Nemesi e il noto magistrato (Vincenzo Giglio)

Nemesi era per Greci e Romani la dea della giustizia compensatrice.

A lei spettava il compito di punire ciò che, eccedendo la giusta misura, aveva turbato l’ordine dell’universo.

Successiva alla colpa, come ogni giustizia, ed implacabile.

Veniamo a pochi anni fa.

Il 9 gennaio 2020 un Noto Giornalista (di seguito NG) intervistò un Noto Magistrato (di seguito NM) (qui il link all’articolo).

Era appena entrata in vigore la riforma della prescrizione voluta da AB, Ministro della Giustizia pro-tempore, che interrompeva irreversibilmente il corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

NG chiese a NM se si potesse fare qualcos’altro per avere una giustizia penale più rapida.

NM rispose che c’erano eccome altri validi rimedi e li sintetizzò così:

  • abolizione del divieto di reformatio in peius: il giudice di secondo grado doveva disporre del potere, se avesse ritenuto infondato l’appello dell’imputato, di aumentare la pena applicatagli dal primo giudice, anche in assenza di un’impugnazione del pubblico ministero; perché “il fatto che in Italia chi ricorre in appello non rischi nulla e, anzi, possa beneficiare di un’eventuale prescrizione, è un incentivo a provarci e, quindi, contribuisce ad allungare i tempi dei processi“;
  • responsabilità in solido dell’avvocato: il difensore dovrebbe rispondere solidalmente con il suo assistito della sanzione pecuniaria per i ricorsi dichiarati inammissibili o rigettati oggi prevista a carico del solo imputato: “così [l’avvocato], quando il cliente gli chiede di ricorrere, gli fa depositare fino a 6 mila euro e poi, in caso di inammissibilità del ricorso, verserà lui la somma al posto del cliente;
  • oltraggio alla Corte: il giudice dovrebbe avere la possibilità di valutare se un’impugnazione sia stata proposta al solo scopo di perdere tempo e, se tale valutazione fosse positiva, dovrebbe essergli consentito di aumentare la pena.

Spostiamoci ad oggi.

NM, ora in pensione, è stato condannato dal Tribunale di Brescia in primo grado alla pena di un anno e tre mesi di reclusione per rivelazione continuata di atti coperti da segreto investigativo (a questo link per un nostro post sulla notizia).

NM non l’ha presa bene e, intervistato da un noto cantante/influencer/opinionista/polemista (di seguito CIOP) che opera per il noto podcast Muschio Selvaggio (di seguito MS, ma in questo caso non ci sarà alcun seguito, francamente non ne vale la pena), ha dichiarato di non avere commesso reati “ma a Brescia le cose non sempre le capiscono, per questo mi hanno condannato” (a questo link per uno dei tanti reportage).

NM ha appellato la sentenza di primo grado ma, contrariamente alle sue aspettative, la Corte di appello di Brescia ha confermato la decisione impugnata (a questo link per consultare il nostro post sul secondo grado di giudizio: https://terzultimafermata.blog/2024/06/06/le-motivazioni-della-sentenza-della-corte-dappello-di-brescia-sul-caso-della-fantomatica-loggia-ungheria-una-storia-sconfortante-di-vincenzo-giglio/).

Nel frattempo il GUP di Roma ha prosciolto l’ex segretaria di NM dall’accusa di calunnia nei confronti dell’ex Procuratore della Repubblica di Milano e per motivare la sua decisione ha ritenuto di dover menzionare alcune condotte di NM medesimo, qualificandole in termini non esattamente elogiativi.

NM non l’ha presa bene neanche questa volta e, ritenendosi diffamato, ha querelato il predetto GUP.

Il PM di Perugia non ha condiviso l’indignazione di NM e ha chiesto l’archiviazione del procedimento.

NM, sempre più insoddisfatto, si è opposto a tale richiesta ed ha chiesto un supplemento di indagini.

L’attivismo di NM non ha ottenuto i risultati sperati e il procedimento è stato archiviato (a questo link per una delle tante riassunzioni giornalistiche della vicenda).

Sempre nel frattempo, NM ha presentato tramite il suo difensore ricorso per cassazione contro la decisione di conferma della sua condanna emessa dalla Corte di appello di Brescia. Si attende l’esito.

Riflettiamo adesso sul complesso di atti e fatti appena elencato.

Ci pare che renda vero ancora una volta quel monito che invita noi tutti a stare attenti a ciò che desideriamo perché potremmo ottenerlo.

Applichiamolo al caso di NM ed ipotizziamo che le sue proposte di riforma del codice processuale penale siano già state tradotte in norme vigenti.

NM è condannato in primo grado a un anno e tre mesi di reclusione.

Anziché accettare il verdetto di buon grado, fa appello ma la condanna viene confermata.

Vogliamo quantomeno raddoppiare la pena originaria, tenuto conto che NM, in quanto professionista iper-qualificato del diritto, era ben in grado di valutare che le prospettive di riforma della condanna erano scadenti? Sì, dovremmo farlo, e arriviamo a due anni e sei mesi di reclusione.

Vogliamo poi aggiungere un altro anno e tre mesi per le dichiarazioni di NM a CIOP? Non è un limpido esempio di oltraggio al Tribunale? Sì, dovremmo farlo, e arriviamo a tre anni e nove mesi di reclusione.

NM non si acquieta neanche alla decisione di appello e ricorre per cassazione. Vogliamo salassare nell’importo economico massimo consentito dalla legge lui e il suo incauto difensore per avere nuovamente disturbato la giustizia? Sì, dovremmo farlo, ma solo se e quando si conoscerà il verdetto della Suprema Corte e solo se, in presenza di una doppia conforme, dovesse escludere vizi nelle due decisioni di merito.

NM assilla la giustizia con querele infondate. Non è forse questo un oltraggio alla Corte, anche se non all’interno del procedimento principale? E se sì, non si dovrebbe prevedere, de iure condendo, un’adeguata sanzione economica di importo tale – si potrebbe ipotizzare il 50% della pensione – da avere un’efficacia deterrente che sia di insegnamento nei confronti di NM e di monito per altri come lui?

Ecco, così ragionerebbe Nemesi: come si fa a darle torto?