Terzultima Fermata è un blog nato per raccontare il diritto così come lo intendono i suoi fondatori e gli altri autori, sempre più numerosi, che lo arricchiscono con il loro pensiero.
Questa idea di fondo provoca prevalentemente riflessioni critiche che, inevitabilmente, collocano TF all’opposizione.
È una posizione scomoda soprattutto perché, per essere onesta, richiede di estendersi per ogni dove, senza filtri, privilegi e sconti per nessuno.
Su questa premessa, ho scritto di recente un pezzo (consultabile a questo link) che stigmatizzava un certo modo di intendere l’associazionismo forense, fatto di convegni e perenni campagne elettorali e compiacenza plenaria, piuttosto che di interlocuzioni, anche dure ove occorra, con tutti gli attori pubblici che stanno assistendo inerti o addirittura causando lo snaturamento del processo penale così come inteso dalla Costituzione e dalle altre fonti normative promananti dalle istituzioni sovranazionali delle quali fa parte il nostro Paese.
Ho ritenuto onesto scriverlo poiché pensavo e penso che, se il giusto processo sta diventando una pura astrazione e se la difesa viene svilita ogni giorno di più, questo avviene anche a causa di un’avvocatura associata che fa fatica ad abbandonare l’inerzia e il consociativismo che si sono manifestati ormai da decenni.
Ho diffuso il mio scritto sulle piattaforme social in cui sono presente e tra queste LinkedIn.
Mi attendevo vituperi più che condivisioni e me li attendevo dalla mia stessa parte, l’avvocatura.
Ho avuto, contrariamente alle mie aspettative, il piacere di un intervento ad adiuvandum da parte di Cuno Tarfusser, un magistrato cui attribuisco elevate doti di onestà e professionalità.
Questo il suo commento, che riporto letteralmente e integralmente, al mio post:
“Scusate se mi intrometto.
Non esterno (quasi) mai e non frequento i social media.
Colgo però l’occasione di questa sacrosanta “sveglia” per dire che da quando sono rientrato in ruolo dopo 11 anni trascorsi all’estero, ho notato una preoccupante involuzione del sistema giudiziario e della giurisdizione, ma anche un atteggiamento da parte dell’Avvocatura sin troppo accondiscendente e passivo.
Ho la presunzione di avere fornito, nel mio piccolo, diverse opportunità che pensavo venissero colte dall’Avvocatura per alzare la voce. Inutilmente.
Il declino del sistema giudiziario continua inesorabilmente.
La tutela dei diritti, il giusto processo?
Solo slogan.
E che dire dell’oralità del processo ridotto ormai a fastidioso orpello?
Un esempio:
Recentemente ho impugnato in cassazione una sentenza che, all’esito di un processo scritto e nonostante la mia motivata richiesta di assoluzione, ha confermato la condanna per truffa informatica, ripeto, informatica (!) di una signora 82enne (!), incensurata (!), sottoposta ad amministrazione di sostegno per “deterioramento di grave entità delle principali funzioni cognitive” (!).
È solo l’ultima di una serie di sentenze di condanna contro cui ho proposto ricorso per Cassazione”.
Non è affatto detto che io avessi ragione e che ce l’abbia il Dr. Tarfusser che ha condiviso le mie argomentazioni e ne ha aggiunte di altre.
Posso solo dire che dopo il suo commento mi sento meno solo e, credetemi, non è poco.
In mezzo c’è la storia di quell’anziana signora che è stata trattata alla stregua di un pirata informatico, capace di scorrerie sul web degne degli hacker più abili.
È un’altra faccia di un’unica storia e bisognerà riparlarne.
