Il praticante avvocato di oggi è bello, elegante, sicuro di sé, compassato, preparato e quasi mai confuso.
Egli, il praticante avvocato di oggi, partecipa solo ad alcune udienze e quasi sempre a quelle per le quali vale veramente la pena.
Il praticante avvocato di oggi accompagna il dominus, in udienza siede al suo fianco, sorride e saluta dimostrando sicurezza e padronanza della situazione.
Egli, inoltre, è una specie in via di estinzione ed essendo perfettamente consapevole di tale sua condizione, ne fa buon uso diventando, spesso, il vero e unico esperto telematico e quindi, referente privilegiato per lo studio del dominus, condizione che ne fa schizzare in alto prestigio e quotazioni.
Il praticante avvocato di ieri soffriva della sindrome del surplus e pertanto, non essendo specie in via di estinzione ma, appunto, in surplus, era sempre malamente tollerato dai giudici, dai cancellieri, dagli avvocati e dalle segretarie di studio.
Il praticante avvocato di ieri era sempre sudato, affannato e perennemente in ritardo anche quando era in anticipo.
Egli, inoltre era talmente tanto in surplus da stare sulle palle anche agli altri praticanti avvocati in surplus.
Non capiva quasi niente di quello che gli succedeva tutto intorno e quando cominciava a capire qualcosa era già finita l’udienza, il processo oppure era appena finita la pratica forense.
Il praticante avvocato di ieri poi è divenuto avvocato (ma si dice divenuto?) ma quando incontra qualche praticante avvocato di oggi, nonostante la sicurezza che egli cerca di sfoggiare, memore del suo passato da vero praticante avvocato di ieri, gli abbozza un sorriso tra l’indulgenza e quella tenerezza che solo gli ex praticanti avvocati in surplus sanno provare.
