È morto oggi 9 ottobre 2025 all’età di 93 anni nella sua casa a Napoli, Michele Morello, il magistrato che assolse Enzo Tortora.
Il dottor Morello fu giudice relatore di quella sezione della Corte d’Appello che ribaltò la sentenza di primo grado, restituendo la libertà ad Enzo Tortora che era stato condannato a 10 anni di reclusione.
Il Dottor Morello lesse con attenzione tutte le carte, come dovrebbe fare qualunque magistrato.
Decisiva fu la riapertura dell’istruttoria e la rivalutazione dell’attendibilità di quei collaboratori di giustizia che avevano accusato Tortora. L’analisi approfondita delle prove portò alla piena assoluzione del conduttore, un verdetto che restituì dignità a un uomo ingiustamente accusato.
L’assoluzione di Tortora fu poi confermata dalla Corte di Cassazione il 13 giugno 1987 (il presentatore morì poi un anno dopo, il 18 maggio del 1988, per un tumore ai polmoni a soli 59 anni).
Ma quella sentenza di giustizia ebbe un prezzo personale per Morello. Subito dopo la pronuncia, il magistrato rilasciò a un giornalista un commento che gli costò caro:
“Abbiamo condannato chi andava condannato e abbiamo assolto chi andava assolto”.
Per queste parole, considerate inopportune, fu messo sotto procedimento dal Consiglio Superiore della Magistratura, che non archiviò mai la sua posizione e decise di chiudere il caso lasciandolo estinguere per prescrizione. Come ricorda il figlio Tullio, che ha raccontato i retroscena di quell’episodio:
“Dopo pochi giorni gli arrivò l’avviso del procedimento dicendo che aveva violato il segreto della camera di consiglio. Ebbene, mio padre venne chiamato dal presidente della Corte che di disse di dire qualcosa a sua discolpa per mandare atti a Roma. Lui disse: “Per me sono stato più lapalissiano di monsignor de La Palice”. Quel procedimento si estinse per prescrizione, perché non ebbero nemmeno il coraggio di archiviare nel merito”
