I servizi per la transizione digitale della Giustizia e chi deve farli funzionare (Vincenzo Giglio e Riccardo Radi)

Abbiamo un Ministero della Giustizia.

Dentro di esso abbiamo un dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia.

Data un’occhiata, capiamo immediatamente quanto sia importante questo dipartimento.

Da esso dipendono tre aree funzionali:

  • servizi per la transizione digitale della giustizia
  • analisi statistica
  • politiche di coesione.

Spetta ad esso assicurare:

  • gestione dei processi e delle risorse connessi alle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e della innovazione
  • gestione della raccolta, organizzazione e analisi dei dati relativi a tutti i servizi connessi all’amministrazione della giustizia
  • attuazione delle procedure di raccolta dei dati e della relativa elaborazione statistica secondo criteri di completezza, affidabilità, trasparenza e pubblicità
  • monitoraggio dell’efficienza del servizio giustizia con particolare riferimento alle nuove iscrizioni, alle pendenze e ai tempi di definizione dei procedimenti negli uffici giudiziari
  • coordinamento della programmazione delle attività della politica regionale, nazionale e comunitaria e di coesione.

Dipendono da esso tre uffici dirigenziali generali:

  • Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati
  • Direzione generale di statistica e analisi organizzativa
  • Direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione.

Ci convinciamo a questo punto che il dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia sia la punta di diamante del Ministero della Giustizia per l’epocale transizione dalla carta al digitale.

Leggiamo in giro che questa transizione, tutt’altro che conclusa, ha fin qui generato problemi più che soluzioni, lentezza anziché rapidità, caos e confusione piuttosto che ordine e chiarezza, stress anziché calma, mugugni anziché lodi.

Qualcosa non sta funzionando, lo capirebbe chiunque.

Se si trattasse di un’azienda privata, chi detiene la quota di controllo chiederebbe conto ai manager apicali e, se le loro giustificazioni non lo convincessero, li accompagnerebbe alla porta. Magari con una buonuscita milionaria ma comunque alla porta.

Qui parliamo però di un Ministero, cioè di un’articolazione centrale dello Stato, e le cose non funzionano come nel privato.

Nondimeno, la questione degli apicali resta sul tappeto per la banale ragione che, se in qualunque organizzazione le cose vanno a rotoli, è più facile e frequente che la colpa sia dei capi piuttosto che degli uscieri.

C’è dunque un responsabile apicale dei servizi per la transizione della giustizia ed è un magistrato ordinario.

Non abbiamo altro modo per valutarlo che attingere ai dati di evidenza pubblica contenuti nel sito web istituzionale del Ministero della Giustizia, concentrandoci principalmente su un fattore che ci appare cruciale, quello delle competenze digitali.

Merita di essere sottolineato che la valutazione di tali competenze è stata fatta dallo stesso interessato.

Elenchiamo, letteralmente, i risultati di questa autovalutazione per ciascuno degli ambiti presi in considerazione:

  • elaborazione delle informazioni: utente base
  • comunicazione: utente base
  • creazione di contenuti: utente base
  • sicurezza: utente base
  • risoluzione di problemi: utente base
  • certificazioni informatiche: la casella è vuota.

Passiamo poi alla conoscenza dell’inglese, lingua franca universale, addirittura esclusiva in ambito informatico:

  • comprensione: A1
  • parlato: A1
  • scritto: A1.

È utile sapere che il livello A1 della lingua inglese corrisponde al primo livello nel Quadro Europeo di Riferimento (QCER) per la conoscenza delle lingue, un sistema creato dal Consiglio Europeo che stabilisce i diversi livelli di conoscenza linguistica.

Il livello A1 è quello che comunemente si associa ai principianti e chi lo possiede è accreditato di sapere usare espressioni ricorrenti nella quotidianità e frasi basiche finalizzate ad esprimere bisogni concreti.

Per quel che vale, e sempre dalla scheda informativa ministeriale, risulta che l’interessato è in possesso della patente di guida A che lo abilita a condurre ogni tipo di motociclo.

In assenza di altri dati rilevanti desumibili dalla scheda, consultiamo fonti aperte sul web e apprendiamo che l’interessato ha una pluridecennale e composita esperienza in magistratura, maturata attraverso plurime esperienze professionali culminate nell’approdo presso la Suprema Corte.

Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, anche monografiche, ed è stato spesso designato come relatore in convegni di vario oggetto.

Spicca infine il suo incarico di magistrato di riferimento e referente per l’informatica distrettuale.

Coloro che rivestono tale carica esercitano le funzioni appresso descritte:

promuovono la diffusione della cultura informatica, presso i magistrati e i dirigenti degli uffici del Distretto;

coordinano le iniziative ed i progetti relativi alla informatizzazione od automazione dei servizi degli uffici giudiziari, in armonia con gli obiettivi indicati dal Ministero e dal C.S.M.;

assicurano lo studio e lo sviluppo dei programmi di informatizzazione ed automazione dei servizi degli uffici e delle decisioni giudiziarie in accordo con le iniziative ministeriali ed in relazione alle specifiche esigenze del Distretto;

vigilano sulla corretta utilizzazione, distribuzione e gestione dei sistemi informativi automatizzati, nonché delle apparecchiature informatiche degli uffici, monitorando, anche per il tramite del magistrato di riferimento interno del singolo ufficio, le criticità emerse in sede locale, ponendo in essere tutte le opportune iniziative per il loro superamento;

vigilano sulla situazione logistica degli uffici giudiziari in funzione dell’efficienza dei sistemi informatici, segnalando eventuali problematiche al CSM e alla URSIA, partecipando alle riunioni operative relative ai cambiamenti di sedi e alle modifiche strutturali degli uffici che incidano sulla loro informatizzazione, ed inoltre quando invitati anche unitamente ai dirigenti CISIA – alle riunioni delle Commissioni di Manutenzione degli Uffici giudiziari;

curano all’interno della Commissione Flussi, d’intesa con i magistrati di riferimento, la qualità e la completezza dei dati;

redigono, in collaborazione con i magistrati di riferimento, il piano triennale di coordinamento delle iniziative e dei progetti in materia di informatica giudiziaria e la relazione annuale sullo stato di informatizzazione ed automazione degli uffici giudiziari del Distretto;

nella predisposizione del piano i RID individuano gli obiettivi e curano l’adozione di iniziative indirizzate ad assicurare condizioni di omogeneità del livello di informatizzazione del distretto e l’estrazione di dati statistici secondo modalità uniformi;

promuovono la diffusione della buone prassi, già diffuse a livello nazionale, valorizzando le risorse locali;

designano, di concerto con i dirigenti degli uffici, i magistrati di riferimento interni ai singoli uffici, che, in accordo con le direttive ricevute, coadiuvano i referenti distrettuali allo scopo di conoscere le specifiche esigenze di ciascun ufficio per il miglior utilizzo degli strumenti informatici.

Ora sappiamo pressoché tutto quello che conta.

Sappiamo per un verso che l’attuale responsabile apicale dei servizi per la transizione digitale è un magistrato esperto che, per di più, ha rivestito una responsabilità specifica in materia, sia pure a livello distrettuale.

Ma sappiamo anche, perché lo attesta lui stesso, che le sue competenze digitali sono basiche e che il suo inglese è quello di un principiante.

Qui ci fermiamo, in attesa che qualcuno ci aiuti a dissolvere la nebbia di una contraddizione che non riusciamo a spiegare.