Si apprende dalla stampa (a questo link per una della tante fonti della notizia) che un Questore di fresca nomina ha riportato in passato una condanna definitiva nell’ambito del processo seguito agli episodi di violenza verificatisi nel 2001 nel corso di attività di polizia condotte in occasione della riunione del G8 a Genova.
Si apprende ulteriormente che i Senatori Cucchi, De Cristofaro, Magni e Valente hanno rivolto un’interrogazione al Ministero dell’Interno, acquisita agli atti del Senato come atto di sindacato ispettivo n. 4-02130 e pubblicata il 27 maggio 2025 nella seduta n. 308 (a questo link per la lettura dell’atto).
Ne riportiamo qui di seguito, dato l’evidente interesse pubblico alla sua conoscenza, il contenuto integrale, tra virgolette e in corsivo (omettendo tuttavia, pur nella consapevolezza dell’inutilità di questa precauzione data la diffusione della vicenda, i riferimenti nominativi dell’interessato ed ogni altro dato che possa identificarlo):
“Premesso che:
da organi di stampa si apprende della nomina di […] a questore di […], ovvero la massima autorità di pubblica sicurezza in città, responsabile e coordinatore di tutte le forze di polizia impiegate in servizi atti a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché in servizi di prevenzione e difesa da atti eversivi;
[…] è noto per essere stato capo della squadra mobile di […], in servizio a Genova con il compito di gestire l’ordine pubblico durante il G8 del luglio 2001, e risultato poi «coinvolto nei fatti dal principio» perché, quella sera, era tra i «pattuglioni» che in teoria avrebbero dovuto trovare e arrestare i black bloc, la frangia di manifestanti ritenuta responsabile dei tafferugli di quelle giornate. […] arrivò alla scuola Diaz «addirittura in tempo per vedere il cancello prima che venisse chiuso dagli occupanti» nell’estremo tentativo di non far entrare polizia e carabinieri. È lui poi che in un secondo momento, insieme ad altri due colleghi, si incaricò di redigere il verbale degli arresti, durante una delle pagine più buie della storia italiana e dell’onorabilità delle forze dell’ordine;
a seguito del processo sui fatti di Genova, nel 2012 […] è stato condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per falso aggravato con la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per aver falsificato le prove dell’assalto alla scuola Diaz, quell’assalto che è definito come “macelleria messicana” dallo stesso vicequestore […];
dalla sentenza si apprende che «è al dottor […] che vanno sostanzialmente riferiti il momento decisionale e l’elaborazione tecnico-giuridica relativi alla scelta di contestare agli occupanti il reato di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio», oltre che ovviamente la decisione di procedere agli arresti sulla base delle perquisizioni effettuate. Come si è scoperto grazie alle indagini e ai processi, le prove per arrestare le persone che risiedevano alla Diaz sono state portate sul posto proprio dalle squadre a capo di […]. È la storia delle presunte due bottiglie molotov, in realtà sequestrate nel pomeriggio, e degli attrezzi da lavoro provenienti da un cantiere vicino;
nella motivazione della sentenza i giudici della Corte di cassazione scrivono: “Per l’odiosità del comportamento di chi, in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli (…) avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze, funzionali a sostenere così gravi accuse da giustificare un arresto di massa, formulate peraltro in modo logico e coerente, tanto da indurre i pubblici ministeri a chiedere, e ottenere seppure in parte, la convalida degli arresti”;
com’è noto, i gravissimi fatti di Genova si svolsero la notte del 21 luglio 2001, quando i reparti mobili della polizia di Stato fecero irruzione all’interno del complesso del liceo Pertini di Genova, ex scuola Diaz. L’istituto era adibito a centro stampa del “Genova Social Forum”, e quella notte dava un tetto a centinaia di cittadini che avevano appena preso parte alle manifestazioni contro il G8. Quella notte i manifestanti, a mani alzate, furono pestati dagli agenti. In 61 finirono in ospedale, tre dei quali in prognosi riservata e uno in coma. Per coprire gli abusi e giustificare l’irruzione, la polizia si impegnò a produrre diverse prove false. Tra le più smaccate due bombe molotov che vennero introdotte nella scuola dagli stessi agenti per incolpare i manifestanti di essere armati, e la giacca auto-lacerata da un agente di polizia nel tentativo di inscenare un falso accoltellamento. La verità è che i manifestanti erano del tutto disarmati. Ferri venne condannato proprio per la formulazione delle false accuse e delle false prove;
considerato che:
restando ferma e incontrovertibile la finalità rieducativa della pena di cui all’articolo 27 Costituzione, e il diritto del condannato ad essere reintegrato nella società una volta espiata la propria pena, a parere degli interroganti quanto accaduto nella scuola Diaz a Genova nel luglio 2021 resta una ferita aperta per il Paese e la condotta dei condannati appartenenti alle forze dell’ordine un grave disonore per le forze di polizia e per lo Stato;
quanto accaduto ha portato l’Italia a essere condannata dalla Corte di Strasburgo per le torture inflitte alla Scuola Diaz;
in pochi giorni dalla notizia della nomina di […] a questore, i cittadini della provincia di […] si sono mobilitati in una raccolta firme per chiedere al Ministro in indirizzo di rivalutare la sua decisione e di trovare un altro questore per il loro territorio. La petizione ha raccolto già molte adesioni,
si chiede di sapere:
quali siano le motivazioni alla base della decisione del Ministero di affidare la responsabilità della sicurezza pubblica di una città a chi ha disonorato la divisa e la funzione pubblica;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che la nomina di […] a questore di […] significhi legittimare una cultura dell’impunità e che vanifichi anni di battaglie per verità e giustizia sul G8 di Genova del 2001;
se non ritenga che, in alternativa a […], fosse possibile reperire candidati che vantassero esperienze e competenze più adeguate all’importanza e alla natura della funzione di questore”.
Ci asteniamo da qualunque commento, limitandoci a ricordare che proprio ieri 5 giugno 2025 la Corte EDU ha deciso la causa Cioffi c. Italia (a questo link per un nostro approfondimento di oggi), riconoscendo il nostro Paese responsabile delle violenze operate, anche in quel caso nel 2001, in danno di un giovane connazionale da agenti di polizia che lo trattennero senza fondamento in una caserma dopo una manifestazione del movimento no-global, e lo sottoposero a gravi maltrattamenti, ed ugualmente responsabile dell’incapacità della nostra amministrazione della giustizia di celebrare i processi agli accusati senza superare i termini massimi di prescrizione.
Non sembra azzardato rilevare una notevole contraddizione tra la nomina questorile di cui si è parlato e i principi affermati dai giudici europei dei diritti umani.
