Segnaliamo l’iniziativa presa per portare alla ribalta le gravi criticità del processo penale telematico e chiedere i dovuti correttivi:
− gestione informatica del fascicolo e degli atti di indagine e di giudizio che si traduce in un vantaggio informativo per l’accusa a scapito della difesa: le parti processuali devono conoscere, in tempi ragionevoli e con modalità certe, tutti gli atti di interesse ovvero che incidono sulla strategia difensiva, inclusi quelli introdotti nel fascicolo mediante strumenti informatici, rendendo, quindi, il fascicolo telematico “luogo” centrale del contraddittorio;
− accesso non sempre diretto e uniforme al fascicolo:
la coesistenza di molteplici sistemi (PDP per i depositi dei difensori delle parti private e APP) determina, nelle diverse realtà territoriali, modalità non uniformi di accesso;
− mancata o tardiva conoscenza dei depositi delle altre parti processuali e/o della cancelleria;
l’attuale configurazione non garantisce che il difensore riceva una notifica telematica automatica, certa e tracciabile ogni volta che:
i. il pubblico ministero depositi un atto o un documento,
ii. la persona offesa o altre parti private depositino atti o documenti,
iii. la cancelleria inserisca nel fascicolo provvedimenti o comunicazioni rilevanti quali verbali stenotipici;
pertanto, in assenza di un meccanismo stabile di avviso, il difensore è costretto a un monitoraggio “a tappeto” del fascicolo telematico, con evidente disparità di trattamento rispetto agli uffici che operano all’interno del medesimo dominio informatico;
− canale privilegiato dell’accusa nell’accesso e nella consultazione del fascicolo telematico:
necessità di riconoscere sul punto anche al difensore un ruolo centrale.
Tutto questo è stato evidenziato da un comunicato di Movimento Forense che si allega al post:
