“Una volta in carcere non si è più cittadini ma pietre … senza suono, senza voce e si può morire nell’indifferenza generale“.
Sono attonito per l’ennesima morte in carcere: 33, 34, 35 dall’inizio dell’anno ma provo fastidio alla conta.
I freddi numeri sembrano svilire la vita tolta e sono un’inutile statistica che non interessa a nessuno e che ci accompagna da anni senza sostanziali modifiche per invertire una rotta fatta di morte e vite spezzate.
Aveva ragione Enzo Tortora quando nel suo diario scritto nei sette mesi trascorsi in carcere annotava: “Quello che non si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini ma pietre, pietre senza suono, senza voce, che a poco a poco si ricoprono di muschio. Una coltre che ti copre con atroce indifferenza. E il mondo gira, indifferente a questa infamia”.
La politica è titubante, il Ministro ha già dimenticato che “la situazione carceraria è una priorità” e l’opinione pubblica è assuefatta: tanto sono solo pietre.
