Il dileggio e l’offesa come strumenti di propaganda a favore del No: le dichiarazioni di Giovanni Bachelet, rappresentante della Società civile per il No nel referendum costituzionale (Vincenzo Giglio)

Tra i tanti comitati costituitisi in occasione del referendum sulla riforma dell’ordine giudiziario per cui gli italiani voteranno domenica e lunedì c’è la Società civile per il No nel referendum costituzionale.

Lo presiede Giovanni Bachelet.

È figlio di Vittorio Bachelet, ordinario di diritto amministrativo, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura il 21 dicembre 1976, assassinato da un commando brigatista il 12 febbraio 1980 sulla scalinata che porta alle aule della facoltà di Scienze politiche dell’università La Sapienza.

Anche Giovanni Bachelet ha percorso una brillante carriera accademica, conclusa come ordinario di Fisica della materia alla Sapienza, inframezzata da un’esperienza parlamentare come deputato del PD nella sedicesima legislatura.

Fu lui, ai funerali del padre, a leggere un messaggio di preghiera e di perdono verso i suoi assassini.

Un profilo umano e professionale impeccabile quello di Bachelet che lo rende ben degno di rappresentare la società civile che attribuisce un significato negativo al testo di revisione costituzionale oggetto del referendum popolare.

Anche le persone più autorevoli e composte, anche quando hanno una funzione di rappresentanza di gruppi estesi, possono avere tuttavia cadute di stile.

Così è avvenuto in questi giorni a Trento in occasione di un evento organizzato per illustrare e propagandare le ragioni del No (la fonte di riferimento è un articolo a firma di Lorenzo Padoan per Il Corriere del Trentino, consultabile a questo link).

Il titolo è già un programma: “Referendum, Giovanni Bachelet all’evento per il No: «Gratteri finirà per convincere la gente a votare Sì, ho chiesto al segretario dell’Anm di farlo stare zitto»”.

Si sa che la titolazione, naturalmente vocata all’enfasi, può talvolta tradire la realtà delle cose.

La lettura del contenuto dell’articolo dimostra che non è questo il caso.

Bachelet usa questa metafora per esprimere la considerazione che ha della riforma: «È come l’Aids: se la conosci la eviti».

Non è finita.

Nella sala dell’evento vengono proiettate slide con interventi di sostegno al Sì e tra di essi c’è quello di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del Ministro della Giustizia, che definisce la magistratura come fatta da plotoni di esecuzione.

Un «caso umano»: così la qualifica Bachelet.

Ancora non basta.

Ha da ridire anche su Nicola Gratteri, nonostante sia schierato come lui a favore del No: «Ho telefonato al segretario nazionale dell’Anm e gli ho chiesto: non si riesce a far stare zitto Gratteri fino al voto? Mi ha risposto che è uno dei pochi a non essere iscritto all’Associazione nazionale magistrati».

Cosa suggeriscono espressioni del genere se non disprezzo, totale indisponibilità al dialogo, dileggio caricaturale verso le opinioni diverse, perfino verso quelle affini se appartenenti a persone non in linea con lo standard richiesto?

Cos’altro è questo se non uno dei tanti riflessi della pretesa primazia etica di una parte politica che pretende di imporla e usarla a prescindere dal merito della riforma costituzionale?

È così che si rappresenta la società civile?

Si pensa di no.

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