Pubblichiamo l’interrogazione a risposta immediata presentata in Commissione Giustizia da Enrico Costa e la risposta del Ministero dalla quale si evince che nel corso del 2025, le Corti d’appello hanno iscritto complessivamente 1.196 richieste di riparazione per ingiusta detenzione, rispetto alle 1.154 del 2024, con un incremento del 3,6 per cento.
Dei procedimenti definiti:
647, pari al 42,9 per cento, si sono conclusi con l’accoglimento della domanda;
771, pari al 51,1 per cento, si sono conclusi con il rigetto;
91, pari al 6 per cento, sono stati definiti in altro modo, per inammissibilità, incompetenza territoriale o cause analoghe.
Le ordinanze di accoglimento divenute irrevocabili nel corso dell’anno sono state 576, a fronte delle 507 del 2024 e delle 465 del 2023.
Per quanto riguarda la riparazione per errore giudiziario, che effettivamente non costituiscono oggetto della Relazione, nel 2025 risultano iscritte 13 domande e definiti 14 procedimenti.
Dei procedimenti definiti:
7 si sono conclusi con l’accoglimento della domanda, rispetto alle 3 del 2024 e alle 6 del 2023;
6 si sono conclusi con il rigetto, rispetto alle 11 del 2024 e alle 4 del 2023;
1 è stato definito in altro modo, per inammissibilità, incompetenza territoriale o cause analoghe, rispetto alle 2 del 2024 e alle 2 del 2023.
Nell’anno 2025, gli importi liquidati sono stati pari ad euro 28.677.663,65, con un importo medio per ordinanza di euro 44.255, somma sostanzialmente in linea con la spesa del triennio precedente e confermativa del netto calo già registrato nelle annualità precedenti.
Nel dettaglio, anche nel 2025 le Corti di Appello che hanno fatto registrare i maggiori esborsi sono state quelle di: Palermo con euro 3.506.237, Reggio Calabria con euro 8.749.125 e Catanzaro con euro 4.983.260.
Ecco il testo integrale della interrogazione e della risposta del Ministero.
La legge 16 aprile 2015, n. 47, all’articolo 15, prevede che il Governo, entro il 31 gennaio di ogni anno, presenti alle Camere una relazione sull’applicazione, nell’anno precedente, delle misure cautelari personali e sui provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, compresi i dati sull’entità della relativa spesa;
la relazione riferita, al 2025, trasmessa il 30 dicembre 2025, è stata predisposta prima della conclusione dell’anno di riferimento;
in particolare, la relazione 2025 precisa che il monitoraggio delle misure cautelari riguarda soltanto il periodo dal 1° gennaio al 31 ottobre 2025;
tali limiti temporali e di copertura impediscono di disporre di un quadro completo e aggiornato sull’applicazione delle misure cautelari e sui relativi esiti, e non consentono un raffronto con i dati contenuti nelle precedenti relazioni; inoltre la riparazione per errore giudiziario (articoli 643 e seguenti c.p.p.) non costituisce oggetto specifico della rilevazione –:
quale sia il numero di provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e per errori giudiziari liquidati nel 2025 suddivisi per corti d’appello, l’esborso sostenuto nello stesso anno e la percentuale di domande rigettate in rapporto al totale di quelle presentate.
(5-05926)
Risposta scritta pubblicata Mercoledì 4 novembre 2026
nell’allegato al bollettino in Commissione II (Giustizia)
5-05926
Grazie Presidente.
Per una tempestiva trasmissione al Parlamento nel mese di gennaio 2026, la relazione sull’applicazione delle misure cautelari personali e sul riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione è stata predisposta necessariamente sulla base dei dati disponibili al 31 ottobre 2025.
I tempi estremamente ristretti non consentivano, infatti, di completare la rilevazione degli ultimi due mesi dell’anno, che richiedeva il preventivo consolidamento delle registrazioni presso le Corti d’appello, avvenuto soltanto nei primi mesi del 2026: i dati, infatti, sono stati trasmessi al Ministero nell’aprile di quest’anno.
È quindi oggi possibile offrire un quadro aggiornato e sostanzialmente completo, nonché ricostruire il periodo compreso tra il 1° novembre e il 31 dicembre 2025.
Nel corso del 2025, le Corti d’appello hanno iscritto complessivamente 1.196 richieste di riparazione per ingiusta detenzione, rispetto alle 1.154 del 2024, con un incremento del 3,6 per cento.
Dei procedimenti definiti:
647, pari al 42,9 per cento, si sono conclusi con l’accoglimento della domanda;
771, pari al 51,1 per cento, si sono conclusi con il rigetto;
91, pari al 6 per cento, sono stati definiti in altro modo, per inammissibilità, incompetenza territoriale o cause analoghe.
Le ordinanze di accoglimento divenute irrevocabili nel corso dell’anno sono state 576, a fronte delle 507 del 2024 e delle 465 del 2023.
Per quanto riguarda la riparazione per errore giudiziario, che effettivamente non costituiscono oggetto della Relazione, nel 2025 risultano iscritte 13 domande e definiti 14 procedimenti.
Dei procedimenti definiti:
7 si sono conclusi con l’accoglimento della domanda, rispetto alle 3 del 2024 e alle 6 del 2023;
6 si sono conclusi con il rigetto, rispetto alle 11 del 2024 e alle 4 del 2023;
1 è stato definito in altro modo, per inammissibilità, incompetenza territoriale o cause analoghe, rispetto alle 2 del 2024 e alle 2 del 2023.
È stato, infine, acquisito presso il Ministero dell’economia e finanze anche il dato relativo alle liquidazioni per ingiusta detenzione.
Nell’anno 2025, gli importi liquidati sono stati pari ad euro 28.677.663,65, con un importo medio per ordinanza di euro 44.255, somma sostanzialmente in linea con la spesa del triennio precedente e confermativa del netto calo già registrato nelle annualità precedenti.
Nel dettaglio, anche nel 2025 le Corti di Appello che hanno fatto registrare i maggiori esborsi sono state quelle di: Palermo con euro 3.506.237, Reggio Calabria con euro 8.749.125 e Catanzaro con euro 4.983.260.
Al di là dei dati, il collega ha posto una questione di indubbio rilievo istituzionale: chi sia stato ingiustamente coinvolto in un procedimento penale e, soprattutto, chi sia stato ingiustamente privato della propria libertà personale deve poter ottenere una riparazione tempestiva, congrua e adeguata.
Non si tratta soltanto di una misura economica.
Si tratta del riconoscimento, da parte dello Stato, delle conseguenze morali, personali, familiari, professionali e materiali che possono derivare da una privazione ingiusta della libertà.
In un ordinamento democratico, fondato sul rispetto della persona e sulla inviolabilità della libertà personale, questo è un diritto irrinunciabile.
Il Governo continuerà pertanto a, monitorare con la massima attenzione l’andamento del fenomeno al fine di garantire che il diritto alla riparazione non rimanga un’affermazione meramente formale, ma trovi concreta ed effettiva attuazione.
