E io PAGO…PA: la saga continua con l’eccezione lodevole ma solo eventuale del tribunale di sorveglianza di Roma (di Francesco Buonomini)

Nuova puntata del moderno tormentone mutuato dal grande Totò nel film 47 morto che parla del lontano 1950: e io pago! già citato in precedenza.

Pensavate che il pagamento dei diritti in via telematica fosse divenuto una certezza definitiva?

Ebbene, no!

Del resto, se del doman non v’è certezza figurarsi se possiamo esigerla della prassi giudiziaria.

Udite udite, almeno presso un ufficio giudiziario nel circondario di Roma si segnala l’eccezione alla regola dominante del PagoPa.

La cancelleria centrale del tribunale di sorveglianza, infatti, accetta le vecchie care marche da bollo, ma… C’è sempre un ma…

Il punto vendita più vicino dista circa 500 metri da via Triboniano con circa 15 minuti andata e ritorno di camminata svelta a cui aggiungere la sosta per l’acquisto.

Chi volesse evitare o non potesse affrontare la camminata potrebbe provare a pagare col famigerato pagoPa, che parimenti accettano, ma, ahinoi, senza successo perché in quel maestoso ma antico palazzo la rete celllulare scarseggia e almeno con lo smartphone ed il gestore del sottoscritto non è stato possibile procedere all’operazione telematica.

Quindi, la notizia positiva è che se avete marche da bollo da smaltire alla Sorveglianza si può, quella cattiva è che se ne siete sprovvisti e non pizzicate il campo cellulare se sarete vestiti pesanti suderete, se avrete fretta per vari motivi, anche fisiologici, correrete.

Forse, dico forse, un minimo di criteri uniformi per tutti gli uffici giudiziari del gistretto andrebbero trovati non foss’altro per facilitare il lavoro degli avvocati.

Ma si sa, troppo spesso la logica non abita i palazzi della giustizia.

To be continued…