Maltrattamenti per eccesso di spilorceria (di Riccardo Radi)

La cassazione sezione 6 con la sentenza numero 6937 depositata il 17 febbraio 2023 ha stabilito che integra il reato di maltrattamenti in famiglia la condotta del coniuge che impone all’altro uno stile di vita improntato al risparmio domestico con modalità di coartazione e di controllo che per la loro pervasività sconfinano un vero e proprio regime e assillo, tanto da cagionare alla persona offesa uno stato di ansia e di frustrazione.

La Suprema Corte evidenzia che la “tirchieria” dell’uomo si spingeva al punto da razionare in casa perfino acqua e la carta igienica.

Questo stile di vita veniva imposto alla donna e la cassazione ritiene che con il matrimonio i coniugi stabiliscano anche uno stile di vita, magari improntato al risparmio, anche rigoroso e non necessitato, ma è indiscutibile che tale stile di vita debba essere condiviso e non possa essere imposto, men che mai in quelle che sono le minimali e quotidiane esigenze di vita in casa e accudimento personale.

Il tema che viene in rilievo non è, dunque, il risparmio domestico, ma la condivisione o imposizione di tale stile di vita. L’articolo 143 Codice civile afferma che con il matrimonio i coniugi, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo si impegnano a contribuire ai bisogni della famiglia dopo la precisazione che marito e moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. La persona offesa ha riferito di vere e proprie modalità di imposizione e coartazione del “risparmio domestico”, controllo degli scontrini, la spesa solo ai discount il tutto accompagnato a limitazioni all’uso dell’acqua in casa  (una sola doccia a settimana, con recupero dell’acqua (anche per lavare il viso), e due soli strappi di carta igienica; una volta la donna è obbligata a riciclare un tovagliolino di carta dall’immondizia).

Questo stile di vita non condiviso non era dettato da esigenze economiche: entrambi i coniugi lavorano.

Il “risparmio domestico” diventa una vera e propria coartazione, condita da offese e accompagnata da modalità di controllo, tanto pervasive da cagionare nella vittima un disturbo post traumatico da stress.