Ho letto il post di risposta di Terzultima Fermata alla domanda di una lettrice già orientata per il Sì ma rimasta perplessa, dopo il discorso della presidente Giorgia Meloni, perché teme che la magistratura possa essere assoggettata al Governo.
Non voglio fare il difensore d’ufficio della premier e della riforma, anche perché non sono portatore di specifici interessi. La vicenda referendaria è stata ormai trascinata in una contesa tra magistratura e politica e io, come avvocato e docente universitario in quiescenza, non sono né politico né magistrato e quindi ho solo l’interesse del cittadino ad una giustizia migliore.
Ma voglio rassicurare la gentile lettrice sull’inesistenza di un pericolo che i magistrati possano essere assoggettati alla politica. Infatti, oggi i magistrati temono che la politica entri dalla finestra nella giustizia ma non dicono che la politica è già entrata dalla porta principale con le correnti, che non sono altro che articolazioni dei partiti politici: quanti magistrati sono entrati in politica attraverso il trampolino di lancio del C.S.M.? Quanti magistrati occupano i posti chiave in tutti i ministeri e soprattutto il ministero della giustizia, dove preparano i testi di legge per il ministro e danno pareri sui disegni di legge? E poi tornano a fare i giudici: sono terzi? Al merito si è così sostituito il criterio dell’appartenenza correntizia, come dimostrano gli incarichi agli uffici direttivi e semidirettivi (attribuiti in base alla forza delle correnti), le valutazioni di professionalità (promozioni che sfiorano il 100%), i provvedimenti disciplinari: il 95% degli esposti li archivia de plano il procuratore generale di cassazione: un P.M. che giudica anche i giudici! E i giudici ora sarebbero terzi?
E che le carriere siano nelle mani delle correnti lo dicono gli stessi magistrati: nel 2019 il pubblico ministero Nino Di Matteo avvertiva il pericolo delle “correnti” dichiarando che «l’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso».
Parole non molto diverse da quelle espresse nel 2008 dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che definì l’Associazione Nazionale Magistrati una associazione “sovversiva e di stampo mafioso”.
Poco tempo fa il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha detto invece che le persone per bene al referendum votano No e per i SI votano indagati, imputati e massoneria deviata. Parole alle quali ha risposto per le rime il Ministro della Giustizia On. Carlo Nordio che, proprio richiamando le parole del Dr. Di Matteo, ha parlato del C.S.M come di un “sistema paramafioso”.
Oggi, purtroppo, un quesito tecnico-costituzionale è diventato una giungla senza regole. La questione va perciò riportata nei binari della correttezza dialettica e senza tirare in ballo il solito pericolo per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, una garanzia fondamentale che è confermata, e anzi rafforzata, dall’art. 104 Cost., che, se per caso vi fosse qualche dubbio, la riconoscerà espressamente anche ai pubblici ministeri: “ La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”: più chiaro di così! Per assoggettare la magistratura al Governo bisognerebbe rivoltare la Costituzione come un calzino e ci sarebbe una rivolta popolare, con gli avvocati e i docenti universitari in prima fila!
L’A.N.M., pur essendo un’associazione privata, occupa gratuitamente da anni i locali presso la Corte di cassazione ed ha costituito un Comitato politico-elettorale per il NO al referendum, diventando un soggetto politico, che fa propaganda politica. Ma in questo modo sono traditi i fondamenti della democrazia: la Costituzione afferma che il Parlamento approva le leggi e la magistratura le applica. Invece oggi l’A.N.M. interferisce e si oppone al lavoro del Parlamento. Un “ordine” che si è trasformato in “potere” dello Stato, con la magistratura che, invece di applicare le leggi, si inserisce nel processo di formazione, alleandosi con l’opposizione: Montesquieu si rivolterebbe nella tomba. Eppure, i rapporti tra politica e giustizia sono chiari e sono scolpiti nella Costituzione: le leggi sono approvate dal Parlamento, che ne assume la responsabilità politica, e l’”ordine” giudiziario deve limitarsi ad applicarle, salvo sollevare una questione di legittimità costituzionale, sulla quale deciderà la Corte costituzionale.
Quindi alla lettrice perplessa vorrei dire che la politica la fa, già oggi, l’Associazione Nazionale Magistrati, che negli anni ha avuto una mutazione genetica: da semplice sindacato dei magistrati, è diventata un soggetto politico che lotta contro il Parlamento e contro il Governo. L’A.N.M. ha promosso e finanziato il Comitato per il No con due tranche, da 500 mila euro e da 300 mila euro, ma i finanziatori sono ignoti perché l’A.N.M. rifiuta di rivelarli, mentre partiti e candidati devono indicare i loro finanziatori. Ma, i magistrati che ricevono finanziamenti per il loro Comitato domani potrebbero trovarsi a giudicare il loro finanziatore, in palese conflitto di interessi: sono giudici terzi? L‘A.N.M. controlla le carriere dei magistrati ma i cittadini non possono conoscere nemmeno il nome dei magistrati iscritti all’A.N.M., la quale sostiene che, a causa degli «obblighi dovuti alla riservatezza», è impossibile sapere da chi sono composte queste potentissime correnti.In questo modo la magistratura da “ordine” come la chiama la Costituzione, si è trasformata in “potere” ed è poi diventato un “potere correntocratico”, per cui, all’interno del C.S.M., pubblici ministeri e giudici si scambiano, tra loro, i voti sia per le valutazioni di professionalità, sia per le nomine agli uffici direttivi, sia nel procedimento disciplinare. Oggi al C.S.M. le valutazioni di professionalità, le nomine e le sanzioni si applicano con il “manuale Cencelli” e i magistrati vogliono continuare a fare così perché le correnti danno loro l’affidamento che a decidere siano i “compagni di corrente”, mentre il sorteggio rompe questo meccanismo. Ecco perché i magistrati sono contrari. Purtroppo, l’A.N.M. contrasta le legittime scelte del Parlamento, scendendo apertamente nell’agone politico, alla pari di una forza dell’opposizione e attuando così una vera e propria invasione di campo.
Perciò, vorrei rassicurare la lettrice perplessa e vorrei dirle che la presidente Meloni ha manifestato soltanto un dissenso nei confronti di certe sentenze, che è anche il punto di vista di molti cittadini che non condividono alcune sentenze della magistratura, come, da ultima, quella che ha separato i bambini dai genitori della “casa nel bosco”. Insomma, si può dissentire dalle pronunce dei giudici? Spero proprio di sì. E, attenzione, questo non vuol dire volerli assoggettare alla politica! È una libera critica che, in una società democratica, spetta a tutti. Anche alla presidente del Consiglio.
Perciò l’invito è quello di votare ma in modo informato e responsabile.
