
Con l’ordinanza n. 1/2023 depositata oggi (ed allegata in calce al post) la Corte costituzionale (presidente Sciarra, redattore Zanon) ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato promosso dal tribunale di Modena nei confronti del Senato della Repubblica in conseguenza della deliberazione del 16 febbraio 2022 (doc. IV-ter, n. 14), con la quale il Senato ha affermato che le dichiarazioni rese da CAG, all’epoca dei fatti senatore, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricadono, pertanto, nella garanzia di insindacabilità di cui all’art. 68, primo comma, della Costituzione.
Si ricorda che il ricorso è stato proposto nell’ambito di un giudizio penale pendente innanzi al tribunale modenese nel quale l’ex senatore CAG è imputato dei reati previsti dagli artt. 326 (rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio), 336 (violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale), 338 (violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti) e 341-bis (oltraggio a pubblico ufficiale) del codice penale.
Le condotte contestate sarebbero state dirette ad ottenere la riammissione di due imprese nella cosiddetta white list (ossia nell’elenco degli imprenditori non lambiti da tentativi di infiltrazione mafiosa, redatto ai fini dell’aggiudicazione dei pubblici appalti per la ricostruzione conseguente al sisma del 2012 in Emilia-Romagna), e dunque finalizzate a superare i dinieghi di iscrizione a tale elenco opposti dal prefetto
Sempre secondo l’accusa, l’allora senatore CAG avrebbe realizzato, oltre a comportamenti genericamente “pressori”, vere e proprie minacce, sia dirette che indirette, tese a turbare le attività di un corpo amministrativo (nella specie, il Prefetto di Modena e il Gruppo interforze centrale costituito con decreto del Ministro dell’interno), nonché a costringere i pubblici ufficiali destinatari di tali condotte – che sarebbero stati, nell’occasione, anche oltraggiati – a compiere atti contrari all’ufficio.
Allo scopo di meglio esercitare la contestata attività di minaccia, l’imputato avrebbe anche adoperato informazioni precise e circostanziate, ancora coperte da segreto, aventi ad oggetto i relativi procedimenti amministrativi, e allo stesso senatore fornite da appartenenti agli uffici di prefettura (coimputati nel medesimo processo).
Nella seduta del 16 febbraio 2022, il Senato della Repubblica, approvando la proposta formulata, a maggioranza, dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ha adottato la deliberazione
all’origine del conflitto, statuendo che le descritte condotte contestate all’imputato CAG «costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell’ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione».
A seguito di tale deliberazione della Camera di appartenenza, all’udienza del 21 febbraio 2022, la difesa dell’imputato ha chiesto al Tribunale di Modena di pronunciare sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art. 129 del codice di procedura penale, in senso adesivo alla prospettazione contenuta nella citata delibera d’insindacabilità, mentre la Procura della Repubblica ha sollecitato il promovimento del conflitto di attribuzione.
Per il Tribunale di Modena, sarebbero insussistenti, «nella specie, gli estremi di lineare ed immediata riconducibilità delle condotte descritte nel capo di imputazione alla prerogativa di insindacabilità deliberata dal Senato della Repubblica».
Infatti, tali condotte non presenterebbero «un nesso funzionale con l’attività parlamentare svolta» e quindi, la deliberazione d’insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica opererebbe «una lesione delle prerogative giurisdizionali» dell’autorità giudiziaria ricorrente, in considerazione «del principio dell’efficacia inibente» di essa, ossia «del cd. effetto impeditivo nei confronti dei giudizi penali di responsabilità dei membri del Parlamento», superabile solo con la proposizione del conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale.
La Corte ha oggi ammesso il conflitto.

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