Siamo tutti avvocati “Malinconici”, alle prese con una giustizia che non funziona.
“Non sto a spaccarmi la testa più di tanto sulle questioni di principio.
Perché è chiaro che per impuntarti sulle questioni di principio dovresti poter fare affidamento su una giustizia che funziona.
Io, che non per dire ma non ho mai turlupinato un cliente, se c’è una possibilità di risparmiargli il calvario di una causa, la pratico. Detesto le vertenze che si protraggono a rischio d’oblio, le cause che durano sette, otto, dieci anni.
Mi avviliscono i fascicoli che ingialliscono nello schedario, le date di udienza che quando le rileggi ti rendi conto che all’epoca non era ancora nato il tuo primo figlio (eppure si trattava di una stronzissima macchia d’umidità nella cucina di un parente).
Mi debilitano le situazioni in cui incontri per strada un cliente che ormai non fa neanche più parola dell’argomento e ti guarda con quella venatura di compassione che pare messa lì apposta per dire : Magari non sarà neanche colpa tua, però che lavoro di merda che fai, avvocato.
E il peggio è che non puoi nemmeno dargli torto.
Ormai – inutile cantarsela in juridically correct – siamo tutti rassegnati all’idea (un po’ cialtrona, d’accordo, ma nella maggioranza dei casi fondata) che fare causa sia il sistema brevettato perché una questione s’ingrippi e rimanga vergognosamente insoluta.
L’avvocato moderno è un po’ come lo psicoanalista, da cui certa gente continua ad andare per anni pur avendo abbondantemente verificato che non risolverà mai i suoi problemi”.
L’avvocato Malinconico incarna il dolce amaro dell’esistenza umana e ci fa simpatia perché, quella di non prendersi sul serio e di specchiarsi con disincanto, è una dote assai rara.
Il nostro Malinconico è ironico senza mai rinunciare alla profondità.
“Dicono che la felicità si trova nelle piccole cose. Sapeste l’infelicità”.
“Accettarti per quello che sei è il contentino che ti dai quando non ti accettano gli altri”.
