Uso delle sedi giudiziarie per attività della magistratura associata: i tribunali sono casa loro, lo confermano le fonti (Vincenzo Giglio)

Una questione di capitale importanza si è inserita prepotentemente nel già infuocato dibattito attorno al disegno di legge finalizzato alla cosiddetta separazione delle carriere.

Riguarda l’uso dei locali di sedi giudiziarie e l’opportunità di concederli ad emanazioni varie della magistratura associata, soprattutto se intendano servirsene per propagandare la loro strenua opposizione all’iniziativa legislativa di cui è alfiere il Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio.

Alcuni dei sostenitori della riforma gridano allo scandalo, assumendo che si autorizza un uso privato, magari anche eversivo, di risorse pubbliche.

Gli avversari della riforma, in particolare i magistrati, proclamano al contrario che sarebbe una stonatura, magari anche antidemocratica, negargli l’uso di spazi dove esercitano quotidianamente la loro funzione pubblica tanto che taluni di essi, non sapendo trattenere l’emozione, ne hanno parlato come fosse casa propria.

Il conflitto è irriducibile e assai ideologico ma, piuttosto che schierarmi e seguendo la natura di strumento informativo di Terzultima Fermata, sono andato alla ricerca delle fonti.

Il viaggio, avverto subito, si è concluso con un bottino magro ma non insignificante.

Allegati alla fine del post ci sono due decreti, emessi dal presidente del tribunale di Bologna e dal suo omologo di Patti.

Hanno in comune due caratteristiche: non citano alcuna norma e danno come fatto scontato che l’uso degli spazi delle due sedi giudiziarie per attività non istituzionali è rimesso totalmente al potere discrezionale del presidente del tribunale.

La questione è quindi risolta e lo è a favore della tesi dei magistrati: i tribunali sono casa loro, punto e basta.