L’avvocato Giada Bocellari ha rilasciato, in esclusiva a Terzultima Fermata, una lunga intervista in cui si sofferma sulle conseguenze del processo mediatico e su tanti aspetti della vita professionale, dentro e fuori dalle aule.
Svela piccoli segreti (ad esempio voleva fare il pubblico ministero e non l’avvocato) e la sua personale ricetta per contrastare la deriva dei processi paralleli fatti fuori dalle aule ed in particolare sui social.
La ringraziamo per aver dedicato tempo al suo blog preferito.
L’intervista verrà pubblicata in due post distinti, anche per procedere alla trascrizione fedele del registrato.
Adesso un piccolo assaggio:
Buonasera Giada, innanzitutto grazie di aver trovato del tempo per Terzultima Fermata. Per caso stavi scrivendo la revisione?
Grazie a voi per l’invito, al momento stiamo leggendo ancora gli atti delle indagini di Pavia poi il passaggio successivo sarà la revisione. Non posso fare una previsione sui tempi del deposito.
Avvocato o avvocata? Per alcuni una vocale è determinante e foriera di polemiche, per te?
Per quanto mi riguarda è indifferente, Non mi sento sminuita se mi chiamano avvocato.
Ho letto che volevi fare il pubblico ministero e che sei diventata avvocato per caso ma è proprio così?
È veramente così, volevo fare il pubblico ministero e non l’avvocato, la mia fissa da ragazza era il pubblico ministero. Perché allora ritenevo che fosse l’emblema della giustizia e della ricerca della verità ed era inconcepibile l’idea di difendere un colpevole. Poi mi sono ricreduta.
Vieni descritta fredda, determinata e ossessionata dalla perfezione, ti ci vedi?
Mi ci vedo ma non sono fredda, sono tutt’altro che fredda. Sono passionale, molto lucida, sono una perfezionista, quasi una bacchettona, nella professione ci tengo molto alla deontologia e all’etica.
Il tuo primo processo penale, lo ricordi?
Il primo processo da praticante abilitata lo ricordo chiaramente, ero agitatissima, ricordo che era una sostituzione di una difesa di ufficio e non avevo le copie del fascicolo; andai due ore prime per poter leggere e studiare gli atti. Appena entrò il carrello dei fascicoli chiesi di poterlo consultare e lo studiai attentamente.
Mi ricordo che verificai che nel fascicolo del Pm non c’era la lista testi e pensai di fare il giudizio ordinario, il giudice mi guardò e disse “dottoressa per caso è il suo primo processo?”, annuì e sornione dispose ai sensi dell’articolo 507 cpp la citazione dei testi che il PM non aveva indicato nella lista. Naturalmente l’accusato venne condannato.
Mentre il mio primo processo da avvocato è stato quello di Alberto Stasi.
L’avvocatura vive un periodo di forti cambiamenti. Giada Bocellari e il processo telematico, convinta sostenitrice o sarebbe utile ma …?
Ci agevola tanto ma ha tante lacune che conosciamo tutti. Direi che deve migliorare di molto strada facendo, per adesso crea molta ansia e dispersione di energie.
Giada Bocellari fuori dall’aula con un paio di jeans e tanta voglia di …?
Ultimamente non ho tempo libero, amo viaggiare e quindi appena possibile scappo con viaggi all’ultimo minuto.
Giada Bocellari e i social.
Non ho social, ho solo Facebook ma non posto mai nulla, alle volte l’utilizzo per seguire le vostre uscite quotidiane che sono molto utili per la professione. Sono una fuori dal mondo a livello social. Ritengo che gli avvocati dovrebbero tenersi lontano dai social, nel senso di non postare proprie opinioni riguardati casi processuali o utilizzarli a sproposito.
Dal novembre del 2010 hai iniziato la tua carriera di avvocato, quando hai incontrato Stasi per la prima volta?
Si, me lo ricordo chiaramente, era il 2 novembre 2010 che è il giorno del mio compleanno. Per questo mi è rimasto nei ricordi. Quando ci siamo conosciuti inizialmente ci siamo evitati per diverso tempo …. (Continua)
