Il contributo di MD al dibattito sulla separazione delle carriere: “Se la magistratura avesse fatto con maggiore serietà i conti con la “modestia etica” che abbiamo conosciuto, forse oggi giocheremmo una partita più agevole sul campo referendario” (Vincenzo Giglio)

In questi ultimi anni, la magistratura è stata continuamente chiamata a confrontarsi con gli strascichi conseguenti alle vicende dello scandalo Ferri-Palamara: una vicenda che racconta molto non soltanto delle degenerazioni del potere, ma anche dei virus culturali che una malintesa cultura del “merito” inocula nel corpo della magistratura. Se la magistratura avesse fatto con maggiore serietà i conti con la “modestia etica” che abbiamo conosciuto, forse oggi giocheremmo una partita più agevole sul campo referendario.

Le risposte date dal sistema di giustizia disciplinare sono state complessivamente modeste, così come l’incidenza di tali vicende sui successivi sviluppi professionali di molti protagonisti di quelle chat, alcuni dei quali addirittura investiti di importanti responsabilità istituzionali.”.

Parole e pensieri che potrebbero essere condivisi senza riserve dal fronte del Sì alla separazione delle carriere e spesi con grande efficacia in uno qualsiasi dei tanti confronti che stanno animando la campagna referendaria.

Degenerazioni del potere, virus culturali, conti non fatti seriamente con la modestia etica denunciata dal Capo dello Stato, risposte disciplinari insufficienti, protagonisti dello “scandalo Ferri-Palamara” non solo rimasti indisturbati ma addirittura, almeno in alcuni casi, assurti a incarichi di prestigio.

Una straordinaria assonanza con gli argomenti valorizzati dalle voci riflessive a favore del Sì.

Eppure, quest’analisi spietata viene da un convinto sostenitore del fronte del No.

Proviene dal segretario generale di Magistratura democratica ed è parte della sua relazione, tratta dal sito web di MD (a questo link) ed allegata alla fine del post, per il XXV Congresso di tale corrente associativa, tenuto a Roma nei giorni tra il 13 e il 15 marzo 2026.

Certo, la relazione è ben più ampia ed esprime un atteggiamento di netta opposizione non solo al testo della legge di revisione costituzionale ma anche, più estesamente, alla visione dell’attuale maggioranza politica.

Nondimeno, il primo omaggio che deve essere reso alle parole è che abbiano un significato e che tale significato sia quello per il quale quelle parole siano appropriate.

Il significato che sembra trarsi dalle espressioni tra virgolette è di netto dissenso rispetto alla maggior parte dei mantra spesi dal fronte del No: non è vero che la magistratura sia stata solo sfiorata da degenerazioni di potere, non è vero che abbia saputo emendarsi quanto serviva dalla modestia etica messa a nudo dal caso Palamara, non è vero che la sua giustizia disciplinare sia riuscita a fare piazza pulita delle mele marce e anzi alcune di esse hanno aggiunto tappe prestigiose al loro cursus honorum.

Questo sembra e questo si racconta.

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