che riguarda proprio il testo della legge all’articolo 1, comma 3, secondo cui in occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovono, nell’ambito della propria autonomia e competenza, iniziative volte alla sensibilizzazione degli studenti. C’è solo un problema e l’avevo già manifestato ai colleghi che hanno firmato questa proposta, che il 17 giugno, purtroppo, le scuole hanno terminato l’attività didattica (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) o, meglio, a volte sono aperte per gli esami di maturità, per gli esami di Stato. Quindi, o si interviene in prossimità, oppure questo passo della norma è pressoché inutile.

Io, invece, lo reputo importante, Presidente, e per suo tramite voglio fare osservare alla collega D’Orso, che ha anche espresso delle perplessità su questo punto ma non nella misura in cui l’ho fatto io, che lei ha detto testualmente che questa proposta non potrebbe essere trasmessa nelle scuole di ogni ordine e grado, con particolare riferimento ai bambini della scuola primaria.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI (ore 11,30)

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Per suo tramite, Presidente, dico alla collega D’Orso che non è nostro compito stabilire cosa siano in grado di trasmettere ai bambini i nostri docenti e i nostri insegnanti. Perché, se abbiamo degli insegnanti politicizzati (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) che portano bambini di 7 anni alle manifestazioni pro-Pal e a fare i disegnetti della Flotilla, figuriamoci se non dovessimo avere degli insegnanti capaci di trasmettere il senso della giustizia e il valore della libertà a bambini di 6 anni.

E ben venga questa istituzione della Giornata in memoria di Enzo Tortora e di tutte le vittime del sistema giudiziario malato, che, purtroppo, ha spesso mietuto vittime in Italia. Ben venga studiare anche sui libri di scuola la figura di Enzo Tortora (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Io sinceramente non riesco ad esprimere una piena soddisfazione, nonostante sia primo firmatario, insieme ai colleghi del mio gruppo, della proposta di istituzione di questa Giornata della memoria. Non sono soddisfatto, Presidente, per un motivo molto semplice: per il ritardo con cui approviamo il provvedimento in quest’Aula, nonostante i provvedimenti presentati addirittura nella passata legislatura – il mio disegno di legge è stato presentato al Senato in quell’occasione -, che sono stati ripresentati in questa legislatura, il mio e quello di altri colleghi. Noi arriviamo a pochi mesi dalla chiusura della legislatura con il provvedimento che, probabilmente, verrà approvato soltanto in quest’Aula, per poi arrivare al Senato, quindi pregiudicando l’approvazione definitiva del provvedimento.

Lo dico, Presidente, perché, se oggi è in discussione un provvedimento che doveva essere approvato serenamente da quest’Aula – secondo me all’unanimità, con il consenso di tutti i gruppi parlamentari -, è perché qualche mese fa, quando il provvedimento era arrivato in quest’Aula per l’approvazione definitiva dopo il voto della Commissione, la maggioranza, inopinatamente, ha deciso di rimandare il testo in Commissione. Presidente, questo è grave perché, tra l’altro, gli emendamenti che sono stati presentati al testo sono esattamente gli stessi emendamenti che furono presentati allora. Le modifiche che stanno passando, che sono state approvate – gli emendamenti in Aula – e che completeranno il provvedimento erano modifiche su cui era stato trovato l’accordo già qualche mese fa, durante il voto in Commissione. Per cui, se oggi votiamo questo provvedimento così tardi e rischiamo che in questa legislatura il Senato non lo voti, lo dobbiamo, innanzitutto, alla scelta scellerata della maggioranza, che ci ha fatto perdere inutilmente del tempo.

Presidente, questo è ancora più grave perché stiamo votando un provvedimento rispetto al quale non capisco neanche le ragioni di chi pensa che debba essere un provvedimento vissuto come strumento contro la magistratura. Io penso esattamente il contrario, Presidente, e penso che aver intitolato questo provvedimento e questa Giornata – il 17 giugno 1983 – a Enzo Tortora dimostra quanto la volontà dei legislatori fosse quella di riuscire ad immaginare una Giornata che fosse la più unitaria possibile, su una personalità che sancisce, rispetto alla sua storia personale, l’unità di tutti, non soltanto delle forze politiche.

È stato riconosciuto innocente da un giudice di questa Repubblica, di questo Stato, e la vita vissuta da Enzo Tortora, quell’arresto alle 4 del mattino… Presidente, io ho tutto il rispetto per chi dice che il 17 giugno le scuole sono chiuse o stanno facendo esami, per cui non ci sarà la presenza dei ragazzi ad eventuali iniziative che ricorderanno Enzo Tortora e tutte le vittime di errori giudiziari, ma quel giorno è accaduto qualcosa di clamoroso e, cioè, l’arresto, alle 4 del mattino, di Enzo Tortora: un arresto ingiusto per traffico di stupefacenti e per associazione di stampo camorristico. È stato arrestato un uomo innocente e anni dopo è stato riconosciuto innocente. Quindi, credo che quella Giornata debba essere proprio il 17 giugno – ed accadde nel 1983 – per dare un significato forte a questa Giornata della memoria.

Tra l’altro, è ancora più clamoroso che si facciano distinzioni, su questa Giornata, quando quest’Aula ha approvato delle Giornate su temi che sono stati veramente, in alcuni casi, anche un po’ ridicoli, Presidente.

Pertanto, a me farebbe veramente piacere che questo provvedimento fosse approvato all’unanimità dall’Aula; però, Presidente, non possiamo fermarci soltanto al tema della Giornata, perché così sarebbe troppo facile, nonostante il cammino sia stato reso complesso da quello che ricordavo poco fa, principalmente dal comportamento della maggioranza. Noi avremmo bisogno di riforme sulla giustizia e in questa legislatura non ci sono state. E il tema non è che la maggioranza si può lavare la coscienza dicendo: ma noi il referendum l’abbiamo perso, avevamo presentato un testo. Noi abbiamo sempre detto che quel referendum, pur contenendo alcuni elementi che ci portavano a condividerlo, anche se approvato, non avrebbe risolto molti temi e molte questioni che sono ancora oggi in discussione e che la vostra approvazione dei nostri ordini del giorno dimostra essere assolutamente irrisolti.

Io sono contento che la maggioranza abbia votato i nostri ordini del giorno, come quello che riguarda la responsabilità dei magistrati e la necessità che venga individuata una responsabilità erariale di colui che ha compiuto l’errore nel percorso giudiziario; responsabilità che, poi, deve essere prima indicata nei confronti dello Stato, il quale, poi, in teoria, dovrebbe rivalersi; e questo è accaduto soltanto una volta nella storia della nostra Repubblica. Questo era un ordine del giorno che avete votato insieme a noi, voi della maggioranza, ma a fine legislatura votate un ordine del giorno. Quindi, coloro che potevano, avendo i numeri in questo Parlamento, introdurre questa riforma si limitano a votare un ordine del giorno dell’opposizione. Grazie per il voto all’ordine del giorno, ma, purtroppo, è un ordine del giorno, non è una legge dello Stato, cosa che potevate fare.

Idem per il secondo ordine del giorno: siamo contenti che abbiate votato per l’ordine del giorno sul tema che riguarda gli automatismi di carriera dei magistrati. Il magistrato che ha accusato Enzo Tortora ha fatto la sua carriera come se non avesse commesso nessun errore, e quello è l’emblema. I magistrati vanno avanti con la carriera come se gli errori giudiziari, che oggi ricordiamo introducendo questa Giornata della memoria, non ci fossero mai stati. E noi, con quest’ordine del giorno, stiamo dicendo che non dovrebbe funzionare così, che bisognerebbe prevedere, per le carriere dei magistrati, una valutazione anche rispetto al merito e alla qualità della loro azione. Voi, anche qui, a fine legislatura, votate un ordine del giorno; grati per averlo votato, ma non è una legge dello Stato, non andrà nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Per cui, avete fatto quattro anni di legislatura senza risolvere neanche questo.

Presidente, se poi estendiamo il ragionamento alle misure di prevenzione, vediamo che anche questo tema, che è assolutamente centrale, non è stato toccato minimamente da questa maggioranza, per le divisioni al vostro interno.

Ho sentito spesso colleghi di Forza Italia parlare di questi temi, non per mettere in discussione la Rognoni-La Torre, che so che è stata una legge sacrosanta che prevede strumenti di prevenzione patrimoniale come strumenti di contrasto alla mafia, ma perché quando viene travolto un imprenditore che poi risulta innocente intanto lo abbiamo ammazzato, perché gli è stato tolto il patrimonio, perché gli è stata fatta fallire l’impresa e perché poi gli viene restituito tutto, con la sua situazione debitoria, con AMCO che poi persegue l’imprenditore a cui è fallita l’azienda per colpa di un errore giudiziario che l’aveva portato a non gestire più la sua azienda.

Di tutto questo, Presidente, la maggioranza non si è occupata e sono rimaste irrisolte tutte le grandi questioni che meritavano una riforma della giustizia. Per cui, da un lato, voglio manifestare la mia soddisfazione se quest’Aula deciderà di votare questo provvedimento, quindi lo facciamo in memoria di Enzo Tortora, in memoria di tutti quelli che hanno subito un errore giudiziario, però, dall’altro, Presidente, la vera coerenza rispetto a quello che facciamo, oltre all’istituzione di giornate come queste, sta nell’approvare leggi che evitino che si ripetano situazioni come quelle che Enzo Tortora ha vissuto e questa legislatura, purtroppo, sarà un’occasione mancata, grazie. (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà prego.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Diciamo subito che il nostro gruppo, Noi Moderati, voterà convintamente a favore di questa proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime degli errori giudiziari.

Per spiegare bene il valore di questa legge e dell’istituzione di tale Giornata, vorremmo partire da tre luoghi che sono il segno e il simbolo e che dicono più di tante parole del valore della proposta di legge che stiamo approvando.

Il primo è qui vicino alla Camera dei deputati: via del Corso, a fianco all’Hotel Plaza. Nel 2024 la giunta capitolina decide di mettere una lapide. Via del Corso è il luogo dove passano tutti, i turisti, i romani e tutte le persone che vengono a Roma.

In quella lapide, che ricorda il luogo dell’arresto di Enzo Tortora, quel 17 giugno 1983, tra le altre cose, alla fine si dice: “(…) qui arrestato per accuse infondate e poi assolto in via definitiva dopo anni di detenzione e di coraggioso impegno per una giustizia giusta”.

Anni di detenzione e di coraggioso impegno: trasformare quella ingiustizia, quel fatto che non gli rendeva ragione, in un coraggioso impegno per una giustizia giusta.

C’è poi un altro luogo a Milano, l’abitazione di Enzo Tortora, dove si dice: “condusse fino all’ultimo” e questo è il valore: trasformare un errore, trasformare una cosa malvagia, un fatto negativo per la persona in una battaglia per tutti… “condusse fino all’ultimo respiro la battaglia per una giustizia giusta in Italia”Infine, il cimitero monumentale, una nicchia, la nicchia D, all’edicola F, dove si ridice in maniera molto semplice una frase lapidaria a proposito del luogo: “Che non sia un’illusione”.

Ecco, noi vorremmo partire esattamente da qui. Che quella testimonianza, che quel gesto, che quell’ingiustizia che Enzo Tortora subì possa non essere – a distanza di ormai 43 anni – un’illusione.

Ed è la ragione per cui, accanto ad Enzo Tortora, ci sono i tanti Enzo Tortora che ogni anno, purtroppo, subiscono non l’esito di una giustizia giusta, ma l’ingiustizia della giustizia.

Si ricordava prima che, dal 1992 ad oggi, si sono registrati oltre 30.000 casi di ingiusta detenzione. Significa che, in media, quasi 950 innocenti, ogni anno, sono stati privati della loro libertà: 950 persone, 950 famiglie, 950 vite che vengono rinchiuse in un luogo di detenzione e che subiscono questa limitazione della loro libertà ingiustamente. Cittadini strappati, appunto, dalla loro vita. È per loro, e per ognuno di loro, ma anche per i loro familiari che oggi portiamo questa proposta di legge in Aula.

È un provvedimento – che Noi Moderati ovviamente vota convintamente – che vuole significare che quella frase lapidaria all’edicola F, nella nicchia D, al cimitero monumentale di Milano non rimanga incompiuta: “Che non sia un’illusione”.

Il 17 giugno non è un orpello simbolico, ma è una ferita aperta, come ogni anno rappresentano una ferita aperta nel nostro sistema e nella nostra civiltà – che si chiama Italia e che è la cultura occidentale – le 950, quasi mille persone che ogni anno subiscono questa ingiusta detenzione. Diciamo con chiarezza e senza ipocrisie – lo citava prima il collega Faraone – tante occasioni per cambiare la giustizia in questo sistema le abbiamo avute in tutti questi anni in Parlamento, nella prima come nella seconda Repubblica.

L’ultima – anche questa un’occasione perduta – quella del referendum sulla giustizia: una straordinaria opportunità di riforma democratica per tutti gli italiani, trasformata invece nell’ennesimo scontro ideologico e quindi nell’ennesima occasione persa, nell’ennesima sconfitta di un Parlamento che ha il dovere e che aveva il dovere di non rendere quelle testimonianze – la testimonianza di Enzo Tortora, come dei tanti cittadini italiani accusati e rinchiusi in maniera illegittima – vane e un’illusione.

La libertà, la dignità di un uomo, la giustizia non possono essere temi su cui la politica si scontra: almeno su questo, la politica dovrebbe unire tutti gli sforzi e ancora una volta abbiamo perso quell’occasione.

Il garantismo – di cui Noi Moderati si è sempre fatto interprete – non è uno slogan da opporre a chi la pensa diversamente: è il rispetto concreto della presunzione di innocenza, come regola di giudizio e di trattamento; è la pretesa che il processo sia giusto non solo nell’esito, ma nei tempi, nei modi e nelle garanzie. Per questo è fondamentale il provvedimento che stiamo approvando: perché è un atto di fiducia nello Stato di diritto, perché uno Stato davvero forte non teme di guardare i propri errori, li riconosce, ne fa memoria e soprattutto si impegna a non ripeterli.

La giustizia è il fondamento della convivenza civile, ma quando sbaglia le conseguenze non sono soltanto giuridiche: ricordiamocelo; sono innanzitutto umane. Continuiamo a dire che noi qui possiamo discutere e parlare degli errori giudiziari, ma bisognerebbe mettersi nella pelle e nella vita di chi subisce questi errori giudiziari. E allora, forse, lasceremo da parte i nostri scontri ideologici, lasceremo da parte le nostre strumentalizzazioni delle battaglie e avremo, forse, il coraggio dell’assunzione di responsabilità per cambiare e riformare la giustizia, perché, appunto, ci sia una giustizia giusta.

Il ricordo senza responsabilità sarebbe un esercizio vuoto. Quindi, onorare la memoria delle vittime significa impegnarsi affinché quegli errori si riducano al minimo; significa interrogarsi sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla custodia cautelare come extrema ratio e non come anticipazione della pena, sui tempi dei processi e sull’informazione di garanzia che, troppo spesso, diventa gogna mediatica e sentenza anticipata.

Noi Moderati non chiede vendette, né processi ai processi. Chiede che si apra con lealtà istituzionale un confronto vero per rendere il nostro sistema giudiziario più equo, più rapido e più rispettoso della persona. Con questo spirito e con questo impegno, Noi Moderati vota a favore dell’istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime degli errori giudiziari: che il 17 giugno non sia soltanto un giorno da segnare in calendario, ma l’occasione, ogni anno rinnovata, per chiederci se abbiamo fatto abbastanza perché la storia di Enzo Tortora resti un monito e non si ripeta mai più, perché quella scritta “Che non sia un’illusione”, non diventi effettivamente un’illusione, ma diventi un cambiamento della realtà (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Cercherò di motivare il nostro voto di astensione sulla proposta di legge di istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari.

Sicuramente, i temi degli errori giudiziari e dell’ingiusta detenzione richiedono tutta la nostra attenzione e la storia tragica, ma anche esemplare, di Enzo Tortora, come è stato sottolineato proprio adesso dal collega Lupi, merita la nostra riflessione e il nostro approfondimento, oltre che il rispetto e la testimonianza del nostro cordoglio solidale. Ma, come sottolineava il collega Faraone, è stata persa un’opportunità, quella, forse, di giungere, con un voto unanime, all’istituzione di questa giornata, al di là del fatto che, ormai, istituire tante giornate nazionali rischia di far venir meno l’importanza e il valore dell’istituzione stessa di una giornata nazionale. Infatti, ormai – come diceva qualche altro collega – non si nega quasi a nessuno e a niente, anche perché costa poco. Mai è prevista una spesa aggiuntiva per affrontare effettivamente anche la celebrazione della giornata stessa; si chiede, in questo caso, l’intervento delle scuole, ma, come è stato osservato da qualche collega, il 17 giugno le scuole non sono aperte.

Quindi ci chiediamo se questa istituzione, ancora una volta, non sia stata anche l’occasione per non dico uno scontro in senso proprio, ma quantomeno un confronto aspro sulla diversa idea che abbiamo – e anche la diversa impostazione e proposta politica – rispetto alla giustizia.

È un tema che ci divide, che non va assolutamente sottovalutato, ma che divide anche il Paese, come abbiamo visto rispetto al referendum che si è svolto alcuni mesi fa e che ha visto il Governo e la maggioranza soccombere rispetto alla volontà popolare. Quindi, forse, non era il caso di portare avanti l’approccio e il dibattito, così come è stato effettuato nella Commissione? Ricordo, inoltre, a quest’Aula quanto il nostro gruppo, assieme ad altri, si sia speso e ancora invoco la vostra collaborazione su questo, circa l’approvazione della riformulazione dell’articolo 24, che prevede l’inserimento di un principio fondamentale molto semplice. Lo recito: “La Repubblica tutela le vittime di reato”. Ecco, forse il riferimento alla figura delle vittime, che spesso è svilita nell’ambito del processo – si pensi alla vittimizzazione secondaria nei femminicidi -, dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione, anche accelerando il processo – adesso siamo alla terza lettura in Senato – dell’approvazione di questa riforma costituzionale così importante, che sembra stia a cuore a tutti, anche a noi che oggi siamo qui ad affrontare un altro aspetto, che comunque ha a che fare sempre con il nostro sistema giudiziario.

Ebbene, un aspetto che ci interroga e che è emerso nel corso del dibattito, così come mi è stato illustrato anche dal collega Dori, che ha seguito direttamente e con molta partecipazione tutto il confronto in Commissione, è l’intenzione, emersa anche oggi se vogliamo, quindi non precisamente implicita, di delegittimare, nel complesso, la magistratura e di proporne alla pubblica opinione un’immagine distorta. Lo spiegava bene prima la collega D’Orso nel suo intervento. Nel nostro gruppo, il collega Dori ha presentato in Commissione un paio di emendamenti che, per le note ragioni non sono stati neanche votati. Il primo riguarda il riferimento diretto a Enzo Tortora per dare forza e un collegamento diretto alla memoria di Tortora, che qui è stato espresso da tutti e da tutte. Il secondo, invece, propone la nozione, forse più appropriata, di vittime dell’ingiusta detenzione che avrebbe sostituito l’espressione “vittima di errori giudiziari”, che, effettivamente, risulta un po’ troppo vaga.

Ebbene, noi crediamo che non possiamo assolutamente approvare, con un voto, la proposta di legge, ma ci asteniamo per le ragioni che ho cercato di illustrare, ricordando che alcune posizioni che talvolta sono state espresse da esponenti della maggioranza – per esempio, invocando la pena di morte – confliggono fortemente con il tema degli errori giudiziari. Quindi, quando parliamo di errori giudiziari e assumiamo una postura garantista, dovremmo chiedere coerenza a noi stessi e a quest’Aula (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra); invece, questa maggioranza non ha fatto altro che aumentare le pene, il numero dei delitti e, con la scusa della sicurezza, la persecuzione delle persone che presumiamo sempre non abbiano commesso i delitti, finché non siano stati, questi stessi, giudicati dalla magistratura (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi è capitato, spesso, in quest’Aula e in questa legislatura, di intervenire sull’istituzione delle giornate nazionali; l’ho sempre fatto con grande ironia, anche iniziando a parlare delle mezze giornate, perché, ormai, ne abbiamo più di quanti siano i giorni dell’anno. Credo che, invece, questa occasione sia differente, perché la Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari è qualcosa che dovrebbe unirci e non dividerci. È anche una grande delusione che si usi l’istituzione di questa giornata per parlare d’altro, per parlare di garantismo e di giustizialismo. Noi stiamo, semplicemente, parlando di quelle persone che la giustizia, in qualche modo, ha condannato inizialmente, dicendo poi che non era corretto il processo che ha fatto. Lo dice la giustizia. Ci saranno altre occasioni in cui diremo se questo sia corretto o meno e come poter limitare questi casi. Oggi stiamo parlando, semplicemente, di una giornata in memoria delle vittime di errori giudiziari. Il titolo è corretto: vittime di errori giudiziari, e non di ingiusta carcerazione. Infatti, purtroppo, tante persone, pur non avendo subito il carcere, hanno subito errori giudiziari e hanno avuto la vita rovinata da quegli errori giudiziari, pur non essendo andate in carcere.

Guardi, mi spiace per un tentativo, un emendamento che voleva togliere il nome “Enzo Tortora” dall’istituzione di questa Giornata. Il 17 giugno 1983 – non ho la fortuna del collega Orsini di aver conosciuto Enzo Tortora – non ero ancora nato, però credo che tante battaglie abbiano bisogno anche di simboli. Ed Enzo Tortora è il simbolo degli errori giudiziari, è una persona conosciuta in tutto il nostro Paese per un eclatante errore giudiziario. Credo che inserirlo nel titolo di questa Giornata non voglia dire nascondere dietro a questo nome le centinaia, le migliaia di persone che hanno subito un errore giudiziario, ma voglia dire, anzi, dare loro visibilità.

E credo che l’idea di usare il 17 giugno come grande giornata di cultura, anche con i ragazzi e con le ragazze in tutti gli organi scolastici e con le istituzioni, per raccontare cosa voglia dire subire un errore giudiziario e spiegare come, forse, prima di dare un giudizio popolare – che spesso è veloce, che spesso è mediatico -, serva attendere non solo l’esito della giustizia, ma l’esito della giustizia giusta, sia una battaglia di civiltà che il nostro Paese possa e debba fare.

Nella battaglia sul carcere che sto facendo in giro per l’Italia mi capita spesso di incontrare una persona: è un assessore regionale di un partito – non il mio – della Valle d’Aosta, che ha subito un’ingiusta detenzione per tanti anni e che ha deciso, dopo la sua assoluzione, di dedicare gran parte del suo tempo e delle sue risorse a girare l’Italia per raccontare cosa voglia dire stare in carcere da innocente. La cosa che mi ha colpito di più è che la più grande sofferenza che ha avuto non sono stati i tre anni di carcere – il racconto di quella cella che, insieme a tante associazioni, ripropone per spiegare cosa voglia dire stare, da innocente, dentro un buco di qualche metro quadro -, ma lo sguardo delle persone il giorno in cui è uscito dal carcere. Perché, nonostante l’assoluzione, per il sistema mediatico lui era colpevole; nonostante l’assoluzione, per le persone comuni era quello che aveva commesso un reato e che era complice di associazioni della criminalità organizzata.

E, allora, ricordare le vittime di errori giudiziari vuol dire ricordare anche chi, nonostante l’assoluzione della giustizia – perché è la stessa giustizia che dice che ha sbagliato -, non avrà mai un’assoluzione da parte delle persone. E questa sarà una grande battaglia da fare. Ecco perché il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. L’errore giudiziario esiste, provoca danni irreparabili e, spesso, chi li commette non ha conseguenze di nessun tipo. Abbiamo presentato emendamenti in un’ottica di dialogo e confronto costruttivo, chiedendo più personale e di aumentare l’organico della magistratura; abbiamo chiesto più formazione; abbiamo chiesto di estendere il concetto di errore giudiziario non solo agli indagati e agli imputati, ma anche alle vittime del reato, perché, quando l’autore non viene individuato o non è prevista alcuna sanzione, non ricevono alcuna tutela e giustizia, restando come dei veri e propri fantasmi nelle aule processuali. Tutto questo è stato bocciato.

Però io vorrei aprire, colleghe e colleghi, una parentesi per me molto dolorosa. La voglio aprire con riferimento alla Commissione antimafia dove, nella scorsa legislatura, quando ancora si facevano inchieste, è stata approvata – grazie al supporto straordinario della dottoressa Luisa D’Aniello e all’investigatore Giacomo Morandi, che da sempre seguono questo caso – una relazione, votata all’unanimità da tutte le forze politiche, anche della maggioranza. Faccio riferimento al caso dei “mostri” di Ponticelli. Parlo di indagini frettolose e di accuse non verificate, che hanno segnato per sempre la vita di tre giovani, Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, accusati di avere seviziato, ucciso e dato alle fiamme due bambine, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, di 7 e 10 anni. Un quartiere, quello di Ponticelli, sotto shock. Un Paese che pretendeva risposte. Una giustizia che, pur di darle, ha veramente scelto la via più facile, non quella più giusta. Erano innocenti e si dichiarano ancora innocenti, dopo avere passato 32 anni in carcere. In carcere per 32 anni: è difficile anche solo dirlo e pensarlo. Io ritengo e penso fermamente che si tratti di uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia di cronaca nera più recente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E voglio spiegare perché penso che si tratti di un errore giudiziario. Lo penso perché ho avuto modo di leggere gli atti processuali e le testimonianze in Commissione antimafia. E voglio dirvi, colleghi e colleghe, che i testimoni sono stati tutti – tutti – minacciati, intimoriti e arrestati, soprattutto quelli a discapito di Ciro, Giuseppe e Luigi, quelli che, appunto, fornivano elementi per l’accusa. Tutti coloro che non erano allineati a quello che l’accusa voleva sentirsi dire sono stati accusati di falsa testimonianza; in questi verbali c’è e si riporta spesso l’espressione “pausa di riflessione” perché, nel mentre venivano picchiati e minacciati per ritornare allineati.

Voglio ricordare Salvatore La Rocca, fratello di Giuseppe. Una persona fragile e vulnerabile, a cui è stato perforato il timpano – il timpano – con una penna per fargli rilasciare una dichiarazione di colpevolezza nei confronti del fratello Giuseppe. Una ferita di cui riporta ancora oggi le conseguenze. Voglio parlare di Ciro, di Giuseppe e di Luigi, che all’interno della caserma “Pastrengo” – come hanno denunciato più volte e in tutte le sedi – sono stati picchiati, torturati e privati del sonno e del cibo. Vorrei raccontarvi del testimone chiave, che fin dall’inizio ha sempre dichiarato di non sapere nulla e ha continuato a frequentare tranquillamente Ciro, Luigi e Giuseppe perché erano i suoi amici, i suoi amici di infanzia. Poi succede un fatto strano: entra in gioco la caserma “Pastrengo”, con un pentito. Chi è questo pentito? Si chiama Mario Incarnato, ed è lo stesso pentito che ha accusato Tortora. Lo stesso che ha falsamente accusato Tortora, quello le cui accuse si sono rivelate tutte false. Ed entra in gioco anche qui, e cambia completamente la versione del testimone chiave, costruendo un teorema accusatorio che chiamare fantasioso è dire poco, con prove inesistenti, quattro foto della scena del delitto, inquinata, tra l’altro, dalla presenza di cittadine, cittadini e giornalisti.

Ma arriviamo, poi, al vero attore protagonista di questa vicenda, che è la camorra. Grazie all’inchiesta de Le Iene, che hanno fatto un lavoro straordinario, si è arrivati a un collaboratore, che ha detto che Ciro, Luigi e Giuseppe sono innocenti e che tutto è stato costruito per ottenere da un pentito i benefici di legge. E, soprattutto, questi tre innocenti sono serviti alla camorra perché bisognava spegnere i riflettori, bisognava spengere le luci, perché, sennò, impedivano lo spaccio di droga, le scommesse illegali, il pizzo e l’usura. Per questo servivano Ciro, Luigi e Giuseppe.

Ci tengo a ritornare al punto di partenza: alla vostra ipocrisia. Perché in questa legislatura abbiamo proposto più e più volte, e io in particolare in qualità di capogruppo, in Commissione antimafia, di continuare a fare inchiesta su questo caso. Perché qui ci sono solo ed unicamente delle vittime: due bambine innocenti, alle cui famiglie va la mia massima, nostra, solidarietà, la massima vicinanza; e tre ragazzi, oggi uomini, a cui la malagiustizia ha distrutto completamente la vita, marchiandoli come i “mostri” di Ponticelli.

Oggi siete qui a parlare di errore giudiziario: ma perché, colleghi e colleghe, avete rifiutato di continuare a cercare la verità su questo caso?

È normale per voi ma soprattutto è normale per la presidente della Commissione antimafia, che dal primo giorno ci ha impedito di lavorare in Commissione antimafia e ha fatto solo ostruzionismo: la peggiore Commissione antimafia della storia della Repubblica parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Una vergogna, una vergogna!

Quindi chiediamo alla presidente della Commissione antimafia se ritenga normale che un pentito di camorra si trovasse dentro una caserma a interrogare i testimoni e a picchiare gli indagati. Andate a chiedere a Luigi Schiavo cosa è successo: gli sono stati spaccati tutti i denti. È normale che la camorra faccia tutto questo in una caserma? Non vi fa rabbrividire tutto ciò? E se foste stati voi al loro posto? È giustizia quella che usa la violenza per estorcere dichiarazioni false? È normale ascoltare bambini, testimoni oculari dei fatti, senza i genitori e con modalità vergognose, che alla fine si sono sempre allineate con quanto si voleva sentire? Chi ha veramente a cuore la giustizia e la verità ha il desiderio di fare luce su questi casi e non di ignorarli, come avete fatto voi.

Arrivo alla chiusura dicendo che l’istituzione di una Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari non risolve la causa dell’errore, non va alla radice. Da domani resterà tutto uguale. Ci sarà solo questa bandierina, l’ennesima bandierina che verrà messa perché così date l’illusione di aver fatto qualcosa, ma a voi delle vittime non importa assolutamente nulla. Questo è il pretesto per continuare ad attaccare la magistratura, è l’ennesimo pretesto per attaccarla e subordinarla al vostro potere.

Chiudo, Presidente, dicendo che la vita delle vittime degli errori giudiziari resterà uguale. Perciò, quello che chiedo e che chiediamo è che sui casi come quello dei cosiddetti “mostri di Ponticelli” si lavori in Commissione antimafia per arrivare a verità e giustizia. È questo quello di cui le vittime di errori giudiziari hanno bisogno: di verità e di giustizia, non di una Giornata in loro memoria. Per questo ho presentato una proposta di legge per istituire una Commissione d’inchiesta sul caso del massacro di Ponticelli e se foste coerenti dovreste approvarla subito.

Chiudo veramente, Presidente, dicendo che, per quanto mi riguarda, io continuerò a restare al fianco di Giuseppe, di Ciro e di Luigi, perché – lo ribadisco ancora una volta – ritengo che il loro caso sia uno dei peggiori errori giudiziari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) della nostra storia di cronaca nera più recente. Non dobbiamo lasciarli soli…

PRESIDENTE. Concluda.

STEFANIA ASCARI (M5S). … dobbiamo continuare a pretendere verità e giustizia, che non sono state ancora scritte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Sono passati 43 anni da quel venerdì 17 giugno 1983, giorno in cui i Carabinieri di Roma misero le manette ai polsi di un uomo innocente, Enzo Tortora (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ricordiamo tutti quella sua espressione incredula e stordita al momento dell’arresto: un’espressione di sofferenza, simbolo di tutte le vittime degli errori giudiziari.

Da allora, in verità, ben poco è cambiato. Ancora oggi ci sono troppe sentenze orfane di verità e troppi innocenti finiscono in carcere, ultimo ed eclatante caso quello di Beniamino Zuncheddu, che dopo 33 anni di detenzione è stato riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto.

Alla lista delle vittime degli errori giudiziari in senso stretto si aggiungono quelle di ingiusta detenzione, ovvero di quanti sono stati sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari e sono stati poi assolti. Sono i dati del Ministero della Giustizia che ci danno un quadro degli errori giudiziari in Italia: pensate che dal 1991 al 30 ottobre 2025 sono stati 32.484 i casi di errori giudiziari, in media poco più di 928 l’anno, per una spesa complessiva dello Stato, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri, di oltre un miliardo di euro, per una media di circa 29 milioni di euro l’anno. A questi si aggiungono poi gli innocenti invisibili. Si stima che siano migliaia le persone che, pur essendo state vittime di errori giudiziari, non hanno mai ricevuto indennizzi a causa di vari motivi come la mancanza di risorse per affrontare le spese legali. Colleghi, sono numeri drammaticamente impressionanti, soprattutto se si riflette che ad ogni numero corrisponde una vita spezzata, una reputazione distrutta, una carriera stroncata.

Con l’istituzione della Giornata nazionale per le vittime di errori giudiziari – che, voglio ricordare, è una battaglia storica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) di Forza Italia e del presidente Silvio Berlusconi – diamo voce alle istanze del Partito Radicale, della Fondazione Enzo Tortora, del Comitato per la Giustizia Piero Calamandrei. Certo, questa legge non restituirà gli anni scontati all’interno di una cella, non restituirà una famiglia che non si è potuta costruire, non restituirà l’amore delle persone care perse a causa dell’errore giudiziario. Restituiamo però, sia pure in modo simbolico, dignità a tutti gli innocenti protagonisti di storie strazianti basate su accuse gravi e prive di fondamento. Rappresenta, questo intervento, un passo importante per ribadire il valore dei principi fondamentali su cui si basa lo Stato di diritto, perché ogni errore giudiziario non è soltanto un dramma individuale ma è anche una ferita per la credibilità della giustizia e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La celebrazione di questa Giornata offrirà l’occasione per riflettere sull’importanza di promuovere la tutela delle libertà personali, ponendo al centro la dignità umana e la presunzione di innocenza come regola imprescindibile del vivere civile (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Sarà l’occasione per ribadire il valore del giusto processo, inteso quale unico strumento democratico per accertare, con equità e in tempi ragionevoli, la responsabilità penale, garantendo così i diritti fondamentali di ogni individuo, con l’obiettivo altresì di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso incontri, manifestazioni, commemorazioni nonché iniziative rivolte a tali scopi, coinvolgendo il mondo della scuola e delle università. Contrariamente a quanto sostenuto da alcune critiche che ho sentito anche questa mattina, l’istituzione della Giornata nazionale delle vittime degli errori giudiziari non indebolisce il potere giudiziario e non mina la fiducia nella magistratura. Al contrario, si pone come un’occasione di crescita culturale e di rafforzamento del rapporto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) tra i cittadini e l’amministrazione della giustizia, affinché quest’ultima non sia solo percepita come rigorosa ma anche e soprattutto giusta e umana.

È un provvedimento, in definitiva, che rappresenta un segnale di impegno e di civiltà che, mi spiace constatare, per alcune forze politiche dell’opposizione di sinistra non è inspiegabilmente meritevole di una Giornata dedicata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Lo è chi allora? Per i fatti di chi, se non delle vittime degli errori giudiziari? E approfitto dell’occasione per richiamare all’attenzione dell’Aula la proposta di legge Zuncheddu che vede come promotrici Irene Testa, Garante delle persone private della libertà della regione Sardegna, e Gaia Tortora, insieme ad altre vittime di errori giudiziari (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Si tratta di una proposta di buonsenso civico e umano, perché vittime come Beniamino Zuncheddu non devono essere lasciate senza alcun sostegno, sia esso morale o economico.

Infine, plaudo all’iniziativa del nostro segretario nazionale Antonio Tajani e al nostro capogruppo Enrico Costa per l’attenzione rinnovata verso il sistema carcerario italiano attraverso l’indagine conoscitiva (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) che, nella giornata di ieri, abbiamo fortemente voluto riproporre, perché noi non abbassiamo la guardia di fronte al dramma del sovraffollamento carcerario. Vogliamo continuare ad affrontare con serietà e dedizione questo problema, in maniera ampia e organica.

Per questa ragione vi dedicheremo anche le giornate di questa estate: molti di noi si recheranno nelle carceri e continueranno in un’azione che è conoscitiva, sì, ma anche volta a tradurre in provvedimenti normativi tutto ciò che serve, perché l’espiazione della pena deve realmente tendere alla rieducazione in funzione della risocializzazione e non deve essere concepita solo come luogo di espiazione.

La persona per noi è al centro della nostra azione politica perché la dignità umana non deve soccombere rispetto a nessun’altra situazione, neanche quando si tratta del carcere duro.

Certezza della pena: siamo perché la pena venga scontata effettivamente, quando viene accertata la responsabilità, ma in condizioni di rispetto della dignità della persona.

Questa è Forza Italia, questa è la politica liberale, garantista e riformista (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) che è parte integrante del nostro DNA politico (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Buongiorno a tutti, io comincio con dei numeri: dal 1992 al 31 ottobre 2025 i casi di errore giudiziario sono stati 32.262. Per l’ingiusta detenzione noi abbiamo un tetto massimo che è di 516.000 euro a persona, per l’errore giudiziario il tetto massimo non c’è. Perché non c’è? Perché l’errore giudiziario è una fattispecie talmente grave che non è quantificabile a priori.

Dal 1991 ad oggi lo Stato ha pagato 76 milioni di euro in risarcimenti. Io, però, non voglio parlare di denaro, ma di costo degli errori giudiziari in termini di dolore, che si trasformano poi in tragedie, vite distrutte e famiglie devastate (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Voglio parlare di persone che si sono tolte la vita con il gesto estremo del suicidio.

A monte dell’errore giudiziario, però, ci sono filosofie giudiziarie – perdonatemi la ripetizione terminologica – filosofie giudiziarie di intervento errate. Noi magistrati – io continuo ad usare il “noi” – una guida etica in realtà l’avremmo.

Punto uno, non innamorarsi delle proprie tesi. Tecnicamente sono studiati addirittura in dottrina: si chiamano “innamoramenti investigativi”, cioè seguire una sola tesi quando ce ne sono di alternative.

Punto due, avere come principio guida “al di là di ogni ragionevole dubbio”: un principio certo, ma non rigidamente rispettato. Le cronache recenti – non faccio i nomi dei processi che affliggono, se volete, le nostre serate televisive, lo dico in senso buono – ci rassicurano, ma al tempo stesso ci terrorizzano.

Punto tre, non è garantismo, ma è applicazione rigorosa di una norma che discende direttamente dai nostri principi costituzionali sulla presunzione di innocenza, quella che in Europa si chiama “presunzione di non colpevolezza”.

Ora, il caso Tortora cominciò malissimo con quelle manette esibite in favore di telecamere ed assolutamente non necessarie, considerata la non pericolosità del soggetto e l’impossibilità di fuga per Enzo Tortora. Il caso aveva fin dall’inizio – io lo ricordo perfettamente – il germe della non credibilità, anzi dell’assoluta incredibilità. Dopo un calvario fatto di custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari, la Cassazione lo assolse in via definitiva.

La cosa, però, più scandalosa, alla quale io da ex magistrato penso sempre, fu la bellissima carriera che i magistrati, autori dell’errore giudiziario più famoso del Novecento – i responsabili furono tre: se andate su un’intelligenza artificiale, li trovate -, fecero.

I procedimenti sorti davanti al Consiglio superiore della magistratura furono rapidamente archiviati: i magistrati non furono né censurati, né radiati, ma fecero tutti e tre carriere brillantissime, premiati con incarichi apicali che io, personalmente, non ho mai avuto.

Questa legge non è contro i magistrati, ma è una legge per una giustizia giusta che sa riflettere su se stessa, una giustizia che sa riconoscere i propri errori. Quindi, istituire una Giornata nazionale per Enzo Tortora e per tutte le vittime degli errori giudiziari serve da monito, serve per non dimenticare, serve per educare le giovani generazioni a una legalità non a senso unico, non rituale come quella che certi tour, che io definirei operator, nelle scuole garantiscono, ma una legalità sostanziale perché dobbiamo interrogarci su quale giustizia abbiamo.

Riconoscere i propri errori è l’espressione massima della giustizia con la G maiuscola ed è per questo che la Lega-Salvini Premier vota convintamente sì a questa legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.

RACHELE SCARPA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ci troviamo a discutere una proposta di legge che affronta temi di straordinaria rilevanza per il nostro ordinamento democratico: la prevenzione degli errori giudiziari, la tutela del giusto processo e il rispetto della presunzione di innocenza.

Per questa ragione voglio partire da ciò che ci unisce: è utile che il Parlamento dedichi tempo e attenzione a questi temi, è opportuno che si scelga di riflettere su una delle pagine più dolorose della storia giudiziaria del nostro Paese ed è giusto che lo si faccia richiamando la figura di Enzo Tortora che, nell’immaginario collettivo, rappresenta, più di ogni altra, il dramma di un cittadino travolto da un cortocircuito giudiziario e mediatico. La sua vicenda è ampiamente nota a tutti: una persona stimata, conosciuta e amata dal pubblico che, nel giro di poche ore, è passata dall’essere un volto familiare agli italiani all’essere rappresentata come un criminale.

Il suo calvario è stato spaventoso: una lunga custodia cautelare, una condanna in primo grado e poi finalmente l’assoluzione piena, confermata in via definitiva. Quella vicenda ha segnato profondamente la coscienza civile del Paese, ha ricordato a tutti noi quanto siano preziosi i principi costituzionali che regolano il processo penale e quanto sia fragile la condizione di chi viene sottoposto a un procedimento giudiziario prima ancora che venga accertata ogni responsabilità.

Per questo guardiamo con favore a un programma che ha un evidente valore simbolico. Le Giornate della memoria servono a costruire consapevolezza, a promuovere iniziative culturali e a coinvolgere le istituzioni e le giovani generazioni e servono per ricordare che lo Stato di diritto vive anche di capacità di interrogarsi sui propri errori.

Tuttavia, proprio perché riteniamo significativo quest’obiettivo, avremmo voluto contribuire a migliorare questo provvedimento.

Qui emerge la prima criticità che riguarda il metodo: questa proposta è arrivata, infatti, in Aula senza il mandato al relatore, dopo un percorso parlamentare che non ha consentito un vero confronto tra le forze politiche.

Il testo unificato elaborato in Commissione, imposto e non concertato, è poi decaduto; siamo tornati ai testi originari e dopo molti mesi il Parlamento si trova a discutere senza che sia stato possibile svolgere quel lavoro di approfondimento che un tema tanto delicato avrebbe richiesto.

Rischia, quindi, per noi, di essere un’occasione mancata perché, su questioni come queste, non dovrebbe prevalere la logica della contrapposizione politica, ma dovrebbe prevalere la volontà di costruire insieme strumenti migliori, condivisi, capaci di rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Noi crediamo che questo lavoro possa essere svolto nel prosieguo dell’iter parlamentare.

C’è poi una seconda riflessione, forse ancora più rilevante: una Giornata nazionale è certamente significativa, ma il Parlamento non può limitarsi a istituire giornate commemorative. Una Giornata nazionale ha certamente un rilevante valore simbolico e culturale, ma il Parlamento non deve limitarsi ai simboli. Il nostro compito è soprattutto quello di fare buone leggi. Se vogliamo prevenire gli errori giudiziari, dobbiamo continuare a rafforzare il giusto processo, garantire un uso equilibrato delle misure cautelari e dare piena attuazione al principio della presunzione di innocenza.

La memoria è fondamentale, ma deve andare di pari passo con un impegno legislativo concreto, perché sono le riforme a incidere veramente sulla vita delle persone. Ogni iniziativa per rafforzare la presunzione di innocenza, il giusto processo e prevenire errori giudiziari è per noi positiva, purché non diventi uno strumento di delegittimazione della magistratura, che va rispettata nella sua autonomia e nella sua indipendenza. Abbiamo, infatti, già assistito nel recente passato a un tentativo della maggioranza, attraverso la riforma costituzionale, di delegittimazione e di accanimento nei confronti del principio di autonomia e indipendenza della magistratura, che per noi va assolutamente preservato. È, quindi, fondamentale che un confronto su questi temi, come prospettato dai proponenti, debba coinvolgere le istituzioni, la giurisdizione e l’opinione pubblica, perché la tutela dello Stato di diritto è una battaglia comune e non uno scontro tra i poteri dello Stato.

C’è poi un tema di merito che avevamo provato a porre e che meriterebbe un approfondimento. L’espressione “errore giudiziario”, infatti, nel linguaggio comune ha un significato molto più ampio di quello che possiede nel nostro ordinamento. Dal punto di vista tecnico, l’errore giudiziario riguarda casi ben precisi: una condanna definitiva poi superata in sede di revisione, perché emerge l’innocenza del condannato. Ma nell’opinione pubblica si tende, invece, a ricomprendere anche situazioni diverse: persone arrestate e poi assolte, imputati prosciolti dopo anni di processo, cittadini che hanno subito un enorme costo umano e sociale pur senza una condanna definitiva. Sono vicende profondamente diverse sotto il profilo giuridico ed è fondamentale evitare che si generino equivoci.

Non lo diciamo per ridimensionare la portata del problema ma, anzi, al contrario, per renderla evidente nella sua difficoltà e complessità. Proprio la complessità di queste tematiche rende ancor più necessario lo sforzo della politica per essere all’altezza della sfida, perché il principio che dobbiamo affermare con forza è che chiunque sia sottoposto a indagine o a processo deve essere considerato non colpevole fino alla sentenza definitiva. Questo è il cuore della presunzione di innocenza ed è questo che deve guidare non soltanto l’attività della giurisdizione, ma anche il dibattito pubblico e il racconto mediatico delle vicende giudiziarie.

Anche su alcuni aspetti applicativi avremmo voluto discutere meglio. Pensiamo, per esempio, alla scelta del 17 giugno. Comprendiamo perfettamente il valore simbolico di quella data, ma è necessario domandarsi se una giornata destinata anche alle scuole non rischi di perdere parte della propria efficacia cadendo in un periodo in cui gli istituti scolastici sono chiusi. Così come sarebbe stato utile riflettere sulle modalità più efficaci per coinvolgere le scuole secondarie, le università, gli enti locali, i consigli comunali e tutti quei luoghi nei quali la cultura della legalità e delle garanzie costituzionali può essere concretamente promossa. In particolare, i consigli comunali rappresentano il luogo naturale del confronto democratico e possono svolgere un ruolo incisivo nella diffusione di questi principi a livello territoriale. Analogamente sarebbe opportuno richiamare anche i consigli giudiziari, sedi di confronto tra i principali attori della giurisdizione. Ampliare il coinvolgimento di questi organismi contribuirebbe a rendere l’iniziativa più partecipata, più capillare e più efficace.

La proposta di legge, quindi, può essere ampiamente integrata e migliorata. Queste critiche non vogliono essere pretestuose, vogliono essere osservazioni costruttive. Non diminuiscono in nessun modo il valore della proposta, ma, al contrario, nascono dalla convinzione che la proposta possa essere resa più efficace. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico non intende mettere in discussione il valore simbolico dell’iniziativa, né la figura di Enzo Tortora che resta una delle testimonianze più significative della necessità di difendere sempre i principi dello Stato di diritto. Riteniamo, però, che il Parlamento avrebbe dovuto costruire questo provvedimento attraverso un confronto più approfondito e più condiviso. E per il modo in cui questo provvedimento è stato portato in Aula – senza mandato al relatore, senza la discussione degli emendamenti e senza un vero confronto in Commissione – noi non possiamo oggi esprimere un voto favorevole. È stato un metodo sbagliato che ha impedito al nostro gruppo parlamentare di offrire un proprio contributo su una materia che avrebbe richiesto il massimo della condivisione. Questo metodo, per quanto profondamente errato, non cancella la bontà dei principi che hanno ispirato questa proposta di legge: il ricordo di Enzo Tortora, la riflessione sul giusto processo, la tutela della presunzione di innocenza, la prevenzione degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni, temi sui quali il Partito Democratico è da sempre fortemente impegnato.

Per queste ragioni il nostro voto è di astensione. È un’astensione che vuole rappresentare, però, anche un segnale di apertura. Se nel successivo esame al Senato sarà finalmente consentito un confronto vero e il nostro gruppo potrà contribuire a migliorare il testo, quella disponibilità potrà tradursi anche in un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellicini. Ne ha facoltà.

ANDREA PELLICINI (FDI). Grazie, Presidente. Arriva finalmente al voto di quest’Aula questo piccolo, ma, secondo me, importantissimo provvedimento, che ha l’obiettivo di dedicare la giornata del 17 giugno alla memoria di tutte le vittime della giustizia. Il 17 giugno è il giorno in cui venne arrestato Enzo Tortora. È da tempo che questo provvedimento di legge stazionava in Commissione giustizia e sono contento oggi che sia arrivato in Aula. È stato rinviato per alcuni mesi per non essere contestuale al periodo referendario, proprio perché non si voleva dare neanche l’immagine che questo fosse un provvedimento contro la magistratura. Infatti, non lo è. In questo sono d’accordo con l’onorevole Faraone che l’ha detto prima: questo non è assolutamente un provvedimento contro la magistratura. Io voglio ribadire quello che spesso ha detto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ossia che la destra italiana è sempre stata vicina alla magistratura, l’ha rispettata, l’ha considerata e l’ha ritenuta da sempre un caposaldo contro la lotta a tutte le mafie e contro la lotta al terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). E anche in questa sede ricordiamo quanti sono stati i morti tra i pubblici ministeri e i giudici che hanno condotto questa battaglia di legalità.

Il provvedimento, invece, ha l’alto obiettivo di esaltare alcuni principi che sono presenti nella nostra Costituzione, ma che spesso il dibattito politico, lo scontro politico e la quotidianità ci fanno dimenticare. Sono argomenti e temi importantissimi, come quello della libertà personale, la cui inviolabilità è sancita dall’articolo 13 della Costituzione. Come è stato detto in quest’Aula oggi, dal 1992 ad oggi sono stati più di 30.000 i casi in Italia di ingiusta detenzione e lo Stato ha pagato quasi un miliardo di euro di risarcimento per queste persone. Risarcimenti importanti che mai hanno lenito fino in fondo le sofferenze che queste persone hanno subito.

Poi altri principi fondamentali, come il valore della dignità personale. Quante sono le persone che, a causa della gogna mediatica dopo aver subito un arresto o aver subito, magari, anche solo un avviso di garanzia, sono massacrate nel loro onore e nella loro dignità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia)? E poi il principio fondamentale che è quello della prognosi di non colpevolezza, stabilito dall’articolo 27 della Costituzione. Anche qui quante volte l’opinione pubblica, senza avere chiari gli elementi processuali, parteggia da una parte, è innocentista o colpevolista dall’altra? Molte volte, come diceva Leonardo Sciascia, questo lo si fa sulla base di simpatie e non sui reali dati di un procedimento penale. Anche questo è davvero importante.

Poi il tema, ribadito in questa legge, del giusto processo, cioè di un processo celebrato in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. Tutti temi che hanno fatto parte del dibattito referendario negli scorsi mesi. Anche se il referendum, dal nostro punto di vista, non ha dato risultati soddisfacenti -anche se noi al Nord, in Lombardia e anche in Veneto, abbiamo comunque stravinto -, ha permesso comunque che il dibattito in Italia ci sia stato. Io ho partecipato almeno a trenta serate di dibattito referendario e ho potuto vedere la gente appassionata sui temi della dignità personale e sui temi della prognosi di non colpevolezza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Prima ho sentito l’intervento dell’onorevole Faraone e dissento nella parte in cui ha detto “sì, avete votato il nostro ordine del giorno, ma siete arrivati alla fine della legislatura senza aver portato avanti e senza aver portato casa delle riforme”. Invece, io ribatto e dico che se Italia Viva, invece di lasciare libertà di voto, avesse sostenuto la riforma, staremmo parlando di un’altra storia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Io ho a cuore davvero questo provvedimento perché gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni, come ho detto, hanno rovinato la vita di tantissime persone.

Voglio dedicare questo provvedimento a una persona che non ha avuto, magari, il clamore di Enzo Tortora, però non ha sofferto di meno. E parlo del professor Vittorio Minelli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia), che fu sindaco di Luino tra il 1980 e il 1990 e, poi, presidente della provincia di Varese fino al 1993, allorquando subì un clamoroso quanto ingiusto arresto. Ecco, un alto dirigente della Rai che ho incontrato alcuni mesi fa mi raccontò che, quando era corrispondente di una TV locale, fu chiamato per accorrere in occasione dell’arresto del professor Minelli in qualità di presidente della provincia. Il professore fu tenuto due ore nei suoi uffici provinciali fino all’arrivo delle televisioni, perché la gogna mediatica doveva arrivare fino alla fine: doveva essere ripreso mentre usciva dagli uffici della provincia di Varese con le manette (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Volevo ricordare questo fatto, perché il professor Minelli, dopo 11 anni di calvario, nel 2004 venne assolto dal tribunale di Varese, ma questa vicenda spezzò, concluse, una brillante carriera politica – era uno dei maggiori leader della Democrazia Cristiana in provincia di Varese -, ma soprattutto lo ferì come uomo. Ebbene, lui non rilasciò mai interviste con cui criticò la magistratura o con cui accusò qualcuno, visse questo dolore con una grandissima dignità, ed è per questo che questo provvedimento io lo dedico al professor Vittorio Minelli che ci ha lasciato purtroppo un mese fa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale – A.C. 441​ e abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 441​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 441​ con il seguente nuovo titolo: “Istituzione della Giornata nazionale «Enzo Tortora» e vittime di errori giudiziari”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13) (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), Italia Viva-Casa Riformista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 1657​ e 1694.

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