Storie di avvocati scomparsi e riapparsi ma intanto … (Gianni Dell’Aiuto)

La lettera misteriosa

Alle 00:46 circa del 6 aprile, Pasquetta, una e-mail arriva sul telefono di molti avvocati italiani da Conciliaweb, di fatto AGCOM.

Mittente: DoNotReply. Oggetto: Profilo ConciliaWeb disattivato.

Il testo è lapidario. A seguito di verifiche automatiche, lei non risulta più iscritto nell’albo degli avvocati del Consiglio Nazionale Forense. Il suo profilo su ConciliaWeb è stato conseguentemente disabilitato. I suoi clienti con procedimenti in corso saranno avvisati, al fine di garantire loro il diritto alla revoca del mandato.

Uno scherzo? Spam?

Oppure una macchina lavora nel cuore della notte?

Magari ha letto un dato sbagliato. E ha agito.

Senza verificare. Senza chiedere. Senza aspettare che qualcuno controllasse se fosse possibile, plausibile, reale che decine di avvocati si fossero volatilizzati dall’albo simultaneamente in una notte di festa.

E i clienti hanno davvero ricevuto o stavano per ricevere la notizia che il loro avvocato non era più avvocato?

La scomparsa

Tutto vero.

Lunedì di Pasquetta. Giorno di gite fuori porta ma molti avvocati scoprono che, davvero, non sono più nell’Elenco Nazionale sul sito del Consiglio Nazionale Forense. Sparito. 

Come se non fossero mai esistiti come avvocati.

Sono in molti, su più ordini a condividere la stessa scoperta. Avvocati regolarmente iscritti, senza procedimenti disciplinari in corso, senza alcuna comunicazione, semplicemente non ci sono più.

Pesce d’aprile in ritardo?

Ma non era uno scherzo.

La ricomparsa

In seguito, il dato viene ripristinato. I nominativi tornano sull’Elenco Nazionale. Tutto come prima.

Una semplice comunicazione ufficiale sul sito del CNF: tutto ripristinato ma nessuna spiegazione. 

Nel frattempo, alcuni colleghi avevano segnalato difficoltà di accesso anche ad altre piattaforme istituzionali. L’Anagrafe Nazionale, per esempio. 

Come se la cancellazione dal CNF avesse innescato una reazione a catena su sistemi diversi, tutti collegati, tutti alimentati dallo stesso dato di origine.

La cosa è più seria di quanto possa sembrare.

Il sito web CNF ha subito un down o, forse un data breach.

Il dato (errato) è passato nell’immediata disponibilità di AGCOM che, con un processo all’apparenza automatizzato, ha cancellato gli iscritti dalla piattaforma Conciliaweb.

Prescindiamo da commenti e valutazioni anche sulle informative che ci limitiamo a definire lacunose.

CNF: quale ruolo e quali responsabilità?

Il Consiglio Nazionale Forense gestisce l’Elenco Nazionale degli Avvocati. È il titolare del trattamento di quei dati. 

Non è una qualifica formale: è una responsabilità precisa, codificata nel Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, il GDPR.

Quando un dato personale viene alterato, il GDPR non lascia spazio all’interpretazione.

Entro 72 ore dall’evento, il titolare del trattamento è obbligato a notificare la violazione al Garante per la Protezione dei Dati Personali. Non quando e se lo ritiene opportuno. Non dopo aver valutato l’impatto reputazionale della comunicazione. Entro 72 ore.

E la violazione sembra evidente a fronte delle mail di AGCOM.

Se la violazione presenta un rischio elevato per i diritti degli interessati — e la cancellazione massiva di avvocati dall’albo, con conseguente possibile notifica ai loro clienti, quel rischio lo presenta eccome — il titolare era tenuto a comunicarlo direttamente agli avvocati coinvolti. 

Senza attendere che se ne accorgessero da soli.

Nulla di tutto questo risulta essere avvenuto.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. 

Sul sito del CNF, in materia di protezione dei dati, si legge che i titolari del trattamento dell’albo sono gli Ordini territoriali. Una affermazione che, in questo contesto, apre più domande di quante ne chiuda. 

Se i titolari fossero gli Ordini, chi risponde dell’Elenco Nazionale? Chi gestisce il flusso di dati verso le altre istituzioni o agenzie come, appunto, AGCOM?

CNF è titolare; nessun dubbio sul punto.

I dubbi restano sull’accaduto e sulle modalità di gestione nonché sulle informative e le procedure che hanno consentito ad AGCOM di venire a conoscenza della cancellazione prima ancora degli avvocati interessati.

E l’informativa privacy di ConciliaWeb dichiara che i dati non vengono comunicati a soggetti terzi. Nulla sul flusso in entrata dal CNF. Nulla sull’automatismo. Nulla sulle conseguenze per i clienti degli avvocati.

Gli avvocati che si sono accreditati su ConciliaWeb non sapevano. Non potevano sapere. E non hanno mai acconsentito — in modo informato e consapevole — a un meccanismo che poteva, in una notte, cancellarli dalle piattaforme e avvisare i loro clienti di una notizia falsa.

E poi c’è un punto più grande

Noi avvocati esistiamo, professionalmente, nella misura in cui esistiamo nei sistemi.

Siamo nell’Elenco Nazionale del CNF. Siamo su ConciliaWeb. Siamo nell’Anagrafe Nazionale. Siamo nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici. Siamo in decine di piattaforme, registri, banche dati istituzionali, ognuna collegata alle altre in modi che non sempre conosciamo, non sempre ci vengono spiegati, non sempre abbiamo potuto valutare prima di “acconsentire”.

La nostra identità digitale, quella che ci permette di esercitare, di assistere i clienti, di accedere ai sistemi della giustizia, è distribuita su infrastrutture che non controlliamo e che comunicano tra loro secondo regole che non ci sono state mostrate.

Il 6 aprile, per alcune ore, quella identità digitale è sparita. Qualcuno è scomparso dagli albi, dalle piattaforme, forse dai sistemi di qualche cliente che stava verificando i propri avvocati in quel momento.

E la domanda che rimane è se la nostra identità professionale esiste davvero, e quanto esiste solo finché qualcuno non commette un errore alle 00:46 di un lunedì di Pasquetta.

Su questo, CNF e AGCOM hanno ancora molto da spiegare.

Lascia un commento