Magistratura, la vittoria al referendum non è una “rilegittimazione” e l’Ucpi non finga che … (Abate Faria)

Smiling woman sitting on wooden crate at crowded outdoor music festival

Sbaglierebbe la magistratura se vedesse nel risultato referendario una automatica rilegittimazione del suo ruolo, perché è altrettanto vero che vi è un clima di sfiducia crescente dell’opinione pubblica nei suoi confronti”, lo scrivono l’ex ministro della Giustizia ed esponente Pd, Andrea Orlando, e la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Sole 24 Ore.

Segue una dichiarazione di intenti e di problematiche da affrontare immediatamente.

Nell’ordine: “Vanno affrontati l’organizzazione e gli interventi sulle dotazioni organiche, il tema del ripristino, almeno in parte, dell’attività in presenza nel giudizio civile. E poi i tempi e i costi del processo penale e civile, insostenibili per un comune cittadino. Occorre agire sull’emergenza degli istituti penitenziari, con norme che consentano di abbattere il sovraffollamento, rendere più dignitose le condizioni di vita e di lavoro, implementare le aree trattamentali, investire sulle misure alternative alla pena, affrontare il tema del disagio psichico e delle dipendenze dei detenuti, nonché della sanità penitenziaria. Vanno risolti i problemi emersi nell’attuazione del processo penale telematico e rivista la norma che demanda al collegio l’adozione della custodia cautelare in carcere, che paralizza molti degli uffici giudiziari”.

(https://partitodemocratico.it/orlando-e-serracchiani-giustizia-occorre-una-tregua-e-non-stallo/)

Alcuni dei punti sono condivisibili (in particolare carcere e processo penale telematico) ma rischiano, come al solito, di rimanere sulla carta e nel cassetto delle buone intenzioni.

Nel dibattito che seguirà quale sarà e ci sarà un ruolo per l’avvocatura?

Intanto sarà da capire cosa farà l’UCPI, il 23 maggio è indetta l’assemblea dal titolo: “Un confronto e una riflessione sui temi della riforma della giustizia penale dopo il referendum costituzionale”.

Speriamo che sia un confronto più che una riflessione.

Dovrà essere l’occasione per una vera e spassionata disamina degli eventi, che partendo da una spietata analisi degli errori commessi (in primis aver seguito supinamente la linea governativa nella vana speranza tramutatasi in un sonoro ceffone) trovi la forza e le idee per ripartire e non si trasformi nella solita litania di quanto siamo stati belli e bravi che accompagna da tempo l’avvocatura associata penalistica.

Si vedrà al teatro Eliseo dove non vorremmo ascoltare il mieoloso refrain: “Facciamo finta che…tutto va ben“.


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