Nel sito web del Ministero della Giustizia è stato pubblicato l’aggiornamento statistico sui detenuti presenti al 31 marzo 2026.
Sono in tutto 63.997 (erano 62.281 a fine marzo del 2025) a fronte di 51.259 posti regolamentari (erano 51.280 a fine marzo del 2025).
Si precisa, come di consueto, che tale ultimo dato “non tiene conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato”. Tali scostamenti vengono generalmente in una media di 4.500 posti sicchè il numero reale di posti disponibili scende a 46.759.
Il tasso di sovraffollamento è del 124,85% se calcolato sui posti regolamentari, del 136,87% se calcolato sui posti effettivi.
Quanto alla posizione giuridica dei detenuti, 9.950 sono in attesa di primo giudizio.
I condannati non definitivi sono in tutto 5.863 tra i quali 3.417 sono appellanti, 1.473 sono ricorrenti per cassazione e 743 sono misti, cioè “imputati con a carico più fatti, ciascuno dei quali con il relativo stato giuridico, purché senza nessuna condanna definitiva”.
Si ha dunque un totale complessivo di 15.813 detenuti, pari al 24,61% del totale della popolazione detenuta, che godono della presunzione di non colpevolezza.
A ciò si aggiunga, ma a quest’ultimo dato dedicheremo un’attenzione specifica in un successivo post, che al 15 marzo di quest’anno risultano in carico all’UEPE ben 143.486 adulti.
Lo si mette in evidenza fin d’ora al solo scopo di sottolineare che la valutazione degli effetti dell’intervento penale non può essere limitata al carcere, pur con tutta la straordinaria valenza simbolica che è in grado di suscitare.
Così come bisognerebbe parlare dei detenuti agli arresti domiciliari sui quali le statistiche scarseggiano, dei sottoposti a misure di prevenzione ed altro ancora.
Lo faremo.
Per intanto registriamo che le tante chiacchiere ministeriali sull’edilizia penitenziaria, su una detenzione più rispondente alla dignità umana, sulle misure deflattive, equivalgono a un soffio di vento.
