Un esercito di esperti ci sta spiegando quanto fosse sbagliato il cosiddetto metodo Ranucci e come suoni male che si sia attivato, tramite i suoi legali, per chiedere protezione da coloro, sempre più numerosi, che lo stanno usando contro di lui.
Il gioco al massacro è in pieno corso e si fermerà solo quando spunterà all’orizzonte qualche bersaglio più fresco e attuale.
Nel frattempo, anche i grandi quotidiani hanno pensato che fosse ora di prendere parte al grande ballo e fanno a gara, senza troppo preoccuparsi di eleganza e fair play, a chi scova il dettaglio più succoso.
Si disquisisce su ristoranti, menu, tavolate, stanze messe a disposizione.
Da ultimo, è venuto a galla il libro autobiografico di Ranucci, La scelta, edito due anni da Bompiani, si punta sulle relazioni amorose che vi sono descritte e si fa ironia un tanto al chilo sulle prodezze sessuali che le avrebbero caratterizzate, letterarie o reali che siano.
Uno sputtanamento a tutto tondo che non risparmia niente e nessuno.
È un gioco assai di moda ma questo non toglie nulla alla sua brutale violenza che contraddice beni e valori che ogni partecipe della comunità dovrebbe avvertire il dovere di invocare e proteggere per se stesso e per tutti gli altri.
Non condividiamo il costume di correre in aiuto al vincitore e dare addosso al perdente.
Non abbiamo alcuna simpatia per il metodo investigativo utilizzato da Report, particolarmente sotto la direzione di Ranucci, ma ci piacciono ancora meno i processi di piazza, la gogna preventiva e l’accanimento a posteriori.
