Richiedere un certificato al registro delle notizie di reato e ricevere una risposta è un miraggio.
La giustizia di tutti i giorni raccontata dal collega Andrea Donde’, si dirà una storia minima ma è sintomatica dello stato delle cose e degli ostacoli all’espletamento dell’attivita’ difensiva.
Il 26 marzo, tramite il meraviglioso PST avanzo richiesta di certificato ex art 335 alla Procura della Repubblica di Torino.
Passate tre settimane, essendo ancora “in verifica”, scrivo mail all’ufficio 335 allegando la ricevuta di invio e chiedendo se ci fossero per caso dei malfunzionamenti.
Risposta: “le colleghe che si occupano del servizio richiesto, riferiscono di aver controllato sul portale e la Sua richiesta non risulta pervenuta nel nostro sistema. La invito pertanto a trasmettere una nuova richiesta”.
Ma se ho la ricevuta di invio e se a portale risulta “in verifica”, come fa a non risultare al destinatario?
Mi metto a polemizzare? No. Inoltro nuova richiesta e amen.
Certo che se a questo sistema affidiamo i diritti (e spesso la libertà) delle persone, non siamo messi mica bene.
Se Torino piange Milano non ride e un collega scrive: “Io, su Milano, ne ho una fatta quasi due mesi fa. É stata accettata da una ventina di giorni, però, da allora, non so più niente.
Al telefono non rispondono mai e all’indirizzo di posta elettronica nemmeno. Non mi resta che tentare un accesso, però, non me li ricordo particolarmente amichevoli in quell’ufficio”.
La situazione della giustizia è fotografata in maniera impietosa ma non ci sono levate di scudi dall’avvocatura associata se non sterili “interlocuzioni”.
