Francesca Nanni: dopo Zuncheddu salverà Stasi? (Abate Faria)

Garlasco: Stasi o Sempio o nessuno dei due.

La domanda quando troverà risposta?

Nessuno è in grado di prevederlo, intanto il primo passo necessario, atteso da tutti, il deposito della richiesta di revisione del processo di Alberto Stasi.

Le carte di Pavia sono anche sulla scrivania della dottoressa Francesca Nanni procuratrice generale di Milano.

Non è secondario ricordare che la stessa è stata l’artefice della revisione di Beniamino Zuncheddu (non me ne voglia l’amico Mauro Trogu che ha fatto un lavoro eccezionale ma senza l’iniziativa della Nanni il buon Zuncheddu molto probabilmente si troverebbe ancora in carcere).

Scrivo che la Nanni è stata l’artefice perché’ la circostanza è messa nero su bianco nella sentenza della Corte di Appello di Roma del 26 gennaio 2024 che ha accolto (con molte ritrosie che si colgono nella lettura della motivazione) la revisione di Zuncheddu: “Quindi, in finale, l’unica prova nuova realmente tale, in quanto acquisita soltanto nel 2020, è costituita dalle intercettazioni ambientali e telefoniche disposte …Trattasi di iscrizione assai inconsueta, posto che nel caso in esame in realtà il colpevole era stato già identificato e condannato in via definitiva, pur residuando la possibilità che vi fossero altri colpevoli rimasti impuniti, ma è evidente che senza tale iscrizione non sarebbe stato possibile disporre intercettazioni telefoniche ed ambientali a carico dei sopravvissuti e di alcuni altri soggetti scelti con criterio rimasto in verità non molto chiaro, ma verosimilmente teso alla verifica di quella che era una semplice ipotesi, e cioè che il teste oculare del processo del 1991, vale a dire PINNA Luigi, non fosse realmente in grado di indicare le fattezze dell’aggressore e ciò poté fare solo perché gli era stata già mostrata, in violazione di legge, la fotografia del presunto responsabile, individuato nell’allora giovane pastore ZUNCHEDDU Beniamino.

In altre parole, si è trattato di indagine a carattere “esplorativo” nella speranza di riuscire ad ottenere le prove nuove necessarie per presentare un’istanza di revisione ai fini della risoluzione del giudicato.

Quindi, in sintesi, lo strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali spesso oggetto di critiche perché costoso ed invasivo e, secondo qualche opinione, da limitare a pochissimi casi e da effettuare solo nei confronti di soggetti gravemente indiziati è stato utilizzato per ricercare una prova nuova tesa a corroborare quello che sin dall’epoca dei fatti era rimasto nulla più che un mero sospetto d’inquinamento probatorio”.

Così si legge nella motivazione della revisione Zuncheddu che alleghiamo al post, una lettura istruttiva.

Ritorniamo all’inizio e ricordiamo che nelle 125 pagine della richiesta di revisione per il caso Zuncheddu, l’ex procuratrice generale di Cagliari Francesca Nanni, oggi a Milano dimostrò che l’unico teste oculare aveva dichiarato il falso.

Nel documento di revisione, la Procura Generale punta il dito contro il sopravvissuto (autore seconda la Procuratrice Generale di una “falsa testimonianza”) e chiama in causa anche un ex sovrintendente di Polizia che avrebbe “sviato le indagini convincendo” Pinna “a dichiarare il falso”: Mario Uda.

Questi “forse si era convinto che Zuncheddu fosse colpevole” sulla base di fonti confidenziali e avrebbe “inquinato” le indagini facendo pressioni di vario tipo al teste oculare.

L’inquinamento delle indagini si sarebbe concretizzato quando è stata mostrata al testimone la fotografia del pastore di Burcei “in anticipo” rispetto al riconoscimento ufficiale avvenuto circa dopo 40 giorni i fatti davanti al pm. Se così fosse, “l’unica fonte di prova” a carico di Zuncheddu sarebbe “inattendibile” pur rappresentando la “prova regina per la condanna”.

Tali dubbi sono suffragati dall’iniziale versione di Pinna il quale, nell’ambulanza che lo porta in ospedale, dichiara ai carabinieri di non poter riconoscere l’assassino perché “aveva un collant da donna sul volto”; un mese e mezzo dopo aveva cambia versione e sostiene che in realtà l’assassino era a volto scoperto ed identificabile. Era il 22 febbraio 1991. In quei quaranta giorni il teste ha avuto numerosi colloqui con agenti della Criminalpol. Un palese condizionamento del testimone.

La vicenda Zuncheddu si e’ risolta grazie alle trascrizioni delle intercettazioni ambientali sull’auto del testimone oculare quando nel febbraio 2020, già avviata la nuova inchiesta a Cagliari, Pinna era stato convocato in Procura generale per ricordare quanto accaduto.

Terminato il colloquio era salito in auto e, intercettato, aveva detto alla moglie, che voleva sapere cosa gli avessero chiesto, di aver “cercato di fare lo scemo” ma che “non fa a fare lo scemo, sono troppo intelligenti…”, “mi volevano far dire che Marieddu (Uda) mi ha fatto vedere la fotografia prima…loro hanno capito che è veramente così, ed è la verità…”, “quello che è successo veramente già l’hanno capito…perché Marieddu mi ha fatto vedere la fotografia prima di Beniamino”.

Frasi ritenute eloquenti e alla base del riconoscimento dell’innocenza di Zuncheddu che se pur a malincuore è stata sancito dalla Corte di appello di Roma il 26 gennaio 2024.

Nella parte motiva si legge: “Invero, dalla lettura della corposa istanza e dei numerosissimi allegati emergeva che l’unica prova nuova indicata nell’istanza di revisione, intesa come elemento che certamente non era stato valutato, né era valutabile durante il procedimento di cognizione genetico, era costituita esclusivamente da alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, in stretto dialetto campidanese, captate nel corso del procedimento penale n. 7719/2019 R.G.N.R. iscritto contro ignoti presso la Procura della Repubblica di Cagliari a modello 44, a seguito dell’esposto presentato presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Cagliari dall’Avvocato Mauro TROGU”

Ed ancora: “Con separata ordinanza allegata a verbale, il Collegio dichiarava ammissibile l’istanza di revisione, rilevando che l’unica prova che senz’altro poteva definirsi nuova rispetto a quelle già raccolte nel 1991 era costituita esclusivamente dall’ammissione captata nel corso del dialogo intercorso tra i coniugi PINNA Luigi e FADDA Daniela in auto – da.parte del primo, di aver in realtà già visto prima del dibattimento la foto dello ZUNCHEDDU, a lui mostrata dal Poliziotto (oggi in pensione) UDA Mario (chiamato anche “MARIEDDU” dai due coniugi) che a sua volta aveva ricevuto una “soffiata” dai propri informatori. Tale prova in sé non era dirimente, poiché i due coniugi mostravano un notevole stupore nel constatare che la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari lo ritenesse innocente, dimostrando cosi di credere fermamente nella colpevolezza dello ZUNCHEDDU, ma era cоmunque sufficiente per giustificare la rlapertura del dibattimento di revisione”.

L’unica prova nuova:

Quindi, in finale, l’unica prova nuova realmente tale, in quanto acquisita soltanto nel 2020, è costituita dalle intercettazioni ambientali e telefoniche disposte nell’ambito del procedimento penale n. 7719/2019 R.G.N.R. iscritto presso la Procura della Repubblica di Cagliari a modello 44, a seguito dell’esposto presentato dall’Avv. Mauro TROGU. L’allegato H-1 all’istanza di revisione reca per l’appunto copia del decreto a firma del Procuratore Aggiunto Paolo DE ANGELIS, in servizio presso la Procura di Cagliari, emesso in data 18 novembre 2019, cosi concepito: “Visto, si iscriva a Mod. 44 (registro notizie di reato ignoti), a carico di IGNOTI. Titolo del reato: Art. 110, 575, 577 c.p. Luogo e data: SINNAI, località ‘CUILI IS COCCUS’, IL 08.01.1991. Persone offese: 1. FADDA Gesuino, 2. FADDA Giuseppe, 3. PUSCEDDU Ignazio, 4. PINNA Luigi, tutti in altri atti generalizzati. PRESCRIZIONE: mai”. Trattasi di iscrizione assai inconsueta, posto che nel caso in esame in realtà il colpevole era stato già identificato e condannato in via definitiva, pur residuando la possibilità che vi fossero altri colpevoli rimasti impuniti, ma è evidente che senza tale iscrizione non sarebbe stato possibile disporre intercettazioni telefoniche ed ambientali a carico dei sopravvissuti e di alcuni altri soggetti scelti con criterio rimasto in verità non molto chiaro, ma verosimilmente teso alla verifica di quella che era una semplice ipotesi, e cioè che il teste oculare del processo del 1991, vale a dire PINNA Luigi, non fosse realmente in grado di indicare le fattezze dell’aggressore e ciò poté fare solo perché gli era stata già mostrata, in violazione di legge, la fotografia del presunto responsabile, individuato nell’allora giovane pastore ZUNCHEDDU Beniamino.

In altre parole, si è trattato di indagine a carattere “esplorativo” nella speranza di riuscire ad ottenere le prove nuove necessarie per presentare un’istanza di revisione ai fini della risoluzione del giudicato.

Quindi, in sintesi, lo strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali spesso oggetto di critiche perché costoso ed invasivo e, secondo qualche opinione, da limitare a pochissimi casi e da effettuare solo nei confronti di soggetti gravemente indiziati è stato utilizzato per ricercare una prova nuova tesa a corroborare quello che sin dall’epoca dei fatti era rimasto nulla più che un mero sospetto d’inquinamento probatorio”.

Nella vicenda di Garlasco la dottoressa Nanni prenderà iniziative o attenderà che lo facciano i legali di Stasi?

Vedremo.

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